Spatial justice involves the organization and management of space and the distribution of resources in an equitable way, with the goal of addressing the structural inequalities that shape urban life. Adopting a spatial justice perspective means critically questioning urban transformation processes, the power relations that underpin them, and the ways in which local communities are included, or excluded, from decision-making. Within this framework, the Social Impact Assessment (SIA) – conceived as the process of analyzing, monitoring, and managing the social changes generated by planned interventions – emerges as a potentially transformative tool. Freed from a purely technical or functionalist use, SIA can be rethought as a situated and political practice, capable of guiding urban planning toward more just, inclusive, and participatory forms. This research explores the potential of SIA as a tool to prevent exclusion and gentrification in urban regeneration projects. The selected case study is the Città Studi neighborhood in Milan, the site of a significant transformation project led by the University of Milan, which involves relocating its scientific departments to the former Expo area (MIND - Milan Innovation District). This intervention represents a paradigmatic example of the growing role of universities in contemporary urban processes—not only as knowledge producers, but also as political and economic actors. The study investigates how decision-making processes in urban regeneration are structured, whether and how spatial and social impact assessments are implemented, which communities are involved or excluded, and what role planning tools play in fostering grassroots participation. Special attention is given to the ambivalent role of the university—as both a potential agent of change and a driver of urban inequality. Adopting a feminist and decolonial perspective, the research calls for a paradigm shift toward an insurgent form of planning, where evaluation is not merely technical, but becomes a space of conflict, co-creation, and radical imagination. SIA is proposed as a situated epistemological practice rooted in the knowledge of those who inhabit and transform the city, and as a means of recognizing and confronting the power dynamics embedded in urban space. In this context, the research asks how we, as researchers and planning professionals, can act ethically, construct genuinely just urban regeneration processes, and bridge the gap between theory and practice, between transformative visions and concrete urban realities.

La giustizia spaziale implica l’organizzazione e la gestione dello spazio e la distribuzione delle risorse in modo equo, con l’obiettivo di affrontare le disuguaglianze strutturali che attraversano le città. Adottare un approccio orientato alla giustizia spaziale significa interrogare criticamente i processi di trasformazione urbana, le relazioni di potere che li strutturano e le modalità con cui vengono coinvolte, o escluse, le comunità locali. In questo quadro, la valutazione di Impatto Sociale (VIS) – intesa come processo di analisi, monitoraggio e gestione dei cambiamenti sociali derivanti da interventi pianificati – si configura come uno strumento potenzialmente trasformativo. Se liberata da un uso puramente tecnico e funzionalista, la VIS può essere ripensata come pratica situata e politica, capace di orientare la pianificazione verso forme più giuste, partecipate e inclusive. La ricerca esplora il potenziale della VIS come dispositivo per prevenire fenomeni di esclusione e gentrificazione nei progetti di rigenerazione urbana. Il caso studio scelto è il quartiere Città Studi di Milano, interessato da un importante intervento di trasformazione urbana promosso dall’Università degli Studi di Milano, legato al trasferimento dei dipartimenti scientifici nell’area ex Expo (progetto MIND). Tale progetto rappresenta un esempio paradigmatico del ruolo crescente dell’università nei processi urbani contemporanei, non solo come luogo di produzione di sapere, ma come attore politico ed economico. La ricerca si propone di analizzare come vengono strutturati i processi decisionali nel campo della rigenerazione urbana, se e come vengano implementati strumenti di monitoraggio e valutazione dell’impatto sociale e spaziale, quali soggetti vengano coinvolti o esclusi, e quale funzione svolgano gli strumenti della pianificazione nel favorire la partecipazione dal basso. Particolare attenzione viene posta al ruolo dell’università come potenziale agente di cambiamento, ma anche come attore ambivalente, capace di generare trasformazioni urbane sia emancipatorie che escludenti. Attraverso un approccio femminista e decoloniale, la ricerca propone un cambiamento di paradigma verso una forma insorgente di pianificazione, in cui la valutazione non è solo uno strumento tecnico, ma uno spazio di conflitto, co-creazione e immaginazione radicale. La VIS viene quindi intesa come pratica epistemologicamente situata, fondata sui saperi delle comunità che abitano i territori e sul riconoscimento dei rapporti di potere che attraversano la città. In questo contesto, la ricerca si interroga su come, in quanto ricercatrici e professioniste della pianificazione, sia possibile agire in modo etico, costruire percorsi realmente giusti nella rigenerazione urbana e colmare il divario tra teoria e pratica, tra visione trasformativa e realtà operativa.

