Questa tesi ha come obiettivi lo studio sistematico delle attestazioni di stucchi di decorazione architettonica nelle aree mesopotamica e iranica (fig. A) del periodo proto-abbaside (750-850 ca.) e, come da sottotitolo, la disamina dettagliata del corpus inedito degli stucchi abbasidi rinvenuti nel corso delle indagini della Missione Archeologica Italiana dell’IsMEO diretta da Umberto Scerrato nella moschea del venerdì di Isfahan (1973-1977). Per la presentazione di questo lavoro si è deciso di suddividere l’elaborato finale in due Parti distinte delle quali la prima (Parte I), dedicata all’indagine del panorama decorativo-architettonico del periodo menzionato, costituisce un passaggio fondamentale per la comprensione soprattutto delle dinamiche di sviluppo e diffusione di quella che si è indicata come una vera e propria koinè decorativa. La Parte I costituisce inoltre una necessaria introduzione all’argomento della Parte II, dedicata allo studio del corpus degli stucchi rinvenuti a Isfahan. Nella Parte II, grazie alla possibilità dello studio autoptico dei frammenti di quest’ultimo, è stato possibile operare un’analisi particolareggiata degli stucchi delle fasi abbasidi della moschea del venerdì di Isfahan. Le due Parti, dunque, costituiscono una dissertazione unitaria che approccia l’argomento della decorazione in stucco di età proto-abbaside, in primo luogo da un punto di vista complessivo e poi approfondendo un caso studio di particolare rilevanza. Nel dettaglio, la Parte I, dedicata allo studio dello stucco di periodo proto-abbaside (750-850 ca.) in ambito mesopotamico-iranico, è articolata in cinque capitoli. Il primo capitolo è un’introduzione al tema dello stucco, in particolare riguardo allo stato dell’arte nell’ambito di ricerca dell’archeologia e storia dell’arte islamica. Nel secondo capitolo sono presentati i caratteri generali – sia tecnico-produttivi che iconografico-formali – della produzione in stucco di epoca proto-abbaside identificata attraverso l’uso di elementi e schemi distributivi ricorrenti improntati 11 a quello che si è qui definito ‘stile miniaturistico’. Questo capitolo costituisce una sorta di ‘glossario’, imprescindibile riferimento per i capitoli successivi, dedicati alla disamina delle testimonianze materiali del periodo 750-850 ca. Il terzo capitolo, infatti, prendendo innanzitutto in esame alcuni siti di datazione tardo-omayyade e, in secondo luogo, le manifestazioni del periodo di transizione fra epoca omayyade ed epoca abbaside, costituisce un tentativo di ricostruzione delle possibili origini del linguaggio decorativo ‘miniaturistico’. Il quarto capitolo rappresenta il nucleo fondamentale della Parte I in quanto si occupa dei ritrovamenti di stucchi di epoca proto-abbaside (750-850 ca.). I siti presi in esame sono organizzati secondo un criterio territoriale a partire da quelli più occidentali. Si noterà che tre dei siti considerati in questo capitolo (alMadaʿin/Salman Pak, Hira e Madinat al-Far) sono affrontati anche nel capitolo precedente in quanto l’attribuzione cronologica dei reperti, riconducibile a diverse fasi edilizie, colloca questi ultimi dall’età tardo-omayyade o di transizione fra epoca omayyade e epoca abbaside sino all’epoca proto-abbaside, fornendo peraltro utili informazioni in merito allo sviluppo diacronico locale dello ‘stile miniaturistico’. Nel quinto capitolo sono presentate le considerazioni finali relative alla Parte I. In particolare le informazioni desunte dalla disamina dei singoli casi-studio vengono poste in relazione al contesto storico proto-abbaside, gettando le basi per una nuova interpretazione dello sviluppo e diffusione su larga scala della koinè ‘miniaturistica’. È stata inoltre sviluppata una Appendice in cui si esaminano e interpretano alcune manifestazioni tardive dello ‘stile miniaturistico’ che permettono delle riflessioni sulla continuità e sviluppo di questo linguaggio decorativo prettamente proto-abbaside nel periodo medio-abbaside, fra l’850 e il 1050 ca. La Parte II, dedicata allo studio degli stucchi abbasidi rinvenuti a seguito degli scavi condotti dalla Missione Archeologica Italiana nella moschea del venerdì di Isfahan, è articolata in quattro capitoli. 