All’interno dell'ontologia leopardiana l'immaginazione svolge un ruolo fondamentale. Essa fornisce infatti contenuto a quell’inestirpabile e infinito desiderio di piacere, che, secondo Leopardi, costituisce la radice di ogni esistenza. In questo modo, l'attività immaginativa mobilita la pulsione desiderante, orientandola verso l’azione. Privata di tale sforzo immaginativo, la vita sarebbe perciò immobile, che è come dire: non sarebbe vita. In questo senso, i prodotti dell’immaginazione, ossia le illusioni che l’animo è portato inevitabilmente a produrre, appaiono a Leopardi più reali della realtà stessa. L’illusione viva e naturale (distinta da quella artificialmente prodotta dalla ragione) è il tessuto stesso di un divenire immanente alla realtà, è lo spazio di espressione dell’attività creatrice del singolo essere e della natura vivente. L’immaginazione produce oggetti irreali, poiché porta all’essere ciò che prima non era, creando lo spazio di emergenza di un possibile. È per questo motivo che, per ogni forma di potere e di dominio, la forza immaginativa costituisce una minaccia da arginare scrupolosamente. Leopardi ne è perfettamente consapevole nel momento in cui condanna senza riserve l’ottimismo di un sistema di vita che si autorappresenta come «il più perfetto» e che, in realtà, è dominato dall’egoismo e dalla mortificazione della vitalità. Da questo punto di vista, l’atteggiamento realista non è altro che un inganno prodotto dall’eccesso di ragione, funzionale a conservare e a giustificare formalmente lo stato presente nelle sue iniquità. Al contrario, un’immaginazione libera dalla repressione della società è sempre portata a concepire delle alternative, proprio come ogni essere vivente, grazie a questa stessa attività, è in grado di inventare nuovi comportamenti, nuove abitudini e nuovi modi di esistenza.
“Nova immensità” : immaginazione creatrice e fantasie del vivente in Leopardi
Valentina, Maurella
2024
Abstract
All’interno dell'ontologia leopardiana l'immaginazione svolge un ruolo fondamentale. Essa fornisce infatti contenuto a quell’inestirpabile e infinito desiderio di piacere, che, secondo Leopardi, costituisce la radice di ogni esistenza. In questo modo, l'attività immaginativa mobilita la pulsione desiderante, orientandola verso l’azione. Privata di tale sforzo immaginativo, la vita sarebbe perciò immobile, che è come dire: non sarebbe vita. In questo senso, i prodotti dell’immaginazione, ossia le illusioni che l’animo è portato inevitabilmente a produrre, appaiono a Leopardi più reali della realtà stessa. L’illusione viva e naturale (distinta da quella artificialmente prodotta dalla ragione) è il tessuto stesso di un divenire immanente alla realtà, è lo spazio di espressione dell’attività creatrice del singolo essere e della natura vivente. L’immaginazione produce oggetti irreali, poiché porta all’essere ciò che prima non era, creando lo spazio di emergenza di un possibile. È per questo motivo che, per ogni forma di potere e di dominio, la forza immaginativa costituisce una minaccia da arginare scrupolosamente. Leopardi ne è perfettamente consapevole nel momento in cui condanna senza riserve l’ottimismo di un sistema di vita che si autorappresenta come «il più perfetto» e che, in realtà, è dominato dall’egoismo e dalla mortificazione della vitalità. Da questo punto di vista, l’atteggiamento realista non è altro che un inganno prodotto dall’eccesso di ragione, funzionale a conservare e a giustificare formalmente lo stato presente nelle sue iniquità. Al contrario, un’immaginazione libera dalla repressione della società è sempre portata a concepire delle alternative, proprio come ogni essere vivente, grazie a questa stessa attività, è in grado di inventare nuovi comportamenti, nuove abitudini e nuovi modi di esistenza.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/379275
URN:NBN:IT:UNIUPO-379275