Negli ultimi anni, in Italia, si è registrato un incremento significativo delle situazioni di disagio sociale, in particolare tra minori e giovani. Nel 2022 oltre 132.000 persone dipendenti sono state prese in carico dai Servizi Pubblici per le Dipendenze (Ministero della Salute, 2023), mentre le conseguenze della pandemia hanno ulteriormente accentuato isolamento e fragilità relazionali (Barba & D'Ambrosio, 2021). Al 31 dicembre 2024 si contano 18.625 minori stranieri non accompagnati e quasi 7.000 reati contro minori registrati nel 2023 (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2024; Terre des Hommes); parallelamente cresce il numero di gruppi giovanili presi in carico dagli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni dal 2021 (Savona, Dugato & Villa, 2022). Solo nel 2022, 16.382 minori sono stati accolti in famiglie affidatarie e 18.081 in comunità residenziali (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2024). In questo scenario, il ruolo degli educatori e degli operatori sociali si rivela cruciale, ma esposto ad elevati rischi di burnout (Cosentino et. al, 2020), alimentati da ambiguità di ruolo (Caplan & Jones, 1975), carichi di lavoro e risorse limitate (Whitaker, Weismiller & Clark, 2006). Numerose ricerche mostrano come pratiche artistiche e non verbali possano favorire l’elaborazione emotiva, la costruzione di legami e il benessere nei contesti di cura (Reed et al., 2020). In questa prospettiva, approcci come la Community Music (Higgins, 2012), la musicoterapia (Pavlicevic & Ansdell, 2004) e le pedagogie musicali attive offrono cornici operative centrate sulla relazione, sull’inclusione e sull’espressività corporea e sonora. Il paradigma dell’Universal Design for Learning (Rose & Meyer, 2002) contribuisce inoltre a orientare interventi musicali accessibili e adattabili nei servizi socioeducativi. La ricerca desidera esplorare l’impatto di training musicali rivolti a educatori e operatori sociali, finalizzati a creare spazi di condivisione, co-costruzione progettuale e sviluppo di nuove competenze comunicative, con l’obiettivo di incrementare benessere, senso di efficacia e riduzione dello stress professionale, offrendo al contempo ai beneficiari nuove occasioni di espressione e aggancio educativo. La prima fase ha previsto un’analisi dei bisogni di educatori e operatori sociali mediante la somministrazione di un questionario a risposta aperta, finalizzato a rilevare vissuti emotivi, strategie comunicative, criticità percepite e risorse attivate nella relazione di cura. L’analisi qualitativa dei contenuti ha permesso di individuare bisogni formativi ricorrenti, nuclei tematici e aree di fragilità professionale. A partire da questi presupposti, è stato costruito un training musicale rivolto ad educatori e operatori di comunità residenziali e ad educatori impegnati nei servizi di animazione territoriale ed animazione di strada. Il percorso formativo ha integrato attività pratiche, improvvisazione sonora, esercizi corporei e spazi di riflessione, con l’obiettivo di potenziare competenze relazionali e comunicative. Parallelamente, in collaborazione con i professionisti coinvolti, sono stati progettati laboratori musicali per minori, utenti dei servizi considerati, calibrati sulle specifiche esigenze dei tre contesti di indagine. La fase valutativa ha previsto un approccio a metodi misti, tramite la raccolta di dati qualitativi e quantitativi: focus group, questionari pre e post-intervento, interviste semi-strutturate, rubriche osservative e ulteriori materiali qualitativi emersi durante il percorso. L'integrazione di tali strumenti ha permesso di esplorare in profondità il processo trasformativo generato dal training, monitorare cambiamenti percepiti dagli educatori e dagli utenti, osservare dinamiche relazionali nei gruppi di minori e valutare la ricaduta dell’intervento sulla qualità delle interazioni educative e sul benessere percepito.