12 Nel primo capitolo si forniscono una breve introduzione storica della città di Isfahan e una descrizione delle fasi architettoniche relative alla moschea del venerdì. Nel secondo capitolo viene affrontato lo studio degli stucchi della prima moschea abbaside (767) rinvenuti in situ a rivestimento della parete qiblī e del miḥrāb durante gli scavi, per i quali viene qui proposta una scansione temporale, suggerendo la presenza di due fasi decorative dell’edificio. Nel terzo capitolo è presentato il corpus dei frammenti di stucco reperiti non in situ e pertinenti ai contesti archeologici delle prime due moschee abbasidi (767 e 840- 41), i quali sono stati schedati (database ACCESS) e organizzati secondo tipologie basate sugli aspetti tecnico-produttivi e iconografici. Si segnala, al proposito, che, sia per soddisfare gli accordi stabiliti con la controparte iraniana sia allo scopo di far confluire il database nell’archivio digitale in lingua inglese prodotto dal progetto ADAMJI (Archivio Digitale Archeologico Masjid-i Jumʿa, Isfahan) e destinato alla catalogazione di tutti i materiali di scavo, impostazione e compilazione delle schede dei motivi e dei reperti sono in lingua inglese. Il quarto capitolo contiene le note conclusive relative allo studio del corpus degli stucchi di Isfahan: oltre all’attribuzione cronologica dei vari tipi classificati nel terzo capitolo, vengono avanzate alcune considerazioni in merito allo sviluppo diacronico dell’artigianato dello stucco nel cantiere della moschea di Isfahan, da un punto di vista sia tecnico e tecnologico, sia estetico. A conclusione della tesi vengono ripresi in esame i risultati ottenuti nelle due Parti, ponendo in relazione l’interpretazione fornita nella Parte I con le conclusioni della Parte II, desunte dal dato archeologico offerto dal caso studio della moschea di Isfahan. * * * I miei più sentiti ringraziamenti vanno innanzitutto al mio supervisore, la professoressa Maria Vittoria Fontana (Sapienza Università di Roma) e al mio cotutor, il professor Bruno Genito (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”), già 13 membri della Missione Archeologica Italiana che operò nella moschea del venerdì di Isfahan negli anni ’70 del secolo scorso, per avermi incaricato dello studio di questi materiali inediti di estremo interesse (si veda Parte II); alla prof. M.V. Fontana va inoltre tutta la mia riconoscenza per il continuo e fondamentale sostegno fornitomi durante questi anni di dottorato. Ringrazio nello specifico il prof. Bruno Genito, Direttore del progetto ADAMJI (Isfahan), per avermi fornito la documentazione necessaria e per aver reso possibile, tramite gli accordi con la controparte iraniana, lo studio degli stucchi in loco. Desidero ringraziare inoltre la dr.ssa Fariba Saiedi Anaraki, co-direttrice del progetto ADAMJI (Isfahan), per l’aiuto e l’assistenza fornitimi durante il periodo di ricerca svolto a Isfahan nel maggio 2019. Un sincero ringraziamento va alla dr.ssa Martina Müller-Wiener, vicedirettrice del Museum für Islamische Kunst di Berlino per aver acconsentito a sostenere e supervisionare il progetto di ricerca finanziato dal DAAD svolto da chi scrive nel 2019 per lo studio dei materiali inediti di Salman Pak conservati nel museo, confluito nell’elaborato della Parte I di questa tesi. Allo stesso modo un grande ringraziamento va al Dr. Jens Kröger, curatore emerito dello stesso museo, per il suo sostegno e i fondamentali consigli fornitimi sia durante il periodo di studio trascorso a Berlino sia nei mesi successivi. Ringrazio inoltre il prof. Claus Peter Haase, già direttore del Museum für Islamische Kunst, per i numerosi suggerimenti e per aver condiviso interessanti informazioni inedite relative al sito di Madinat alFar da lui indagato. Ancora per il conseguimento di risultati confluiti nella Parte I della tesi ringrazio la dr.ssa Francesca Leoni, curatrice della sezione islamica dell’Ashmolean Museum di Oxford, per avermi permesso l’utilizzo del materiale fotografico relativo agli stucchi di Hira e per la sua assistenza durante la visita condotta nei depositi del museo nel febbraio 2020; per avermi permesso l’utilizzo e la riproduzione delle foto degli stucchi della moschea del venerdì abbaside di Samarcanda si ringraziano il prof. Frantz Grenet, direttore della Mission Archéologique Franco-Ouzbèke de 14 Sogdiane (MAFOuz) e le dr.sse Viola Allegranzi e Sandra Aube, incaricate dello studio degli stucchi; il prof. Andrew Petersen della University of Wales per le immagini degli stucchi di Basra; Sebastián Encina del Kelsey