Valutare la giustizia spaziale nei processi di rigenerazione urbana. La valutazione di impatto sociale come strumento di insorgenza (italiano)

D'ANTONIO, GIULIA
2026

Abstract

Spatial justice involves the organization and management of space and the distribution of resources in an equitable way, with the goal of addressing the structural inequalities that shape urban life. Adopting a spatial justice perspective means critically questioning urban transformation processes, the power relations that underpin them, and the ways in which local communities are included, or excluded, from decision-making. Within this framework, the Social Impact Assessment (SIA) – conceived as the process of analyzing, monitoring, and managing the social changes generated by planned interventions – emerges as a potentially transformative tool. Freed from a purely technical or functionalist use, SIA can be rethought as a situated and political practice, capable of guiding urban planning toward more just, inclusive, and participatory forms. This research explores the potential of SIA as a tool to prevent exclusion and gentrification in urban regeneration projects. The selected case study is the Città Studi neighborhood in Milan, the site of a significant transformation project led by the University of Milan, which involves relocating its scientific departments to the former Expo area (MIND - Milan Innovation District). This intervention represents a paradigmatic example of the growing role of universities in contemporary urban processes—not only as knowledge producers, but also as political and economic actors. The study investigates how decision-making processes in urban regeneration are structured, whether and how spatial and social impact assessments are implemented, which communities are involved or excluded, and what role planning tools play in fostering grassroots participation. Special attention is given to the ambivalent role of the university—as both a potential agent of change and a driver of urban inequality. Adopting a feminist and decolonial perspective, the research calls for a paradigm shift toward an insurgent form of planning, where evaluation is not merely technical, but becomes a space of conflict, co-creation, and radical imagination. SIA is proposed as a situated epistemological practice rooted in the knowledge of those who inhabit and transform the city, and as a means of recognizing and confronting the power dynamics embedded in urban space. In this context, the research asks how we, as researchers and planning professionals, can act ethically, construct genuinely just urban regeneration processes, and bridge the gap between theory and practice, between transformative visions and concrete urban realities.
29-apr-2026
Italiano
La giustizia spaziale implica l’organizzazione e la gestione dello spazio e la distribuzione delle risorse in modo equo, con l’obiettivo di affrontare le disuguaglianze strutturali che attraversano le città. Adottare un approccio orientato alla giustizia spaziale significa interrogare criticamente i processi di trasformazione urbana, le relazioni di potere che li strutturano e le modalità con cui vengono coinvolte, o escluse, le comunità locali. In questo quadro, la valutazione di Impatto Sociale (VIS) – intesa come processo di analisi, monitoraggio e gestione dei cambiamenti sociali derivanti da interventi pianificati – si configura come uno strumento potenzialmente trasformativo. Se liberata da un uso puramente tecnico e funzionalista, la VIS può essere ripensata come pratica situata e politica, capace di orientare la pianificazione verso forme più giuste, partecipate e inclusive. La ricerca esplora il potenziale della VIS come dispositivo per prevenire fenomeni di esclusione e gentrificazione nei progetti di rigenerazione urbana. Il caso studio scelto è il quartiere Città Studi di Milano, interessato da un importante intervento di trasformazione urbana promosso dall’Università degli Studi di Milano, legato al trasferimento dei dipartimenti scientifici nell’area ex Expo (progetto MIND). Tale progetto rappresenta un esempio paradigmatico del ruolo crescente dell’università nei processi urbani contemporanei, non solo come luogo di produzione di sapere, ma come attore politico ed economico. La ricerca si propone di analizzare come vengono strutturati i processi decisionali nel campo della rigenerazione urbana, se e come vengano implementati strumenti di monitoraggio e valutazione dell’impatto sociale e spaziale, quali soggetti vengano coinvolti o esclusi, e quale funzione svolgano gli strumenti della pianificazione nel favorire la partecipazione dal basso. Particolare attenzione viene posta al ruolo dell’università come potenziale agente di cambiamento, ma anche come attore ambivalente, capace di generare trasformazioni urbane sia emancipatorie che escludenti. Attraverso un approccio femminista e decoloniale, la ricerca propone un cambiamento di paradigma verso una forma insorgente di pianificazione, in cui la valutazione non è solo uno strumento tecnico, ma uno spazio di conflitto, co-creazione e immaginazione radicale. La VIS viene quindi intesa come pratica epistemologicamente situata, fondata sui saperi delle comunità che abitano i territori e sul riconoscimento dei rapporti di potere che attraversano la città. In questo contesto, la ricerca si interroga su come, in quanto ricercatrici e professioniste della pianificazione, sia possibile agire in modo etico, costruire percorsi realmente giusti nella rigenerazione urbana e colmare il divario tra teoria e pratica, tra visione trasformativa e realtà operativa.
BOFFI, MARCO
DAMIANI, ERNESTO
Università degli Studi di Milano
264
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/365292
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIMI-365292