La tesi Sentire l’intollerabile indaga il rapporto tra regimi percettivi e modi di esistenza nella filosofia di Gilles Deleuze, sviluppando una lettura che attraversa ontologia, estetica, etica e politica. Il punto di partenza è il concetto di virtuale, inteso come modalità intensiva del reale, capace di opporsi alla trascendenza e alla logica rappresentativa. Il reale viene così concepito come un processo differenziale, in cui attuale e virtuale coesistono senza gerarchie, in un’immanenza assoluta. Da questa base ontologica, la ricerca si sposta sul piano estetico, analizzando le conseguenze sensibili della concezione deleuziana del virtuale attraverso i concetti di affetto e percetto. L’estetica deleuziana viene interpretata come il farsi dell’esperienza del reale. Infine, gli affetti, intesi come potenze impersonali e vettori di trasformazione, consentono di comprendere il legame tra sensibilità e forme di vita, anche in dialogo con il pensiero di Whitehead. La terza parte affronta la questione etica, proponendo un’alternativa al giudizio morale fondata su criteri affettivi di valutazione. Attraverso figure paradigmatiche (il demone monomaniaco e il santo ipocondriaco) e categorie come la stanchezza, l’esaurimento e l’intollerabile, si esplorano modalità contemporanee di esistenza e strategie di resistenza, come l’umorismo e il comico. Infine, la tesi analizza il rapporto tra estetica e politica, mostrando come la filosofia deleuziana implichi una pratica compositiva capace di tenere insieme differenze senza ridurle. Attraverso casi studio artistici, viene evidenziato il ruolo dell’arte come atto di resistenza e come dispositivo di creazione di nuovi “popoli”. Nel complesso, il lavoro propone una visione del reale come campo processuale in cui sentire, pensare e vivere risultano inseparabili.
«Sentire l’intollerabile» : dai regimi percettivi ai modi di esistenza in Gilles Deleuze
Francesca, Perotto
2025
Abstract
La tesi Sentire l’intollerabile indaga il rapporto tra regimi percettivi e modi di esistenza nella filosofia di Gilles Deleuze, sviluppando una lettura che attraversa ontologia, estetica, etica e politica. Il punto di partenza è il concetto di virtuale, inteso come modalità intensiva del reale, capace di opporsi alla trascendenza e alla logica rappresentativa. Il reale viene così concepito come un processo differenziale, in cui attuale e virtuale coesistono senza gerarchie, in un’immanenza assoluta. Da questa base ontologica, la ricerca si sposta sul piano estetico, analizzando le conseguenze sensibili della concezione deleuziana del virtuale attraverso i concetti di affetto e percetto. L’estetica deleuziana viene interpretata come il farsi dell’esperienza del reale. Infine, gli affetti, intesi come potenze impersonali e vettori di trasformazione, consentono di comprendere il legame tra sensibilità e forme di vita, anche in dialogo con il pensiero di Whitehead. La terza parte affronta la questione etica, proponendo un’alternativa al giudizio morale fondata su criteri affettivi di valutazione. Attraverso figure paradigmatiche (il demone monomaniaco e il santo ipocondriaco) e categorie come la stanchezza, l’esaurimento e l’intollerabile, si esplorano modalità contemporanee di esistenza e strategie di resistenza, come l’umorismo e il comico. Infine, la tesi analizza il rapporto tra estetica e politica, mostrando come la filosofia deleuziana implichi una pratica compositiva capace di tenere insieme differenze senza ridurle. Attraverso casi studio artistici, viene evidenziato il ruolo dell’arte come atto di resistenza e come dispositivo di creazione di nuovi “popoli”. Nel complesso, il lavoro propone una visione del reale come campo processuale in cui sentire, pensare e vivere risultano inseparabili.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/377396
URN:NBN:IT:UNIUPO-377396