Molteplici e penetranti sono le trasformazioni che stanno attraversando l'arena economica globale e che si riverberano sul diritto che ne regola il funzionamento. Benché differenti tra loro, tali sviluppi sembrano accomunati dalla capacità di mettere in discussione alcuni dei principi e dei presupposti teorico-concettuali che nell'arco di quasi mezzo secolo hanno contribuito a definire, in senso sia descrittivo che prescrittivo, la relazione tra poteri pubblici e mercato. A seguito della riarticolazione di alcuni rilevanti «public values», i primi - i poteri pubblici - sono sempre meno inclini a riporre una fiducia incondizionata nella razionalità e nelle istanze veicolate dal secondo - il mercato - e sempre più propensi a sfruttare le proprie prerogative pubblicistiche per ostacolare, più che per favorire, il dispiegamento delle forze di mercato, soprattutto quando queste ultime appaiono in grado di minacciare gli interessi essenziali della sicurezza nazionale latamente intesa. In uno scenario caratterizzato da forti rivalità geopolitiche, da un processo di innovazione tecnologica dal carattere sempre più spesso «disruptive» e da una crescente spinta alla ri-politicizzazione dell'ordine economico - in controtendenza con la separazione di politica ed economia promossa dall'agenda neoliberale e sospinta dal progetto di integrazione (economica) europea -, emerge allora una tendenza di fondo: il rafforzamento dell’intervento pubblico nell’economia a tutela di interessi in senso lato strategici, affidato a una serie di meccanismi e poteri di controllo di investimenti e operazioni di mercato che, per caratteristiche oggettive o soggettive, siano potenzialmente in grado di minacciare o pregiudicare tali interessi. In tempi recenti, complici le molteplici crisi endogene ed esogene che si sono abbattute sull'economia mondiale, tale forma di interferenza pubblica nell'economia ha assunto un'importanza, un'urgenza e una sistematicità tale da giustificare l'emersione e il progressivo consolidamento di un'autonoma funzione amministrativa, definita da una propria materia e caratterizzata da specifiche attribuzioni, finalità e destinatari: la supervisione strategica, esercitata dallo Stato attraverso una serie di penetranti poteri speciali («golden powers») all'interno di una cornice regolatoria europea (Reg. 452/2019 sul controllo degli investimenti esteri diretti per motivi di sicurezza o ordine pubblico) che ne conforma il funzionamento con una serie di principi, criteri e regole. Alla concettualizzazione di tale funzione amministrativa, all'analisi del peso da essa rivestito nel nuovo (ma ancora incerto e nebuloso) ordine giuridico del mercato e al disvelamento delle numerose tensioni ad essa immanenti - che richiedono spesso un difficile bilanciamento tra interessi e valori contrapposti - è dedicato il presente lavoro di ricerca. L'obiettivo dell'indagine è duplice: identificare il «proprium» giuridico della supervisione strategica, anche attraverso un confronto con la funzione regolatoria ad essa attigua, per come affermatasi e consolidatasi nel solco del paradigma dello Stato regolatore; ed esplorare le implicazioni normative e funzionali del processo di europeizzazione del controllo pubblico del mercato esercitato dalle amministrazioni domestiche a tutela di interessi strategici, per verificare se e fino a che punto la disciplina sovranazionale, interpretata evolutivamente alla luce dei macro-obiettivi di policy dell'autonomia strategica aperta e della sicurezza economica europea, rappresenti parte integrante di una complessiva e più ampia metamorfosi della costituzione economica dell'Unione, ponendo le prime basi per una ridefinizione degli obiettivi sostanziali e dei valori fondamentali del progetto di integrazione europea.
La funzione di supervisione strategica nel nuovo ordine giuridico del mercato
GIORGI, ANDREA
2025
Abstract
Molteplici e penetranti sono le trasformazioni che stanno attraversando l'arena economica globale e che si riverberano sul diritto che ne regola il funzionamento. Benché differenti tra loro, tali sviluppi sembrano accomunati dalla capacità di mettere in discussione alcuni dei principi e dei presupposti teorico-concettuali che nell'arco di quasi mezzo secolo hanno contribuito a definire, in senso sia descrittivo che prescrittivo, la relazione tra poteri pubblici e mercato. A seguito della riarticolazione di alcuni rilevanti «public values», i primi - i poteri pubblici - sono sempre meno inclini a riporre una fiducia incondizionata nella razionalità e nelle istanze veicolate dal secondo - il mercato - e sempre più propensi a sfruttare le proprie prerogative pubblicistiche per ostacolare, più che per favorire, il dispiegamento delle forze di mercato, soprattutto quando queste ultime appaiono in grado di minacciare gli interessi essenziali della sicurezza nazionale latamente intesa. In uno scenario caratterizzato da forti rivalità geopolitiche, da un processo di innovazione tecnologica dal carattere sempre più spesso «disruptive» e da una crescente spinta alla ri-politicizzazione dell'ordine economico - in controtendenza con la separazione di politica ed economia promossa dall'agenda neoliberale e sospinta dal progetto di integrazione (economica) europea -, emerge allora una tendenza di fondo: il rafforzamento dell’intervento pubblico nell’economia a tutela di interessi in senso lato strategici, affidato a una serie di meccanismi e poteri di controllo di investimenti e operazioni di mercato che, per caratteristiche oggettive o soggettive, siano potenzialmente in grado di minacciare o pregiudicare tali interessi. In tempi recenti, complici le molteplici crisi endogene ed esogene che si sono abbattute sull'economia mondiale, tale forma di interferenza pubblica nell'economia ha assunto un'importanza, un'urgenza e una sistematicità tale da giustificare l'emersione e il progressivo consolidamento di un'autonoma funzione amministrativa, definita da una propria materia e caratterizzata da specifiche attribuzioni, finalità e destinatari: la supervisione strategica, esercitata dallo Stato attraverso una serie di penetranti poteri speciali («golden powers») all'interno di una cornice regolatoria europea (Reg. 452/2019 sul controllo degli investimenti esteri diretti per motivi di sicurezza o ordine pubblico) che ne conforma il funzionamento con una serie di principi, criteri e regole. Alla concettualizzazione di tale funzione amministrativa, all'analisi del peso da essa rivestito nel nuovo (ma ancora incerto e nebuloso) ordine giuridico del mercato e al disvelamento delle numerose tensioni ad essa immanenti - che richiedono spesso un difficile bilanciamento tra interessi e valori contrapposti - è dedicato il presente lavoro di ricerca. L'obiettivo dell'indagine è duplice: identificare il «proprium» giuridico della supervisione strategica, anche attraverso un confronto con la funzione regolatoria ad essa attigua, per come affermatasi e consolidatasi nel solco del paradigma dello Stato regolatore; ed esplorare le implicazioni normative e funzionali del processo di europeizzazione del controllo pubblico del mercato esercitato dalle amministrazioni domestiche a tutela di interessi strategici, per verificare se e fino a che punto la disciplina sovranazionale, interpretata evolutivamente alla luce dei macro-obiettivi di policy dell'autonomia strategica aperta e della sicurezza economica europea, rappresenti parte integrante di una complessiva e più ampia metamorfosi della costituzione economica dell'Unione, ponendo le prime basi per una ridefinizione degli obiettivi sostanziali e dei valori fondamentali del progetto di integrazione europea.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/362609
URN:NBN:IT:SSSUP-362609