Museum della Michigan University per la condivisione del materiale fotografico inedito relativo agli stucchi del sito di Qasr al-Hayr al-Sharqi e il prof. Karel Innemée per le immagini degli stucchi della chiesa di Dayr al-Suryan. Per aver concesso la riproduzione di immagini inedite si ringraziano, inoltre, la Dr.ssa Firouze Sheibani per il sito di Tepe Mil, il Dr. Amir-Hossein Karimi per la moschea del venerdì di Isfahan, il Prof. Ali Asadi per il sito di Rayy, il Dr. Moslem Mishmastnehi per la moschea di Perim e Ana-Marija Grbanovic per la moschea del venerdì di Naʾin. My PhD thesis, entitled “Early Abbasid stucco decoration in Iraq and Iran (750-850): origin, spread and development. The unpublished corpus of Early Abbasid stucco from the excavations in the Friday Mosque of Isfahan” (in Italian), aimed at a systematic study and reassessment of the early Abbasid (c. 750-850) stucco production across Greater Mesopotamia and the Iranian world, along with a detailed analysis of the unpublished corpus of Abbasid stuccoes recovered during the excavations carried out in the Friday Mosque of Isfahan by the Italian Archaeological Mission in Iran directed by U. Scerrato on behalf of the IsMEO between 1973 and 1977. The work is presented in two separate sections of which the first (Part I), dedicated to the investigation of the decorative horizon of the proposed period (c. 750-850), aims at an understanding of the dynamics of formation, development, and dissemination of what has been recognised as a widespread decorative koinè (i.e., the “miniaturistic style”). At the same time, this part constitutes a necessary introduction and a useful tool for the second part of the dissertation (Part II), dedicated to the stuccoes from Isfahan. Therefore, the two parts constitute a unitarian dissertation which approaches the study of early Abbasid stuccowork from an overall perspective and then focuses on a particularly relevant case-study. More specifically, the first part (Part I) is articulated in five chapters. The first chapter provides an introduction to stucco decoration, with a particular focus on the state of research on this material in the field of Islamic archaeology and art history. The second chapter presents the general characters (technical/productive and formal/iconographic) of the stucco produced during the early Abbasid period, arranged in a sort of glossary of recurrent motifs and patterns constituting the basic elements of what I have labelled the “miniaturistic style”. This chapter is a necessary tool for providing a reference to the recurring models, but above all to relieve the following chapters, dedicated to the review of any existing evidence of the "miniaturistic style", from the otherwise long and redundant descriptions. The third chapter aims at an understanding of the possible origins of the decorative language of the “miniaturistic style” through a review of late Umayyad and possible transitional Umayyad/Abbasid testimonies. The fourth chapter presents the core of material evidence, dealing with the stuccoes datable to the early Abbasid period (c. 750-850). The sites considered in this chapter are arranged geographically, starting from Northern Syria and proceeding eastwards. It should be noted that three sites (al-Madaʿin/Salman Pak, Hira and Madinat al-Far) are presented in both the third and fourth chapter, as some of their stuccoes could belong to a pre-Abbasid phase, providing, among other things, useful insights on the diachronic development of the “miniaturistic style”. The fifth chapter presents the final considerations of Part I, resulting from an historical contextualisation of the case-studies presented in chapters three and four, and providing an interpretation on the dynamics of formation, development, and dissemination of the early Abbasid “miniaturistic” koinè of stucco decoration. The main argument is that the formalisation of this miniaturistic style occurred in the cultural and artistic milieu of Baghdad, the early Abbasid capital built on the Tigris in 762, while its introduction in Iran should be attributed to a second phase of its development. After the fifth chapter an appendix is presented, which addresses several later stucco decorative programs usually intended as derivations of the so-called “Samarra Styles”. After the work conducted in the previous chapters it was in fact possible