La tesi propone una riformulazione del concetto di vulnerabilità come nuovo trascendentale, capace di unificare ontologia, etica e politica. Lungi dall’indicare una semplice condizione di fragilità, la vulnerabilità viene assunta come principio costitutivo dell’essere-in-relazione: ciò che rende possibile la soggettività, il linguaggio e la verità stessa. Attraverso un percorso che intreccia filosofia e psicoanalisi, il lavoro ricostruisce la genealogia butleriana della vulnerabilità – dal confronto con Hegel e Hyppolite fino alle elaborazioni politiche dei testi Vite precarie e Regimi di guerra – mostrando come la libertà nasca dall’esposizione verso l'altro e come la dipendenza diventi fondamento di responsabilità reciproca. In dialogo con Vattimo e Meillassoux, la vulnerabilità si configura come alternativa al pensiero debole e al realismo speculativo: non fondamento trascendente, ma relazione assoluta che restituisce alla contingenza una densità etica. Il confronto con Severino, Lacan e Žižek consente di pensarla come **trascendentale impuro**: in Severino è forma vissuta dell’eterno nel tempo, in Lacan mancanza costitutiva che fonda linguaggio e desiderio, in Žižek forza negativa che apre il reale e rende possibile l’atto. La verità, in questa prospettiva, non è corrispondenza ma evento discorsivo, performativo e narrativo, radicato nella ferita simbolica del linguaggio. Sul piano etico e politico, la vulnerabilità diventa principio di memoria, coabitazione e cura, cifra di un universale errante che fonda la giustizia sulla relazione e non sull’identità. La parte empirica, svolta presso l’Assessorato al Welfare del Comune di Bari, verifica sul terreno istituzionale le ipotesi teoretiche. Attraverso la metodologia dell’osservazione partecipante, la ricerca analizza come la vulnerabilità attraversi non solo gli utenti ma anche le strutture amministrative, mostrando la coappartenenza fra soggetto e sistema. Il confronto tra il modello ETHOS (European Typology of Homelessness and Housing Exclusion), i Piani Sociali di Zona e le pratiche quotidiane di assistenza rivela la tensione tra linguaggio tecnico e esperienza vissuta. L’approccio Housing First viene interpretato come traduzione politica del principio di vulnerabilità: la casa come condizione di riconoscimento e di relazione. Infine, il dialogo tra Amartya Sen e Butler consente di leggere la vulnerabilità come capability relazionale, criterio operativo di giustizia e libertà. Ne emerge una filosofia capace di congiungere pensiero e prassi, verità e vita, etica e istituzione.
Politiche dell’identità tra performatività e parità partecipativa. Vulnerabilità: la verità che trascende il soggetto Judith Butler e l’inconscio
RIELA, VANESSA
2026
Abstract
La tesi propone una riformulazione del concetto di vulnerabilità come nuovo trascendentale, capace di unificare ontologia, etica e politica. Lungi dall’indicare una semplice condizione di fragilità, la vulnerabilità viene assunta come principio costitutivo dell’essere-in-relazione: ciò che rende possibile la soggettività, il linguaggio e la verità stessa. Attraverso un percorso che intreccia filosofia e psicoanalisi, il lavoro ricostruisce la genealogia butleriana della vulnerabilità – dal confronto con Hegel e Hyppolite fino alle elaborazioni politiche dei testi Vite precarie e Regimi di guerra – mostrando come la libertà nasca dall’esposizione verso l'altro e come la dipendenza diventi fondamento di responsabilità reciproca. In dialogo con Vattimo e Meillassoux, la vulnerabilità si configura come alternativa al pensiero debole e al realismo speculativo: non fondamento trascendente, ma relazione assoluta che restituisce alla contingenza una densità etica. Il confronto con Severino, Lacan e Žižek consente di pensarla come **trascendentale impuro**: in Severino è forma vissuta dell’eterno nel tempo, in Lacan mancanza costitutiva che fonda linguaggio e desiderio, in Žižek forza negativa che apre il reale e rende possibile l’atto. La verità, in questa prospettiva, non è corrispondenza ma evento discorsivo, performativo e narrativo, radicato nella ferita simbolica del linguaggio. Sul piano etico e politico, la vulnerabilità diventa principio di memoria, coabitazione e cura, cifra di un universale errante che fonda la giustizia sulla relazione e non sull’identità. La parte empirica, svolta presso l’Assessorato al Welfare del Comune di Bari, verifica sul terreno istituzionale le ipotesi teoretiche. Attraverso la metodologia dell’osservazione partecipante, la ricerca analizza come la vulnerabilità attraversi non solo gli utenti ma anche le strutture amministrative, mostrando la coappartenenza fra soggetto e sistema. Il confronto tra il modello ETHOS (European Typology of Homelessness and Housing Exclusion), i Piani Sociali di Zona e le pratiche quotidiane di assistenza rivela la tensione tra linguaggio tecnico e esperienza vissuta. L’approccio Housing First viene interpretato come traduzione politica del principio di vulnerabilità: la casa come condizione di riconoscimento e di relazione. Infine, il dialogo tra Amartya Sen e Butler consente di leggere la vulnerabilità come capability relazionale, criterio operativo di giustizia e libertà. Ne emerge una filosofia capace di congiungere pensiero e prassi, verità e vita, etica e istituzione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/378011
URN:NBN:IT:UNIBA-378011