La festa intesa come una “sospensione del tempo storico”1, è uno stravolgimento dell’ordine quotidiano e un’espressione della società umana in tutte le sue declinazioni. Insieme ad altri riti, rappresenta un elemento imprescindibile tanto per la comunità quanto per l’individuo. La festa costituisce una parentesi rispetto al tempo ordinario e, per manifestarsi, imprime nello spazio caratteristiche che ne sovvertono la stabilità. Questa sovversione si realizza invertendo la funzionalità degli elementi spaziali e modificandone il significato: una tenda può diventare un muro, un cono di luce trasformarsi in una stanza, una centina di legno fungere da pilastro, e così via. Essendo estemporanea e non proiettata nel futuro, la festa si innesta in un luogo esistente — naturale, urbano, archeologico — e lo trasforma. L’allestimento festivo trasporta chi vi partecipa in uno spazio altro, dissociato dalla fisicità e dalla temporalità quotidiane del luogo. L’azione festiva si fonda in una sovversione dei rapporti sociali e delle configurazioni spaziali: lo spazio, concepito come un continuum legato alla funzionalità ordinaria, viene stravolto e ri-significato. In questo processo, la festa genera una vera e propria “macchina festiva”2 che occupa il luogo per una durata limitata, sospendendo i rapporti spaziali e valoriali che ne definiscono l’uso quotidiano. La festa, fin dalle prime forme comunitarie, è stata una pratica fondamentale della società umana. In questo quadro, il rapporto tra comunità e luogo costituisce il fulcro della presente ricerca, che si concentra sull’analisi di come nuove comunità si insedino negli spazi dimenticati dalla società contemporanea occidentale attraverso il rito della festa. In particolare, il festival musicale — fenomeno con circa sessant’anni di storia — emerge come un caso esemplare. La tipologia di evento descritta si muove tra legale e illegale, segreto ed esplicito, legittimo ed illegittimo, basandosi su un approccio prefigurativo che in alcuni contesti si estremizza nell’utopismo, come nei Zone Autonome Temproanee3 ed in altri invece riesce ad intrecciarsi con la narrazione del reale. Lo spazio occupato da tali festival viene riletto in funzione del contesto, in funzione dei rapporti sociali che, liberandosi dalla struttura tempo quotidiano, ridisegnano spazi e dinamiche alternative, e degli aspetti performativi che la musica elettronica(soggetto di questi eventi) porta con se. Negli ultimi trent’anni, i festival di musica elettronica si sono imposti come progettuali di crescente rilevanza, intrecciando questioni urbanistiche — in quanto spesso situati in spazi marginali o residuali — e architettoniche, ecologiche e sociali. Il loro carattere temporaneo, la facilità di montaggio e smontaggio, l’elaborazione di allestimenti organizzativi complessi, di installazioni site-specific e la relazione con l’elemento musicale non solo come soggetto etereo ma fortemente anche spaziale, grazie anche al ballo, fanno di questi eventi un scenario complesso, in cui i partecipanti sono contemporaneamente fruitori e protagonisti e in cui si possa attivare una pratica prefigurativa del futuro. Questa ricerca si inserisce all’incrocio tra scenografia e festa, ambiti da sempre intrecciati: la prima è fondamentale per delimitare e rendere percepibile lo spazio-altro generato dalla seconda. In particolare, si indagherà come e perché il festival di musica elettronica rappresenti oggi una pratica urbana capace di valorizzare, creare e riabilitare frammenti di città o di territorio, proponendo sistemi spaziali alternativi e nuove modalità di aggregazione.

ARCHITETTURA DELLA FESTA. Pratiche di rilettura spaziale e rigenerazione territoriale nei festival di musica elettronica europei

TRUBIANI, VALERIO ANTONIO
2026

Abstract

La festa intesa come una “sospensione del tempo storico”1, è uno stravolgimento dell’ordine quotidiano e un’espressione della società umana in tutte le sue declinazioni. Insieme ad altri riti, rappresenta un elemento imprescindibile tanto per la comunità quanto per l’individuo. La festa costituisce una parentesi rispetto al tempo ordinario e, per manifestarsi, imprime nello spazio caratteristiche che ne sovvertono la stabilità. Questa sovversione si realizza invertendo la funzionalità degli elementi spaziali e modificandone il significato: una tenda può diventare un muro, un cono di luce trasformarsi in una stanza, una centina di legno fungere da pilastro, e così via. Essendo estemporanea e non proiettata nel futuro, la festa si innesta in un luogo esistente — naturale, urbano, archeologico — e lo trasforma. L’allestimento festivo trasporta chi vi partecipa in uno spazio altro, dissociato dalla fisicità e dalla temporalità quotidiane del luogo. L’azione festiva si fonda in una sovversione dei rapporti sociali e delle configurazioni spaziali: lo spazio, concepito come un continuum legato alla funzionalità ordinaria, viene stravolto e ri-significato. In questo processo, la festa genera una vera e propria “macchina festiva”2 che occupa il luogo per una durata limitata, sospendendo i rapporti spaziali e valoriali che ne definiscono l’uso quotidiano. La festa, fin dalle prime forme comunitarie, è stata una pratica fondamentale della società umana. In questo quadro, il rapporto tra comunità e luogo costituisce il fulcro della presente ricerca, che si concentra sull’analisi di come nuove comunità si insedino negli spazi dimenticati dalla società contemporanea occidentale attraverso il rito della festa. In particolare, il festival musicale — fenomeno con circa sessant’anni di storia — emerge come un caso esemplare. La tipologia di evento descritta si muove tra legale e illegale, segreto ed esplicito, legittimo ed illegittimo, basandosi su un approccio prefigurativo che in alcuni contesti si estremizza nell’utopismo, come nei Zone Autonome Temproanee3 ed in altri invece riesce ad intrecciarsi con la narrazione del reale. Lo spazio occupato da tali festival viene riletto in funzione del contesto, in funzione dei rapporti sociali che, liberandosi dalla struttura tempo quotidiano, ridisegnano spazi e dinamiche alternative, e degli aspetti performativi che la musica elettronica(soggetto di questi eventi) porta con se. Negli ultimi trent’anni, i festival di musica elettronica si sono imposti come progettuali di crescente rilevanza, intrecciando questioni urbanistiche — in quanto spesso situati in spazi marginali o residuali — e architettoniche, ecologiche e sociali. Il loro carattere temporaneo, la facilità di montaggio e smontaggio, l’elaborazione di allestimenti organizzativi complessi, di installazioni site-specific e la relazione con l’elemento musicale non solo come soggetto etereo ma fortemente anche spaziale, grazie anche al ballo, fanno di questi eventi un scenario complesso, in cui i partecipanti sono contemporaneamente fruitori e protagonisti e in cui si possa attivare una pratica prefigurativa del futuro. Questa ricerca si inserisce all’incrocio tra scenografia e festa, ambiti da sempre intrecciati: la prima è fondamentale per delimitare e rendere percepibile lo spazio-altro generato dalla seconda. In particolare, si indagherà come e perché il festival di musica elettronica rappresenti oggi una pratica urbana capace di valorizzare, creare e riabilitare frammenti di città o di territorio, proponendo sistemi spaziali alternativi e nuove modalità di aggregazione.
10-giu-2026
Italiano
PADOA SCHIOPPA, CATERINA
CARPENZANO, Orazio
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
268
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/378649
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-378649