La criminalità organizzata di stampo mafioso si è evoluta nel corso del tempo. In particolare, le imprese mafiose sono diventate un fondamentale strumento nelle mani delle consorterie criminali, con un duplice scopo: massimizzare il consenso sociale e dar vita a un efficiente meccanismo di autoalimentazione del circuito economico illegale. Si registra, inoltre, la presenza di operatori economici che non appartengono alle cosche mafiose, ma che ne agevolano comunque l’attività. Per infiltrarsi non solo nell’economia legale, ma anche in quella istituzionale, tali operatori partecipano alle procedure di gara, in modo da ottenere l’affidamento di lavori, servizi e forniture. La presente indagine si occupa di descrivere gli strumenti elaborati dal legislatore per contrastare l’economia illegale. Nel far ciò, vengono prese in considerazione anche la giurisprudenza e la dottrina intervenute sul punto. Inoltre, sono espresse alcune considerazioni critiche. Il lavoro è suddiviso in quattro capitoli, preceduti da un’introduzione e ricondotti a sistema nella conclusione. Il primo capitolo introduce le figure di imprenditore mafioso e di impresa mafiosa. Vi è, altresì, un excursus normativo al fine di evidenziare non solo le numerose novelle legislative che si sono avvicendate, ma anche la crescente rilevanza che ha assunto il problema. Il secondo capitolo si focalizza sul sistema della documentazione antimafia, contenuta nel D.Lgs. n. 159/2011. In particolare, viene analizzata la disciplina della comunicazione e dell’informazione antimafia, evidenziandone le differenze e gli effetti. Si considera anche la disciplina delle white list e dei protocolli di legalità. Il terzo capitolo è incentrato sui principali aspetti problematici della documentazione antimafia, rilevati sul piano applicativo e interpretativo. Innanzitutto, si approfondisce il rapporto tra questa e il principio di legalità, sotto tre aspetti: le informative c.d. generiche, di cui all’art. 84, comma 4, lettere d) ed e), codice antimafia; le informazioni “a cascata”; il contraddittorio limitato a favore dei soggetti potenzialmente interessati dalla misura con effetto interdittivo. In secondo luogo, si dà atto delle incertezze inerenti alla qualificazione della discrezionalità prefettizia, di carattere amministrativo, tecnico o misto. Il sindacato giurisdizionale desta, inoltre, alcuni problemi legati alla sua intensità, sul piano teorico e pratico. Sono considerate anche le pronunce giurisprudenziali intervenute sulla legittimazione attiva all’impugnazione dell’interdittiva e sulla possibilità, per l’impresa interdetta, di ottenere il risarcimento del danno a seguito di una gara pubblica illegittima o in ragione dell’annullamento dell’interdittiva. Il capitolo si conclude con alcune considerazioni in ordine alla natura giuridica della documentazione antimafia, tra le misure amministrative di prevenzione e quelli penali sanzionatorie, e a possibili profili di incompatibilità a livello costituzionale e convenzionale. Il quarto capitolo si occupa di ulteriori strumenti di contrasto alle infiltrazioni mafiose nell’economia, tra cui: le misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio di imprese nell'ambito della prevenzione della corruzione, di cui all’art. 32 del D.L. n. 90/2014, convertito con modificazioni in L. n. 114/2014; la c.d. prevenzione collaborativa; l’amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche e delle aziende e il controllo giudiziario, di cui rispettivamente agli artt. 34 e 34-bis codice antimafia. Quest’ultimo viene analizzato sia in rapporto all’informazione interdittiva antimafia, sia, in chiave comparatistica, con la c.d. peine de programme de mise en conformité, disciplinata nell’ordinamento francese. La conclusione offre uno sguardo complessivo su quanto esposto, fornendo una visione d’insieme più complessa perché arricchita da nuove considerazioni.
