La tesi analizza la restituzione come forma di riparazione nel diritto internazionale, indagandone la configurazione giuridica attraverso una pluralità di regimi normativi. Muovendo dalla ricostruzione storica dell'istituto, l'indagine esamina il ruolo della restituzione nel regime di responsabilità degli Stati, con particolare attenzione all'art. 35 del Progetto ARSIWA e alla giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia a partire dalla sentenza sul caso delle Officine di Chorzów resa dalla Corte Permanente di Giustizia Internazionale. L'analisi si estende poi al diritto internazionale dei diritti umani, ove la restituzione assume connotati funzionalmente orientati alla tutela dell'individuo, e al diritto penale internazionale, nel quale la presenza di un reo persona fisica e la natura di massa dei crimini ne condizionano profondamente l'operatività pratica. L'ultimo ambito di indagine concerne la restituzione nel quadro del contrasto alla criminalità transnazionale e, in particolare, il recupero e la destinazione dei beni confiscati ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC). La ricerca evidenzia come, pur godendo di un formale primato gerarchico nel sistema delle riparazioni, la restituzione sia nella prassi frequentemente marginalizzata, cedendo il passo a forme compensative o dichiarative. Emerge al contempo una tendenza evolutiva verso una concezione victim-oriented della restituzione, specie nell'asset recovery, ove crescente rilievo assumono meccanismi di destinazione dei beni confiscati a diretto vantaggio delle popolazioni lese.

La restituzione come forma di riparazione delle vittime nel diritto internazionale

IMPERLINO, GIUSEPPE NICCOLO
2026

Abstract

La tesi analizza la restituzione come forma di riparazione nel diritto internazionale, indagandone la configurazione giuridica attraverso una pluralità di regimi normativi. Muovendo dalla ricostruzione storica dell'istituto, l'indagine esamina il ruolo della restituzione nel regime di responsabilità degli Stati, con particolare attenzione all'art. 35 del Progetto ARSIWA e alla giurisprudenza della Corte internazionale di giustizia a partire dalla sentenza sul caso delle Officine di Chorzów resa dalla Corte Permanente di Giustizia Internazionale. L'analisi si estende poi al diritto internazionale dei diritti umani, ove la restituzione assume connotati funzionalmente orientati alla tutela dell'individuo, e al diritto penale internazionale, nel quale la presenza di un reo persona fisica e la natura di massa dei crimini ne condizionano profondamente l'operatività pratica. L'ultimo ambito di indagine concerne la restituzione nel quadro del contrasto alla criminalità transnazionale e, in particolare, il recupero e la destinazione dei beni confiscati ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC). La ricerca evidenzia come, pur godendo di un formale primato gerarchico nel sistema delle riparazioni, la restituzione sia nella prassi frequentemente marginalizzata, cedendo il passo a forme compensative o dichiarative. Emerge al contempo una tendenza evolutiva verso una concezione victim-oriented della restituzione, specie nell'asset recovery, ove crescente rilievo assumono meccanismi di destinazione dei beni confiscati a diretto vantaggio delle popolazioni lese.
14-mag-2026
Italiano
VIRZO, Roberto
PERRINI, FRANCESCA
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/368096
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-368096