to challenge this assumed dependence on Samarra, and to recognize that a good deal of these stuccoes is actually reliant on formal and compositional parameters of the “miniaturistic style”. These testimonies allow to reassess the importance of this decorative language, providing evidence of its continuity, adaptation, and changes in the later Abbasid period (c. 850-1050). The second part of this thesis (Part II) is devoted to the study of the unpublished Abbasid stuccoes recovered during the excavations carried out in the Friday Mosque of Isfahan by the Italian Archaeological Mission in Iran directed by U. Scerrato on behalf of the IsMEO between 1973 and 1977. The first chapter of this Part II is an introduction to the city of Isfahan, and especially to the architectural phases of its Friday Mosque. The second chapter presents the study of the stuccoes recovered in situ, especially on the qiblī wall of the first Abbasid Mosque (dated 767), for which I proposed the existence of two diachronic decorative phases. The third chapter presents the corpus of stucco fragments belonging to the Abbasid phases of the mosque (767 and 840-41, respectively). The stuccoes have been catalogued in a digital database (Microsoft ACCESS) and organised according to a typology based on technical/productive and iconographic aspects, leading to the recognition of seven different types. The study of excavation papers, diaries, and reports allowed to reconstruct the decorative history of the mosque. The fourth chapter presents the final remarks on the study conducted on the stuccoes from Isfahan, along with some considerations on the development of stucco craftsmanship in Isfahan, both from a technical and aesthetic point of view. The last section is constituted by the final conclusions, where the interpretation proposed in Part I are confronted with the archaeological evidence provided by the case-study of Isfahan (Part II).

Il rivestimento architettonico in stucco di periodo proto-abbaside (750-836) in Iraq e Iran: origine, diffusione, sviluppo. Il corpus inedito degli stucchi provenienti dagli scavi della Missione Archeologica Italiana nella Moschea del venerdì di Isfahan (Iran)

CORSI, ANDREA LUIGI
2021

Abstract

Questa tesi ha come obiettivi lo studio sistematico delle attestazioni di stucchi di decorazione architettonica nelle aree mesopotamica e iranica (fig. A) del periodo proto-abbaside (750-850 ca.) e, come da sottotitolo, la disamina dettagliata del corpus inedito degli stucchi abbasidi rinvenuti nel corso delle indagini della Missione Archeologica Italiana dell’IsMEO diretta da Umberto Scerrato nella moschea del venerdì di Isfahan (1973-1977). Per la presentazione di questo lavoro si è deciso di suddividere l’elaborato finale in due Parti distinte delle quali la prima (Parte I), dedicata all’indagine del panorama decorativo-architettonico del periodo menzionato, costituisce un passaggio fondamentale per la comprensione soprattutto delle dinamiche di sviluppo e diffusione di quella che si è indicata come una vera e propria koinè decorativa. La Parte I costituisce inoltre una necessaria introduzione all’argomento della Parte II, dedicata allo studio del corpus degli stucchi rinvenuti a Isfahan. Nella Parte II, grazie alla possibilità dello studio autoptico dei frammenti di quest’ultimo, è stato possibile operare un’analisi particolareggiata degli stucchi delle fasi abbasidi della moschea del venerdì di Isfahan. Le due Parti, dunque, costituiscono una dissertazione unitaria che approccia l’argomento della decorazione in stucco di età proto-abbaside, in primo luogo da un punto di vista complessivo e poi approfondendo un caso studio di particolare rilevanza. Nel dettaglio, la Parte I, dedicata allo studio dello stucco di periodo proto-abbaside (750-850 ca.) in ambito mesopotamico-iranico, è articolata in cinque capitoli. Il primo capitolo è un’introduzione al tema dello stucco, in particolare riguardo allo stato dell’arte nell’ambito di ricerca dell’archeologia e storia dell’arte islamica. Nel secondo capitolo sono presentati i caratteri generali – sia tecnico-produttivi che iconografico-formali – della produzione in stucco di epoca proto-abbaside identificata attraverso l’uso di elementi e schemi distributivi ricorrenti improntati 11 a quello che si è qui definito ‘stile miniaturistico’. Questo capitolo costituisce una sorta di ‘glossario’, imprescindibile riferimento per i capitoli successivi, dedicati alla disamina delle testimonianze materiali del periodo 750-850 ca. Il terzo capitolo, infatti, prendendo innanzitutto in esame alcuni siti di datazione tardo-omayyade e, in secondo luogo, le manifestazioni del periodo di transizione fra epoca omayyade ed epoca abbaside, costituisce un tentativo di ricostruzione delle possibili origini del linguaggio decorativo ‘miniaturistico’. Il quarto capitolo rappresenta il nucleo fondamentale della Parte I in quanto si occupa dei ritrovamenti di stucchi di epoca proto-abbaside (750-850 ca.). I siti presi in esame sono organizzati secondo un criterio territoriale a partire da quelli più occidentali. Si noterà che tre dei siti considerati in questo capitolo (alMadaʿin/Salman Pak, Hira e Madinat al-Far) sono affrontati anche nel capitolo precedente in quanto l’attribuzione cronologica dei reperti, riconducibile a diverse fasi edilizie, colloca questi ultimi dall’età tardo-omayyade o di transizione fra epoca omayyade e epoca abbaside sino all’epoca proto-abbaside, fornendo peraltro utili informazioni in merito allo sviluppo diacronico locale dello ‘stile miniaturistico’. Nel quinto capitolo sono presentate le considerazioni finali relative alla Parte I. In particolare le informazioni desunte dalla disamina dei singoli casi-studio vengono poste in relazione al contesto storico proto-abbaside, gettando le basi per una nuova interpretazione dello sviluppo e diffusione su larga scala della koinè ‘miniaturistica’. È stata inoltre sviluppata una Appendice in cui si esaminano e interpretano alcune manifestazioni tardive dello ‘stile miniaturistico’ che permettono delle riflessioni sulla continuità e sviluppo di questo linguaggio decorativo prettamente proto-abbaside nel periodo medio-abbaside, fra l’850 e il 1050 ca. La Parte II, dedicata allo studio degli stucchi abbasidi rinvenuti a seguito degli scavi condotti dalla Missione Archeologica Italiana nella moschea del venerdì di Isfahan, è articolata in quattro capitoli. 12 Nel primo capitolo si forniscono una breve introduzione storica della città di Isfahan e una descrizione delle fasi architettoniche relative alla moschea del venerdì. Nel secondo capitolo viene affrontato lo studio degli stucchi della prima moschea abbaside (767) rinvenuti in situ a rivestimento della parete qiblī e del miḥrāb durante gli scavi, per i quali viene qui proposta una scansione temporale, suggerendo la presenza di due fasi decorative dell’edificio. Nel terzo capitolo è presentato il corpus dei frammenti di stucco reperiti non in situ e pertinenti ai contesti archeologici delle prime due moschee abbasidi (767 e 840- 41), i quali sono stati schedati (database ACCESS) e organizzati secondo tipologie basate sugli aspetti tecnico-produttivi e iconografici. Si segnala, al proposito, che, sia per soddisfare gli accordi stabiliti con la controparte iraniana sia allo scopo di far confluire il database nell’archivio digitale in lingua inglese prodotto dal progetto ADAMJI (Archivio Digitale Archeologico Masjid-i Jumʿa, Isfahan) e destinato alla catalogazione di tutti i materiali di scavo, impostazione e compilazione delle schede dei motivi e dei reperti sono in lingua inglese. Il quarto capitolo contiene le note conclusive relative allo studio del corpus degli stucchi di Isfahan: oltre all’attribuzione cronologica dei vari tipi classificati nel terzo capitolo, vengono avanzate alcune considerazioni in merito allo sviluppo diacronico dell’artigianato dello stucco nel cantiere della moschea di Isfahan, da un punto di vista sia tecnico e tecnologico, sia estetico. A conclusione della tesi vengono ripresi in esame i risultati ottenuti nelle due Parti, ponendo in relazione l’interpretazione fornita nella Parte I con le conclusioni della Parte II, desunte dal dato archeologico offerto dal caso studio della moschea di Isfahan. * * * I miei più sentiti ringraziamenti vanno innanzitutto al mio supervisore, la professoressa Maria Vittoria Fontana (Sapienza Università di Roma) e al mio cotutor, il professor Bruno Genito (Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”), già 13 membri della Missione Archeologica Italiana che operò nella moschea del venerdì di Isfahan negli anni ’70 del secolo scorso, per avermi incaricato dello studio di questi materiali inediti di estremo interesse (si veda Parte II); alla