Over the past two decades, feminism has regained a renewed centrality in the public sphere, moving from a condition of marginality to a widespread and legitimized presence in the media and social debate. Within this framework, the thesis investigates the intersection between neoliberal feminism and diversity management practices, highlighting how the management of diversity in the workplace, while ostensibly promoting equal opportunities, often risks being absorbed into neoliberal rationality, turning into a marketing tool that preserves existing structures of gender, class, racial, and colonial power. From a theoretical perspective, the work offers a critical reading of institutional inclusion policies, adopting an interdisciplinary approach and a philosophical framework grounded in feminist, decolonial, and intersectional thought. This perspective makes it possible to explore the connections between capitalism, patriarchy, and racism, shedding light on the continuity between economic exploitation and the social and symbolic hierarchies that traverse bodies and work environments. On an empirical level, the research draws on an internship conducted at the cooperatives Node soc. coop. (Roma) and Leader soc. coop. (Bari), which included surveys, document analysis, and training activities aimed at investigating perceptions of discrimination based on gender, race, class, age, and ability. The thesis pursues a twofold objective: on the one hand, to deconstruct neoliberal discourses of empowerment, diversity, and inclusion; and on the other, to propose an alternative model of feminist management grounded in intersectional and decolonial practices capable of radically rethinking power relations, organisational language, and the management of diversity within contemporary organisational practices.

Negli ultimi due decenni, il femminismo ha riconquistato una rinnovata centralità nello spazio pubblico, passando da una condizione di marginalità a una presenza diffusa e legittimata nei media e nel dibattito sociale. In questo scenario, la tesi indaga l’intreccio tra femminismo neoliberista e pratiche di diversity management, ponendo in luce come la gestione della diversità nei contesti lavorativi, pur promuovendo pari opportunità, rischi spesso di essere inglobata all’interno della razionalità neoliberista, trasformandosi in strumento di marketing e mantenendo intatte le strutture di potere di genere, classe, razza e coloniali. In tal senso, da un punto di vista teorico, il lavoro propone una lettura critica delle “politiche istituzionali di inclusione”, adottando un approccio interdisciplinare e una prospettiva filosofica di matrice femminista, decoloniale e intersezionale. Tale impostazione consente di esplorare le connessioni tra capitalismo, patriarcato e razzismo, mettendo in luce la continuità tra le logiche di sfruttamento economico e le gerarchie sociali e simboliche che attraversano i corpi e i contesti di lavoro. Sul piano empirico, inoltre, l’indagine si è avvalsa del tirocinio svolto presso le cooperative Node soc. coop. (Roma) e Leader soc. coop. (Bari), comprendente questionari, analisi documentali e attività formative volte a indagare la percezione delle discriminazioni di genere, razza, classe, età e abilità. L’obiettivo della tesi è duplice: da un lato, decostruire le retoriche neoliberali di empowerment, diversità e inclusione; dall’altro, proporre un modello alternativo di management femminista, fondato su pratiche intersezionali e decoloniali capaci di ripensare radicalmente le relazioni di potere, il linguaggio organizzativo e la gestione della diversità nelle pratiche organizzative.

Teorie e strategie per l'inclusione e la valorizzazione delle differenze: il diversity management per organizzazioni inclusive e sostenibili.

STRIPPOLI, SILVIA
2026

Abstract

Over the past two decades, feminism has regained a renewed centrality in the public sphere, moving from a condition of marginality to a widespread and legitimized presence in the media and social debate. Within this framework, the thesis investigates the intersection between neoliberal feminism and diversity management practices, highlighting how the management of diversity in the workplace, while ostensibly promoting equal opportunities, often risks being absorbed into neoliberal rationality, turning into a marketing tool that preserves existing structures of gender, class, racial, and colonial power. From a theoretical perspective, the work offers a critical reading of institutional inclusion policies, adopting an interdisciplinary approach and a philosophical framework grounded in feminist, decolonial, and intersectional thought. This perspective makes it possible to explore the connections between capitalism, patriarchy, and racism, shedding light on the continuity between economic exploitation and the social and symbolic hierarchies that traverse bodies and work environments. On an empirical level, the research draws on an internship conducted at the cooperatives Node soc. coop. (Roma) and Leader soc. coop. (Bari), which included surveys, document analysis, and training activities aimed at investigating perceptions of discrimination based on gender, race, class, age, and ability. The thesis pursues a twofold objective: on the one hand, to deconstruct neoliberal discourses of empowerment, diversity, and inclusion; and on the other, to propose an alternative model of feminist management grounded in intersectional and decolonial practices capable of radically rethinking power relations, organisational language, and the management of diversity within contemporary organisational practices.
10-feb-2026
Italiano
Negli ultimi due decenni, il femminismo ha riconquistato una rinnovata centralità nello spazio pubblico, passando da una condizione di marginalità a una presenza diffusa e legittimata nei media e nel dibattito sociale. In questo scenario, la tesi indaga l’intreccio tra femminismo neoliberista e pratiche di diversity management, ponendo in luce come la gestione della diversità nei contesti lavorativi, pur promuovendo pari opportunità, rischi spesso di essere inglobata all’interno della razionalità neoliberista, trasformandosi in strumento di marketing e mantenendo intatte le strutture di potere di genere, classe, razza e coloniali. In tal senso, da un punto di vista teorico, il lavoro propone una lettura critica delle “politiche istituzionali di inclusione”, adottando un approccio interdisciplinare e una prospettiva filosofica di matrice femminista, decoloniale e intersezionale. Tale impostazione consente di esplorare le connessioni tra capitalismo, patriarcato e razzismo, mettendo in luce la continuità tra le logiche di sfruttamento economico e le gerarchie sociali e simboliche che attraversano i corpi e i contesti di lavoro. Sul piano empirico, inoltre, l’indagine si è avvalsa del tirocinio svolto presso le cooperative Node soc. coop. (Roma) e Leader soc. coop. (Bari), comprendente questionari, analisi documentali e attività formative volte a indagare la percezione delle discriminazioni di genere, razza, classe, età e abilità. L’obiettivo della tesi è duplice: da un lato, decostruire le retoriche neoliberali di empowerment, diversità e inclusione; dall’altro, proporre un modello alternativo di management femminista, fondato su pratiche intersezionali e decoloniali capaci di ripensare radicalmente le relazioni di potere, il linguaggio organizzativo e la gestione della diversità nelle pratiche organizzative.
Neoliberismo; Femminismo; diversità; management; decolonialità
LORETONI, ANNA
RECCHIA LUCIANI, Francesca Romana
MITAROTONDO, LAURA
RECCHIA LUCIANI, Francesca Romana
Università degli studi di Bari
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/375145
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBA-375145