La presente ricerca si colloca all’intersezione tra psicologia clinica, gender studies e approcci critici alla salute mentale, con l’obiettivo di indagare i Disturbi dell’Alimentazione (DA) nelle soggettività LGBTQIA+ e i fattori di rischio ad essi associati. Muovendo dalla letteratura che documenta una maggiore prevalenza di DA nella popolazione LGBTQIA+ rispetto ai pari ciseterosessuali, lo studio adotta un impianto teorico femminista, queer e intersezionale per interrogare il ruolo delle norme socio-culturali, delle costruzioni di genere e dei dispositivi di potere nella produzione dei vissuti psicocorporei e delle forme di sofferenza legate al corpo. La ricerca intende inoltre contribuire alla costruzione di strumenti epistemologicamente coerenti e clinicamente sensibili alle esperienze incarnate delle persone appartenenti a gruppi sessuali minorizzati. Il disegno metodologico si fonda su un paradigma partecipativo e comunitario che, avvalendosi dell’utilizzo di mixed methods, si articola in due studi distinti e complementari: Il primo, di natura quantitativo, ha previsto la somministrazione di un questionario composto dall’EAT-26 e da un’Anagrafica Ampia Intersezionale co-costruita, volto a rilevare la prevalenza di comportamenti alimentari disfunzionali nella popolazione generale. Il secondo studio, di natura qualitativa, ha approfondito i significati e le funzioni soggettive del sintomo alimentare attraverso 22 interviste semi-strutturate rivolte a persone LGBTQIA+ con esperienze di DA clinici o subclinici, attuali o passate. I risultati hanno mostrato una maggiore prevalenza di esperienze conflittuali con il cibo e con il corpo tra le persone LGBTQIA+ (62,1%) rispetto al campione ciseterosessuale (48,3%). In particolare, il gruppo “prevalentemente o più eterosessuale” ha riportato il più alto tasso di Disturbi dell’Alimentazione attuali (22,2%), suggerendo che l’ambiguità identitaria e l’invisibilizzazione possano rappresentare fattori di rischio, in linea con la Teoria del Minority Stress. L’analisi delle interviste, mediante Analisi Tematica Riflessiva (Braun & Clarke, 2006), ha permesso di generare quattro temi principali: (1) percorsi di sviluppo identitario in una società ciseteronormativa; (2) il corpo tra consapevolezza identitaria e inadeguatezza; (3) il disturbo alimentare come strategia di sopravvivenza; (4) risorse e proposte per un nuovo approccio alla cura. Nel complesso, i risultati delineano i DA non solo come esiti psicopatologici, ma come risposte adattive e discorsivamente situate rispetto a contesti di invalidazione e oppressione sistemica, inscritti in dinamiche biopolitiche che attraversano corpo, identità e appartenenza. L’invalidazione del sé e la difficoltà di esperire riconoscimento sociale emergono come variabili esplicative centrali, suggerendo la necessità di modelli diagnostici e terapeutici culturalmente competenti e affermativi capaci di integrare dimensioni identitarie, corporee e sociopolitiche nella comprensione e nel trattamento dei DA.

L’Invalidazione identitaria. I Disturbi dell'Alimentazione nelle Soggettività LGBTQIA+.

ALTIERI, ROSA CLAUDIA
2026

Abstract

La presente ricerca si colloca all’intersezione tra psicologia clinica, gender studies e approcci critici alla salute mentale, con l’obiettivo di indagare i Disturbi dell’Alimentazione (DA) nelle soggettività LGBTQIA+ e i fattori di rischio ad essi associati. Muovendo dalla letteratura che documenta una maggiore prevalenza di DA nella popolazione LGBTQIA+ rispetto ai pari ciseterosessuali, lo studio adotta un impianto teorico femminista, queer e intersezionale per interrogare il ruolo delle norme socio-culturali, delle costruzioni di genere e dei dispositivi di potere nella produzione dei vissuti psicocorporei e delle forme di sofferenza legate al corpo. La ricerca intende inoltre contribuire alla costruzione di strumenti epistemologicamente coerenti e clinicamente sensibili alle esperienze incarnate delle persone appartenenti a gruppi sessuali minorizzati. Il disegno metodologico si fonda su un paradigma partecipativo e comunitario che, avvalendosi dell’utilizzo di mixed methods, si articola in due studi distinti e complementari: Il primo, di natura quantitativo, ha previsto la somministrazione di un questionario composto dall’EAT-26 e da un’Anagrafica Ampia Intersezionale co-costruita, volto a rilevare la prevalenza di comportamenti alimentari disfunzionali nella popolazione generale. Il secondo studio, di natura qualitativa, ha approfondito i significati e le funzioni soggettive del sintomo alimentare attraverso 22 interviste semi-strutturate rivolte a persone LGBTQIA+ con esperienze di DA clinici o subclinici, attuali o passate. I risultati hanno mostrato una maggiore prevalenza di esperienze conflittuali con il cibo e con il corpo tra le persone LGBTQIA+ (62,1%) rispetto al campione ciseterosessuale (48,3%). In particolare, il gruppo “prevalentemente o più eterosessuale” ha riportato il più alto tasso di Disturbi dell’Alimentazione attuali (22,2%), suggerendo che l’ambiguità identitaria e l’invisibilizzazione possano rappresentare fattori di rischio, in linea con la Teoria del Minority Stress. L’analisi delle interviste, mediante Analisi Tematica Riflessiva (Braun & Clarke, 2006), ha permesso di generare quattro temi principali: (1) percorsi di sviluppo identitario in una società ciseteronormativa; (2) il corpo tra consapevolezza identitaria e inadeguatezza; (3) il disturbo alimentare come strategia di sopravvivenza; (4) risorse e proposte per un nuovo approccio alla cura. Nel complesso, i risultati delineano i DA non solo come esiti psicopatologici, ma come risposte adattive e discorsivamente situate rispetto a contesti di invalidazione e oppressione sistemica, inscritti in dinamiche biopolitiche che attraversano corpo, identità e appartenenza. L’invalidazione del sé e la difficoltà di esperire riconoscimento sociale emergono come variabili esplicative centrali, suggerendo la necessità di modelli diagnostici e terapeutici culturalmente competenti e affermativi capaci di integrare dimensioni identitarie, corporee e sociopolitiche nella comprensione e nel trattamento dei DA.
10-feb-2026
Italiano
LGBTQIA+; Disturbi Alimentari; Intersezionalità
PONZIO, IULIA
TAURINO, Alessandro
RECCHIA LUCIANI, Francesca Romana
LIGORIO, Maria Beatrice
Università degli studi di Bari
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/368633
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBA-368633