prof. M.V. Fontana va inoltre tutta la mia riconoscenza per il continuo e fondamentale sostegno fornitomi durante questi anni di dottorato. Ringrazio nello specifico il prof. Bruno Genito, Direttore del progetto ADAMJI (Isfahan), per avermi fornito la documentazione necessaria e per aver reso possibile, tramite gli accordi con la controparte iraniana, lo studio degli stucchi in loco. Desidero ringraziare inoltre la dr.ssa Fariba Saiedi Anaraki, co-direttrice del progetto ADAMJI (Isfahan), per l’aiuto e l’assistenza fornitimi durante il periodo di ricerca svolto a Isfahan nel maggio 2019. Un sincero ringraziamento va alla dr.ssa Martina Müller-Wiener, vicedirettrice del Museum für Islamische Kunst di Berlino per aver acconsentito a sostenere e supervisionare il progetto di ricerca finanziato dal DAAD svolto da chi scrive nel 2019 per lo studio dei materiali inediti di Salman Pak conservati nel museo, confluito nell’elaborato della Parte I di questa tesi. Allo stesso modo un grande ringraziamento va al Dr. Jens Kröger, curatore emerito dello stesso museo, per il suo sostegno e i fondamentali consigli fornitimi sia durante il periodo di studio trascorso a Berlino sia nei mesi successivi. Ringrazio inoltre il prof. Claus Peter Haase, già direttore del Museum für Islamische Kunst, per i numerosi suggerimenti e per aver condiviso interessanti informazioni inedite relative al sito di Madinat alFar da lui indagato. Ancora per il conseguimento di risultati confluiti nella Parte I della tesi ringrazio la dr.ssa Francesca Leoni, curatrice della sezione islamica dell’Ashmolean Museum di Oxford, per avermi permesso l’utilizzo del materiale fotografico relativo agli stucchi di Hira e per la sua assistenza durante la visita condotta nei depositi del museo nel febbraio 2020; per avermi permesso l’utilizzo e la riproduzione delle foto degli stucchi della moschea del venerdì abbaside di Samarcanda si ringraziano il prof. Frantz Grenet, direttore della Mission Archéologique Franco-Ouzbèke de 14 Sogdiane (MAFOuz) e le dr.sse Viola Allegranzi e Sandra Aube, incaricate dello studio degli stucchi; il prof. Andrew Petersen della University of Wales per le immagini degli stucchi di Basra; Sebastián Encina del Kelsey Museum della Michigan University per la condivisione del materiale fotografico inedito relativo agli stucchi del sito di Qasr al-Hayr al-Sharqi e il prof. Karel Innemée per le immagini degli stucchi della chiesa di Dayr al-Suryan. Per aver concesso la riproduzione di immagini inedite si ringraziano, inoltre, la Dr.ssa Firouze Sheibani per il sito di Tepe Mil, il Dr. Amir-Hossein Karimi per la moschea del venerdì di Isfahan, il Prof. Ali Asadi per il sito di Rayy, il Dr. Moslem Mishmastnehi per la moschea di Perim e Ana-Marija Grbanovic per la moschea del venerdì di Naʾin. My PhD thesis, entitled “Early Abbasid stucco decoration in Iraq and Iran (750-850): origin, spread and development. The unpublished corpus of Early Abbasid stucco from the excavations in the Friday Mosque of Isfahan” (in Italian), aimed at a systematic study and reassessment of the early Abbasid (c. 750-850) stucco production across Greater Mesopotamia and the Iranian world, along with a detailed analysis of the unpublished corpus of Abbasid stuccoes recovered during the excavations carried out in the Friday Mosque of Isfahan by the Italian Archaeological Mission in Iran directed by U. Scerrato on behalf of the IsMEO between 1973 and 1977. The work is presented in two separate sections of which the first (Part I), dedicated to the investigation of the decorative horizon of the proposed period (c. 750-850), aims at an understanding of the dynamics of formation, development, and dissemination of what has been recognised as a widespread decorative koinè (i.e., the “miniaturistic style”). At the same time, this part constitutes a necessary introduction and a useful tool for the second part of the dissertation (Part II), dedicated to the stuccoes from Isfahan. Therefore, the two parts constitute a unitarian dissertation which approaches the study of early Abbasid stuccowork from an overall perspective and then focuses on a particularly relevant case-study. More specifically, the first part (Part I) is articulated in five chapters. The first chapter provides an introduction to stucco decoration, with a particular focus on the state of research on this material in the