LA MUSICA NELLA RELAZIONE DI CURA Le attività musicali come risorsa nei contesti socioeducativi
patronella, chiara
2026
Abstract
Negli ultimi anni, in Italia, si è registrato un incremento significativo delle situazioni di disagio sociale, in particolare tra minori e giovani. Nel 2022 oltre 132.000 persone dipendenti sono state prese in carico dai Servizi Pubblici per le Dipendenze (Ministero della Salute, 2023), mentre le conseguenze della pandemia hanno ulteriormente accentuato isolamento e fragilità relazionali (Barba & D'Ambrosio, 2021). Al 31 dicembre 2024 si contano 18.625 minori stranieri non accompagnati e quasi 7.000 reati contro minori registrati nel 2023 (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2024; Terre des Hommes); parallelamente cresce il numero di gruppi giovanili presi in carico dagli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni dal 2021 (Savona, Dugato & Villa, 2022). Solo nel 2022, 16.382 minori sono stati accolti in famiglie affidatarie e 18.081 in comunità residenziali (Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2024). In questo scenario, il ruolo degli educatori e degli operatori sociali si rivela cruciale, ma esposto ad elevati rischi di burnout (Cosentino et. al, 2020), alimentati da ambiguità di ruolo (Caplan & Jones, 1975), carichi di lavoro e risorse limitate (Whitaker, Weismiller & Clark, 2006). Numerose ricerche mostrano come pratiche artistiche e non verbali possano favorire l’elaborazione emotiva, la costruzione di legami e il benessere nei contesti di cura (Reed et al., 2020). In questa prospettiva, approcci come la Community Music (Higgins, 2012), la musicoterapia (Pavlicevic & Ansdell, 2004) e le pedagogie musicali attive offrono cornici operative centrate sulla relazione, sull’inclusione e sull’espressività corporea e sonora. Il paradigma dell’Universal Design for Learning (Rose & Meyer, 2002) contribuisce inoltre a orientare interventi musicali accessibili e adattabili nei servizi socioeducativi. La ricerca desidera esplorare l’impatto di training musicali rivolti a educatori e operatori sociali, finalizzati a creare spazi di condivisione, co-costruzione progettuale e sviluppo di nuove competenze comunicative, con l’obiettivo di incrementare benessere, senso di efficacia e riduzione dello stress professionale, offrendo al contempo ai beneficiari nuove occasioni di espressione e aggancio educativo. La prima fase ha previsto un’analisi dei bisogni di educatori e operatori sociali mediante la somministrazione di un questionario a risposta aperta, finalizzato a rilevare vissuti emotivi, strategie comunicative, criticità percepite e risorse attivate nella relazione di cura. L’analisi qualitativa dei contenuti ha permesso di individuare bisogni formativi ricorrenti, nuclei tematici e aree di fragilità professionale. A partire da questi presupposti, è stato costruito un training musicale rivolto ad educatori e operatori di comunità residenziali e ad educatori impegnati nei servizi di animazione territoriale ed animazione di strada. Il percorso formativo ha integrato attività pratiche, improvvisazione sonora, esercizi corporei e spazi di riflessione, con l’obiettivo di potenziare competenze relazionali e comunicative. Parallelamente, in collaborazione con i professionisti coinvolti, sono stati progettati laboratori musicali per minori, utenti dei servizi considerati, calibrati sulle specifiche esigenze dei tre contesti di indagine. La fase valutativa ha previsto un approccio a metodi misti, tramite la raccolta di dati qualitativi e quantitativi: focus group, questionari pre e post-intervento, interviste semi-strutturate, rubriche osservative e ulteriori materiali qualitativi emersi durante il percorso. L'integrazione di tali strumenti ha permesso di esplorare in profondità il processo trasformativo generato dal training, monitorare cambiamenti percepiti dagli educatori e dagli utenti, osservare dinamiche relazionali nei gruppi di minori e valutare la ricaduta dell’intervento sulla qualità delle interazioni educative e sul benessere percepito.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/373807
URN:NBN:IT:UNIPD-373807