Le interdittive antimafia e il contrasto all’economia mafiosa
LORUSSO, CANDIDO
2026
Abstract
La criminalità organizzata di stampo mafioso si è evoluta nel corso del tempo. In particolare, le imprese mafiose sono diventate un fondamentale strumento nelle mani delle consorterie criminali, con un duplice scopo: massimizzare il consenso sociale e dar vita a un efficiente meccanismo di autoalimentazione del circuito economico illegale. Si registra, inoltre, la presenza di operatori economici che non appartengono alle cosche mafiose, ma che ne agevolano comunque l’attività. Per infiltrarsi non solo nell’economia legale, ma anche in quella istituzionale, tali operatori partecipano alle procedure di gara, in modo da ottenere l’affidamento di lavori, servizi e forniture. La presente indagine si occupa di descrivere gli strumenti elaborati dal legislatore per contrastare l’economia illegale. Nel far ciò, vengono prese in considerazione anche la giurisprudenza e la dottrina intervenute sul punto. Inoltre, sono espresse alcune considerazioni critiche. Il lavoro è suddiviso in quattro capitoli, preceduti da un’introduzione e ricondotti a sistema nella conclusione. Il primo capitolo introduce le figure di imprenditore mafioso e di impresa mafiosa. Vi è, altresì, un excursus normativo al fine di evidenziare non solo le numerose novelle legislative che si sono avvicendate, ma anche la crescente rilevanza che ha assunto il problema. Il secondo capitolo si focalizza sul sistema della documentazione antimafia, contenuta nel D.Lgs. n. 159/2011. In particolare, viene analizzata la disciplina della comunicazione e dell’informazione antimafia, evidenziandone le differenze e gli effetti. Si considera anche la disciplina delle white list e dei protocolli di legalità. Il terzo capitolo è incentrato sui principali aspetti problematici della documentazione antimafia, rilevati sul piano applicativo e interpretativo. Innanzitutto, si approfondisce il rapporto tra questa e il principio di legalità, sotto tre aspetti: le informative c.d. generiche, di cui all’art. 84, comma 4, lettere d) ed e), codice antimafia; le informazioni “a cascata”; il contraddittorio limitato a favore dei soggetti potenzialmente interessati dalla misura con effetto interdittivo. In secondo luogo, si dà atto delle incertezze inerenti alla qualificazione della discrezionalità prefettizia, di carattere amministrativo, tecnico o misto. Il sindacato giurisdizionale desta, inoltre, alcuni problemi legati alla sua intensità, sul piano teorico e pratico. Sono considerate anche le pronunce giurisprudenziali intervenute sulla legittimazione attiva all’impugnazione dell’interdittiva e sulla possibilità, per l’impresa interdetta, di ottenere il risarcimento del danno a seguito di una gara pubblica illegittima o in ragione dell’annullamento dell’interdittiva. Il capitolo si conclude con alcune considerazioni in ordine alla natura giuridica della documentazione antimafia, tra le misure amministrative di prevenzione e quelli penali sanzionatorie, e a possibili profili di incompatibilità a livello costituzionale e convenzionale. Il quarto capitolo si occupa di ulteriori strumenti di contrasto alle infiltrazioni mafiose nell’economia, tra cui: le misure straordinarie di gestione, sostegno e monitoraggio di imprese nell'ambito della prevenzione della corruzione, di cui all’art. 32 del D.L. n. 90/2014, convertito con modificazioni in L. n. 114/2014; la c.d. prevenzione collaborativa; l’amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche e delle aziende e il controllo giudiziario, di cui rispettivamente agli artt. 34 e 34-bis codice antimafia. Quest’ultimo viene analizzato sia in rapporto all’informazione interdittiva antimafia, sia, in chiave comparatistica, con la c.d. peine de programme de mise en conformité, disciplinata nell’ordinamento francese. La conclusione offre uno sguardo complessivo su quanto esposto, fornendo una visione d’insieme più complessa perché arricchita da nuove considerazioni.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/376450
URN:NBN:IT:UNIFG-376450