field of Islamic archaeology and art history. The second chapter presents the general characters (technical/productive and formal/iconographic) of the stucco produced during the early Abbasid period, arranged in a sort of glossary of recurrent motifs and patterns constituting the basic elements of what I have labelled the “miniaturistic style”. This chapter is a necessary tool for providing a reference to the recurring models, but above all to relieve the following chapters, dedicated to the review of any existing evidence of the "miniaturistic style", from the otherwise long and redundant descriptions. The third chapter aims at an understanding of the possible origins of the decorative language of the “miniaturistic style” through a review of late Umayyad and possible transitional Umayyad/Abbasid testimonies. The fourth chapter presents the core of material evidence, dealing with the stuccoes datable to the early Abbasid period (c. 750-850). The sites considered in this chapter are arranged geographically, starting from Northern Syria and proceeding eastwards. It should be noted that three sites (al-Madaʿin/Salman Pak, Hira and Madinat al-Far) are presented in both the third and fourth chapter, as some of their stuccoes could belong to a pre-Abbasid phase, providing, among other things, useful insights on the diachronic development of the “miniaturistic style”. The fifth chapter presents the final considerations of Part I, resulting from an historical contextualisation of the case-studies presented in chapters three and four, and providing an interpretation on the dynamics of formation, development, and dissemination of the early Abbasid “miniaturistic” koinè of stucco decoration. The main argument is that the formalisation of this miniaturistic style occurred in the cultural and artistic milieu of Baghdad, the early Abbasid capital built on the Tigris in 762, while its introduction in Iran should be attributed to a second phase of its development. After the fifth chapter an appendix is presented, which addresses several later stucco decorative programs usually intended as derivations of the so-called “Samarra Styles”. After the work conducted in the previous chapters it was in fact possible to challenge this assumed dependence on Samarra, and to recognize that a good deal of these stuccoes is actually reliant on formal and compositional parameters of the “miniaturistic style”. These testimonies allow to reassess the importance of this decorative language, providing evidence of its continuity, adaptation, and changes in the later Abbasid period (c. 850-1050). The second part of this thesis (Part II) is devoted to the study of the unpublished Abbasid stuccoes recovered during the excavations carried out in the Friday Mosque of Isfahan by the Italian Archaeological Mission in Iran directed by U. Scerrato on behalf of the IsMEO between 1973 and 1977. The first chapter of this Part II is an introduction to the city of Isfahan, and especially to the architectural phases of its Friday Mosque. The second chapter presents the study of the stuccoes recovered in situ, especially on the qiblī wall of the first Abbasid Mosque (dated 767), for which I proposed the existence of two diachronic decorative phases. The third chapter presents the corpus of stucco fragments belonging to the Abbasid phases of the mosque (767 and 840-41, respectively). The stuccoes have been catalogued in a digital database (Microsoft ACCESS) and organised according to a typology based on technical/productive and iconographic aspects, leading to the recognition of seven different types. The study of excavation papers, diaries, and reports allowed to reconstruct the decorative history of the mosque. The fourth chapter presents the final remarks on the study conducted on the stuccoes from Isfahan, along with some considerations on the development of stucco craftsmanship in Isfahan, both from a technical and aesthetic point of view. The last section is constituted by the final conclusions, where the interpretation proposed in Part I are confronted with the archaeological evidence provided by the case-study of Isfahan (Part II).
21-mag-2021
Italiano
Genito, Bruno
FONTANA, MARIA VITTORIA
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
746
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/374007
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-374007