La tesi analizza la trasformazione del ruolo del governo pubblico nel modello di sviluppo urbano di Bologna, dalla ricostruzione postbellica ai giorni nostri, assumendo il caso bolognese come lente privilegiata per leggere dinamiche che attraversano molte città italiane. La domanda di ricerca verte sulla effettiva capacità delle istituzioni democraticamente elette di orientare le trasformazioni urbane in un contesto segnato dalla crescente influenza di attori economici globalizzati, e sulle modalità attraverso cui tale capacità si è trasformata nel tempo. L'ipotesi iniziale — che Bologna possa essere ricondotta a un modello di governance urbana di tipo neoliberale — viene progressivamente complicata nel corso della ricerca: il caso bolognese mostra dinamiche di neoliberalizzazione meno lineari e più ambigue, con persistenti spazi di frizione, resistenze istituzionali e sociali che rendono la "partita" sul modello di sviluppo ancora aperta. Sul piano teorico e metodologico, il lavoro adotta un approccio diacronico articolato attorno a quattro lenti analitiche: gli attori della governance urbana; gli strumenti tecnici e istituzionali di governo; le narrazioni pubbliche che costruiscono l'immagine della città; il rapporto tra istituzioni e movimenti. L'impianto si colloca nel campo degli urban studies critici, in un attraversamento transdisciplinare tra sociologia, geografia e urbanistica, con un esplicito posizionamento embedded del ricercatore. L'analisi riconosce tre fasi storiche. Una prima fase di espansione organica programmata (secondo dopoguerra fino agli anni Ottanta), in cui il governo del territorio si configura come arena pubblica esplicitamente politicizzata, con un forte ruolo redistributivo del Comune, la centralità del Partito Comunista, gli strumenti del piano come dispositivi di attuazione di scelte politiche dichiarate e il decentramento nei Quartieri come meccanismo di costruzione del consenso. Una seconda fase di trasformazione concentrata negoziata (anni Ottanta–Duemila), in cui il pubblico mantiene una funzione di indirizzo ma la produzione delle trasformazioni si struttura attraverso dispositivi di mediazione tra interessi pubblici e privati, fino alla crisi del patto socialdemocratico. Una terza fase di rigenerazione frammentata competitiva (anni Duemila a oggi), in cui il governo della città assume la forma di una regia tecnico-progettuale orientata all'attrattività e alla competizione interurbana, con il pubblico ridefinito come coordinatore di reti di attori eterogenei. Attraverso quattro casi empirici — la riqualificazione dei mercati storici, FICO Eataly World, la Città della Conoscenza e il Casalone/Ritmo Lento — la tesi mette in evidenza come le narrazioni di city branding funzionino come infrastrutture di governo che restringono l'orizzonte delle alternative e naturalizzano le trasformazioni come necessarie. Al tempo stesso, l'esperienza del Casalone di Ritmo Lento viene analizzata come traiettoria alternativa: una rigenerazione centrata sulla cura e sulla convivenza piuttosto che sulla valorizzazione, capace di mantenere una dimensione politica di attivazione senza essere catturata dal paradigma sussidiario. Le conclusioni propongono una riflessione sul significato contemporaneo di "pubblico" come campo conteso, interrogando le condizioni di possibilità per la costruzione di un nuovo progetto pubblico di città che torni a dare centralità ai bisogni materiali e immateriali degli abitanti.
Dissoluzione di un progetto pubblico. Analisi critica del modello Bologna
PIRAS, GIOACCHINO
2026
Abstract
La tesi analizza la trasformazione del ruolo del governo pubblico nel modello di sviluppo urbano di Bologna, dalla ricostruzione postbellica ai giorni nostri, assumendo il caso bolognese come lente privilegiata per leggere dinamiche che attraversano molte città italiane. La domanda di ricerca verte sulla effettiva capacità delle istituzioni democraticamente elette di orientare le trasformazioni urbane in un contesto segnato dalla crescente influenza di attori economici globalizzati, e sulle modalità attraverso cui tale capacità si è trasformata nel tempo. L'ipotesi iniziale — che Bologna possa essere ricondotta a un modello di governance urbana di tipo neoliberale — viene progressivamente complicata nel corso della ricerca: il caso bolognese mostra dinamiche di neoliberalizzazione meno lineari e più ambigue, con persistenti spazi di frizione, resistenze istituzionali e sociali che rendono la "partita" sul modello di sviluppo ancora aperta. Sul piano teorico e metodologico, il lavoro adotta un approccio diacronico articolato attorno a quattro lenti analitiche: gli attori della governance urbana; gli strumenti tecnici e istituzionali di governo; le narrazioni pubbliche che costruiscono l'immagine della città; il rapporto tra istituzioni e movimenti. L'impianto si colloca nel campo degli urban studies critici, in un attraversamento transdisciplinare tra sociologia, geografia e urbanistica, con un esplicito posizionamento embedded del ricercatore. L'analisi riconosce tre fasi storiche. Una prima fase di espansione organica programmata (secondo dopoguerra fino agli anni Ottanta), in cui il governo del territorio si configura come arena pubblica esplicitamente politicizzata, con un forte ruolo redistributivo del Comune, la centralità del Partito Comunista, gli strumenti del piano come dispositivi di attuazione di scelte politiche dichiarate e il decentramento nei Quartieri come meccanismo di costruzione del consenso. Una seconda fase di trasformazione concentrata negoziata (anni Ottanta–Duemila), in cui il pubblico mantiene una funzione di indirizzo ma la produzione delle trasformazioni si struttura attraverso dispositivi di mediazione tra interessi pubblici e privati, fino alla crisi del patto socialdemocratico. Una terza fase di rigenerazione frammentata competitiva (anni Duemila a oggi), in cui il governo della città assume la forma di una regia tecnico-progettuale orientata all'attrattività e alla competizione interurbana, con il pubblico ridefinito come coordinatore di reti di attori eterogenei. Attraverso quattro casi empirici — la riqualificazione dei mercati storici, FICO Eataly World, la Città della Conoscenza e il Casalone/Ritmo Lento — la tesi mette in evidenza come le narrazioni di city branding funzionino come infrastrutture di governo che restringono l'orizzonte delle alternative e naturalizzano le trasformazioni come necessarie. Al tempo stesso, l'esperienza del Casalone di Ritmo Lento viene analizzata come traiettoria alternativa: una rigenerazione centrata sulla cura e sulla convivenza piuttosto che sulla valorizzazione, capace di mantenere una dimensione politica di attivazione senza essere catturata dal paradigma sussidiario. Le conclusioni propongono una riflessione sul significato contemporaneo di "pubblico" come campo conteso, interrogando le condizioni di possibilità per la costruzione di un nuovo progetto pubblico di città che torni a dare centralità ai bisogni materiali e immateriali degli abitanti.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/375649
URN:NBN:IT:UNIROMA1-375649