La presente ricerca indaga l’influenza del metateatro pirandelliano sulla scena italiana e statunitense tra gli anni Quaranta e Sessanta del Novecento, con l’obiettivo di individuare modalità, forme e trasformazioni attraverso cui tale eredità si manifesta in contesti storico-culturali differenti. Muovendo dall’analisi di un corpus selezionato di opere di Luigi Pirandello – in particolare la cosiddetta “trilogia del teatro nel teatro” e altri testi centrali per la riflessione sulla rappresentazione scenica – lo studio individua alcuni nuclei teorici fondamentali: la tensione tra realtà e finzione, la crisi dell’identità individuale, la ridefinizione dei rapporti tra attore, personaggio e regia, nonché il ruolo attivo dello spazio scenico e dello spettatore. Su questa base, la ricerca sviluppa un percorso comparativo articolato in due direttrici principali. La prima riguarda il contesto statunitense, in cui l’eredità pirandelliana si intreccia con un sistema teatrale segnato da dinamiche produttive commerciali ma al contempo attraversato da istanze innovative. In tale ambito, l’indagine si concentra su tre casi studio: Thornton Wilder, Tennessee Williams e il Living Theatre. Attraverso l’analisi di opere quali "The Skin of Our Teeth", "The Glass Menagerie" e "Tonight We Improvise", emerge come il metateatro pirandelliano venga rielaborato in forme differenti: dalla costruzione di dispositivi autoriflessivi che interrogano il rapporto tra scena e realtà, fino alla progressiva dissoluzione della distanza tra attori e pubblico, che apre a una concezione dell’evento teatrale come esperienza condivisa e in divenire. La seconda direttrice prende in esame il contesto italiano del secondo dopoguerra, inizialmente caratterizzato da una ricezione limitata e spesso riduttiva dell’opera pirandelliana. In questo quadro, la ricerca individua momenti di svolta significativi nelle regie di Giorgio Strehler, che restituiscono complessità e tensione poetica ai testi dell’autore, e nelle esperienze della neoavanguardia teatrale. In quest'ultimo caso, in particolare, l’analisi si concentra sul lavoro di Carlo Quartucci e Giuliano Scabia, mettendo in luce come il riferimento a Pirandello, mediato anche dall’influenza del Living Theatre, contribuisca alla definizione di una “scena aperta”, in cui il testo perde centralità a favore di un processo creativo collettivo, dinamico e performativo. Un aspetto qualificante della ricerca è rappresentato dall’integrazione tra analisi storico-critica e indagine archivistica. La consultazione di fondi documentari in Italia e negli Stati Uniti – tra cui archivi teatrali, collezioni universitarie e materiali inediti – ha consentito di ricostruire i processi creativi e produttivi alla base delle opere analizzate, offrendo una prospettiva ravvicinata sulle pratiche sceniche e sulle dinamiche di trasmissione e trasformazione dei modelli teatrali. Nel suo complesso, lo studio evidenzia come il metateatro pirandelliano non si configuri come un insieme di soluzioni formali rigidamente codificate, ma come un dispositivo critico e generativo, capace di attraversare contesti diversi e di adattarsi a esigenze espressive eterogenee. Lungi dall’esaurirsi in una stagione storica definita, esso si rivela un punto di snodo fondamentale per comprendere l’evoluzione del teatro novecentesco, contribuendo in modo decisivo alla ridefinizione del rapporto tra scena, testo e spettatore.
L’influenza del metateatro di Luigi Pirandello sulla scena italiana e americana dagli anni Quaranta agli anni Sessanta del Novecento
COMINETTI, ANDREA
2026
Abstract
La presente ricerca indaga l’influenza del metateatro pirandelliano sulla scena italiana e statunitense tra gli anni Quaranta e Sessanta del Novecento, con l’obiettivo di individuare modalità, forme e trasformazioni attraverso cui tale eredità si manifesta in contesti storico-culturali differenti. Muovendo dall’analisi di un corpus selezionato di opere di Luigi Pirandello – in particolare la cosiddetta “trilogia del teatro nel teatro” e altri testi centrali per la riflessione sulla rappresentazione scenica – lo studio individua alcuni nuclei teorici fondamentali: la tensione tra realtà e finzione, la crisi dell’identità individuale, la ridefinizione dei rapporti tra attore, personaggio e regia, nonché il ruolo attivo dello spazio scenico e dello spettatore. Su questa base, la ricerca sviluppa un percorso comparativo articolato in due direttrici principali. La prima riguarda il contesto statunitense, in cui l’eredità pirandelliana si intreccia con un sistema teatrale segnato da dinamiche produttive commerciali ma al contempo attraversato da istanze innovative. In tale ambito, l’indagine si concentra su tre casi studio: Thornton Wilder, Tennessee Williams e il Living Theatre. Attraverso l’analisi di opere quali "The Skin of Our Teeth", "The Glass Menagerie" e "Tonight We Improvise", emerge come il metateatro pirandelliano venga rielaborato in forme differenti: dalla costruzione di dispositivi autoriflessivi che interrogano il rapporto tra scena e realtà, fino alla progressiva dissoluzione della distanza tra attori e pubblico, che apre a una concezione dell’evento teatrale come esperienza condivisa e in divenire. La seconda direttrice prende in esame il contesto italiano del secondo dopoguerra, inizialmente caratterizzato da una ricezione limitata e spesso riduttiva dell’opera pirandelliana. In questo quadro, la ricerca individua momenti di svolta significativi nelle regie di Giorgio Strehler, che restituiscono complessità e tensione poetica ai testi dell’autore, e nelle esperienze della neoavanguardia teatrale. In quest'ultimo caso, in particolare, l’analisi si concentra sul lavoro di Carlo Quartucci e Giuliano Scabia, mettendo in luce come il riferimento a Pirandello, mediato anche dall’influenza del Living Theatre, contribuisca alla definizione di una “scena aperta”, in cui il testo perde centralità a favore di un processo creativo collettivo, dinamico e performativo. Un aspetto qualificante della ricerca è rappresentato dall’integrazione tra analisi storico-critica e indagine archivistica. La consultazione di fondi documentari in Italia e negli Stati Uniti – tra cui archivi teatrali, collezioni universitarie e materiali inediti – ha consentito di ricostruire i processi creativi e produttivi alla base delle opere analizzate, offrendo una prospettiva ravvicinata sulle pratiche sceniche e sulle dinamiche di trasmissione e trasformazione dei modelli teatrali. Nel suo complesso, lo studio evidenzia come il metateatro pirandelliano non si configuri come un insieme di soluzioni formali rigidamente codificate, ma come un dispositivo critico e generativo, capace di attraversare contesti diversi e di adattarsi a esigenze espressive eterogenee. Lungi dall’esaurirsi in una stagione storica definita, esso si rivela un punto di snodo fondamentale per comprendere l’evoluzione del teatro novecentesco, contribuendo in modo decisivo alla ridefinizione del rapporto tra scena, testo e spettatore.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/364378
URN:NBN:IT:UNIVR-364378