La tesi mira a indagare il processo di istituzionalizzazione delle levatrici nella Francia di età moderna confrontando due contesti specifici: Parigi, motore delle innovazioni ostetrico-ginecologiche, e la Généralité de Rouen, realtà provinciale che si distinse in antico regime per la dinamicità del tessuto economico e per le opportunità di inserimento offerte alle donne nel mondo del lavoro. L’obiettivo è quello di valutare in che modo la formalizzazione del ruolo di assistente al parto abbia inciso sui profili delle levatrici, sia negli aspetti professionali – intesi come pratiche, formazione e riconoscimento sociale – sia in quelli etici, ovvero le qualità morali e i valori religiosi ritenuti necessari all’esercizio. Si è tentato, in particolare, di analizzare la regolamentazione dell’attività ostetrica nei due contesti selezionati valutando la possibilità di offrirne un’interpretazione alternativa a quella fondata sul paradigma storiografico del conflitto con i chirurghi e della conseguente marginalizzazione delle levatrici. Gli studi sul lavoro femminile hanno infatti in anni recenti superato la tesi del “declino” della partecipazione delle donne ai sistemi produttivi ed economici in età moderna, una revisione che, tuttavia, non ha ancora pienamente investito il campo dell’ostetricia. In questo ambito, storici e storiche hanno a lungo interpretato l’istituzionalizzazione della professione come un meccanismo di controllo volto a sottrarre alle donne un sapere tradizionalmente di loro dominio. Il quadro che emerge, al contrario, dall'indagine documentaria portata avanti nel lavoro (le fonti utilizzate comprendono documenti di scuole ostetriche, registri corporativi, testimonianze dirette di levatrici e procedimenti giudiziari che le vedevano coinvolte, utili a ricostruire un loro possibile profilo) consente di osservare che, pur in presenza di evidenti squilibri, i contesti di riferimento risultano così complessi e carichi di anomalie da non poter essere ricondotti in modo univoco a ingerenza, delegittimazione o marginalizzazione. Ciò che vien fuori, piuttosto, è un mondo che, anche quando venne formalizzato, mantenne comunque un margine di informalità: nel tessuto di regolamenti e prescrizioni, un certo grado di flessibilità continuò a consentire a queste donne di trovare orizzonti di azione e riconoscimento.

I saperi delle donne. Levatrici nella Francia d'età moderna tra pratica e istituzionalizzazione

MARZO, GABRIELE GIOVANNI
2026

Abstract

La tesi mira a indagare il processo di istituzionalizzazione delle levatrici nella Francia di età moderna confrontando due contesti specifici: Parigi, motore delle innovazioni ostetrico-ginecologiche, e la Généralité de Rouen, realtà provinciale che si distinse in antico regime per la dinamicità del tessuto economico e per le opportunità di inserimento offerte alle donne nel mondo del lavoro. L’obiettivo è quello di valutare in che modo la formalizzazione del ruolo di assistente al parto abbia inciso sui profili delle levatrici, sia negli aspetti professionali – intesi come pratiche, formazione e riconoscimento sociale – sia in quelli etici, ovvero le qualità morali e i valori religiosi ritenuti necessari all’esercizio. Si è tentato, in particolare, di analizzare la regolamentazione dell’attività ostetrica nei due contesti selezionati valutando la possibilità di offrirne un’interpretazione alternativa a quella fondata sul paradigma storiografico del conflitto con i chirurghi e della conseguente marginalizzazione delle levatrici. Gli studi sul lavoro femminile hanno infatti in anni recenti superato la tesi del “declino” della partecipazione delle donne ai sistemi produttivi ed economici in età moderna, una revisione che, tuttavia, non ha ancora pienamente investito il campo dell’ostetricia. In questo ambito, storici e storiche hanno a lungo interpretato l’istituzionalizzazione della professione come un meccanismo di controllo volto a sottrarre alle donne un sapere tradizionalmente di loro dominio. Il quadro che emerge, al contrario, dall'indagine documentaria portata avanti nel lavoro (le fonti utilizzate comprendono documenti di scuole ostetriche, registri corporativi, testimonianze dirette di levatrici e procedimenti giudiziari che le vedevano coinvolte, utili a ricostruire un loro possibile profilo) consente di osservare che, pur in presenza di evidenti squilibri, i contesti di riferimento risultano così complessi e carichi di anomalie da non poter essere ricondotti in modo univoco a ingerenza, delegittimazione o marginalizzazione. Ciò che vien fuori, piuttosto, è un mondo che, anche quando venne formalizzato, mantenne comunque un margine di informalità: nel tessuto di regolamenti e prescrizioni, un certo grado di flessibilità continuò a consentire a queste donne di trovare orizzonti di azione e riconoscimento.
23-feb-2026
Italiano
Levatrici; Storia moderna; Storia di genere
BELLAVITIS, ANNA
DE CEGLIA, Francesco Paolo
CARRINO, Annastella
Università degli studi di Bari
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/377910
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIBA-377910