Sin dall’antichità, il bisogno di sicurezza ha condizionato l’architettura delle città: sono stati scavati fossati e innalzate cinta murarie per isolare i cittadini dal mondo esterno, considerato la principale fonte di pericolo. La città contemporanea ha rovesciato questa visione: la minaccia non proviene più soltanto dall’esterno, ma prospera e viene avvertita soprattutto dentro i centri urbani. La globalizzazione, gli squilibri economici, le migrazioni, il declino del welfare state hanno profondamente inciso su questa trasformazione, poiché le emergenze di dimensione mondiale si manifestano primariamente nei contesti locali, in termini di povertà, emarginazione sociale, inciviltà, micro e macro-criminalità. In Italia, dove per molti anni le principali fonti di preoccupazione sono state la criminalità organizzata e il terrorismo politico, a partire dagli anni Novanta, la sicurezza urbana è balzata in cima a tutte le agende politiche. Le istituzioni e, in particolare, gli amministratori locali hanno iniziato ad avvertire la necessità di rispondere alla domanda di protezione e di tranquillità dei cittadini. Questa tendenza è iniziata con il d.l. 23 maggio 2008, n. 92 ed è culminata nell’adozione del d.l. 20 febbraio 2017, n. 14, convertito nella legge 18 aprile 2017, n. 48. Il presente lavoro, partendo dal riparto costituzionale delle competenze legislative, indaga la sicurezza urbana come funzione amministrativa complessa, alla quale sono chiamati a concorrere tutti i livelli di governo e anche i cittadini. Dalle indicazioni contenute nella definizione, offerta dall’art. 4 del d.l. n. 14 del 2017, si analizzano le sue due dimensioni costitutive: quella più affine alla sicurezza pubblica, che si esprime negli interventi di prevenzione e repressione della criminalità, e quella sociale, che coincide con gli interventi di nuova prevenzione, volti ad incidere sul tessuto comunitario per eliminare le cause dell’insicurezza. Sono, quindi, considerati i diversi rimedi di carattere repressivo e di controllo del territorio, il cui esercizio tende a sfumare progressivamente il confine con la categoria della sicurezza pubblica. Al contrario, il proprium del concetto di sicurezza urbana è rappresentato dagli interventi di c.d. nuova prevenzione: ambientale, sociale e comunitaria. Eppure, l’impegno delle amministrazioni su questo fronte risulta ancora insufficiente, con una tendenza a supplire alle politiche promozionali con quelle repressive. L’indagine, dunque, si propone di individuare nuove forme di partecipazione sussidiaria che guardino alle fragilità sociali e al bisogno di cura del territorio, al fine di assicurare il benessere delle comunità territoriali. Infine, l’analisi si sposta sull’ordinamento federale tedesco che rappresenta un interessante termine di confronto nella gestione della sicurezza, perché offre un modello speculare a quello italiano. Nonostante i problemi da affrontare siano quasi analoghi, in Germania, non solo la competenza in materia di sicurezza interna è decentralizzata e rimessa ai diritti di polizia dei Länder, ma manca anche una positivizzazione legislativa della nozione di sicurezza urbana. La comparazione, quindi, è l’occasione per riflettere sull’utilità e gli effetti dell’introduzione di una autonoma categoria giuridica di sicurezza urbana e sui suoi incerti confini con la sicurezza pubblica, ma anche sull’ipotesi opposta che, nell’esperienza tedesca, ha portato a una riemersione del controverso concetto di ordine pubblico.

La sicurezza urbana: profili ricostruttivi, critici e comparati

LISCIO, ANNA MARIA
2026

Abstract

Sin dall’antichità, il bisogno di sicurezza ha condizionato l’architettura delle città: sono stati scavati fossati e innalzate cinta murarie per isolare i cittadini dal mondo esterno, considerato la principale fonte di pericolo. La città contemporanea ha rovesciato questa visione: la minaccia non proviene più soltanto dall’esterno, ma prospera e viene avvertita soprattutto dentro i centri urbani. La globalizzazione, gli squilibri economici, le migrazioni, il declino del welfare state hanno profondamente inciso su questa trasformazione, poiché le emergenze di dimensione mondiale si manifestano primariamente nei contesti locali, in termini di povertà, emarginazione sociale, inciviltà, micro e macro-criminalità. In Italia, dove per molti anni le principali fonti di preoccupazione sono state la criminalità organizzata e il terrorismo politico, a partire dagli anni Novanta, la sicurezza urbana è balzata in cima a tutte le agende politiche. Le istituzioni e, in particolare, gli amministratori locali hanno iniziato ad avvertire la necessità di rispondere alla domanda di protezione e di tranquillità dei cittadini. Questa tendenza è iniziata con il d.l. 23 maggio 2008, n. 92 ed è culminata nell’adozione del d.l. 20 febbraio 2017, n. 14, convertito nella legge 18 aprile 2017, n. 48. Il presente lavoro, partendo dal riparto costituzionale delle competenze legislative, indaga la sicurezza urbana come funzione amministrativa complessa, alla quale sono chiamati a concorrere tutti i livelli di governo e anche i cittadini. Dalle indicazioni contenute nella definizione, offerta dall’art. 4 del d.l. n. 14 del 2017, si analizzano le sue due dimensioni costitutive: quella più affine alla sicurezza pubblica, che si esprime negli interventi di prevenzione e repressione della criminalità, e quella sociale, che coincide con gli interventi di nuova prevenzione, volti ad incidere sul tessuto comunitario per eliminare le cause dell’insicurezza. Sono, quindi, considerati i diversi rimedi di carattere repressivo e di controllo del territorio, il cui esercizio tende a sfumare progressivamente il confine con la categoria della sicurezza pubblica. Al contrario, il proprium del concetto di sicurezza urbana è rappresentato dagli interventi di c.d. nuova prevenzione: ambientale, sociale e comunitaria. Eppure, l’impegno delle amministrazioni su questo fronte risulta ancora insufficiente, con una tendenza a supplire alle politiche promozionali con quelle repressive. L’indagine, dunque, si propone di individuare nuove forme di partecipazione sussidiaria che guardino alle fragilità sociali e al bisogno di cura del territorio, al fine di assicurare il benessere delle comunità territoriali. Infine, l’analisi si sposta sull’ordinamento federale tedesco che rappresenta un interessante termine di confronto nella gestione della sicurezza, perché offre un modello speculare a quello italiano. Nonostante i problemi da affrontare siano quasi analoghi, in Germania, non solo la competenza in materia di sicurezza interna è decentralizzata e rimessa ai diritti di polizia dei Länder, ma manca anche una positivizzazione legislativa della nozione di sicurezza urbana. La comparazione, quindi, è l’occasione per riflettere sull’utilità e gli effetti dell’introduzione di una autonoma categoria giuridica di sicurezza urbana e sui suoi incerti confini con la sicurezza pubblica, ma anche sull’ipotesi opposta che, nell’esperienza tedesca, ha portato a una riemersione del controverso concetto di ordine pubblico.
16-giu-2026
Italiano
TRIMARCHI, MICHELE
Università degli Studi di Foggia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/376456
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIFG-376456