Il progetto affronta l’emigrazione sabauda e quella borbonica di età francese in una prospettiva di lungo periodo, analizzandone origini, traiettorie, sviluppi ed esiti fino agli anni inoltrati della Restaurazione. Il focus principale è posto sull’elemento militare, che tanto al Nord quanto nel Mezzogiorno risultò maggioritario, senza tuttavia trascurare le altre esperienze, come quelle dei civili e dei religiosi. Il lavoro – a fronte di una bibliografia ancora carente – si basa su un’ampia ricerca archivistica, condotta in archivi pubblici e privati italiani, britannici e francesi. Il costante confronto tra i due contesti permette di mettere in luce elementi comuni e profonde differenze tra l’esperienza sabauda e quella borbonica. Nel Regno di Sardegna il fenomeno prese avvio nel settembre 1792, con l’occupazione francese di Nizza e della Savoia, e si sviluppò negli anni successivi secondo traiettorie che condussero gli émigrés in Sardegna, luogo di rifugio della dinastia, ma anche negli Stati della Coalizione. Nel Regno di Napoli e di Sicilia, invece, il movimento iniziò con il Decennio, nel 1806, e fu diretto principalmente verso la Sicilia, dove si trovava la corte borbonica. Gli esuli, colpiti dalla legislazione rivoluzionaria e napoleonica, che in molti casi comportò il sequestro e la nazionalizzazione dei loro patrimoni, fecero ritorno in patria alla Restaurazione, quando le vecchie dinastie li ricompensarono con cariche e onori. Elementi di tensione all’interno di società nelle quali la maggior parte degli individui aveva compiuto scelte opposte alle loro, aderendo ovvero all’esperienza napoleonica, gli ex émigrés costituirono nondimeno imprescindibili riserve di fedeltà per le due corone, come fu particolarmente evidente nel delicato passaggio delle rivoluzioni costituzionali del 1820-1821. Attraverso una prospettiva che intreccia storia politica, militare e amministrativa, la tesi restituisce quindi centralità a un fenomeno transnazionale che contribuì a ridefinire carriere, identità e pratiche di governo, dimostrando come l’emigrazione costituisca una chiave interpretativa privilegiata per comprendere la crisi degli antichi Stati italiani, l’esperienza napoleonica e l’età delle Restaurazioni.
I due esili. Emigrati borbonici e sabaudi nell’Europa Napoleonica
BERTOLINO, ANDREA
2026
Abstract
Il progetto affronta l’emigrazione sabauda e quella borbonica di età francese in una prospettiva di lungo periodo, analizzandone origini, traiettorie, sviluppi ed esiti fino agli anni inoltrati della Restaurazione. Il focus principale è posto sull’elemento militare, che tanto al Nord quanto nel Mezzogiorno risultò maggioritario, senza tuttavia trascurare le altre esperienze, come quelle dei civili e dei religiosi. Il lavoro – a fronte di una bibliografia ancora carente – si basa su un’ampia ricerca archivistica, condotta in archivi pubblici e privati italiani, britannici e francesi. Il costante confronto tra i due contesti permette di mettere in luce elementi comuni e profonde differenze tra l’esperienza sabauda e quella borbonica. Nel Regno di Sardegna il fenomeno prese avvio nel settembre 1792, con l’occupazione francese di Nizza e della Savoia, e si sviluppò negli anni successivi secondo traiettorie che condussero gli émigrés in Sardegna, luogo di rifugio della dinastia, ma anche negli Stati della Coalizione. Nel Regno di Napoli e di Sicilia, invece, il movimento iniziò con il Decennio, nel 1806, e fu diretto principalmente verso la Sicilia, dove si trovava la corte borbonica. Gli esuli, colpiti dalla legislazione rivoluzionaria e napoleonica, che in molti casi comportò il sequestro e la nazionalizzazione dei loro patrimoni, fecero ritorno in patria alla Restaurazione, quando le vecchie dinastie li ricompensarono con cariche e onori. Elementi di tensione all’interno di società nelle quali la maggior parte degli individui aveva compiuto scelte opposte alle loro, aderendo ovvero all’esperienza napoleonica, gli ex émigrés costituirono nondimeno imprescindibili riserve di fedeltà per le due corone, come fu particolarmente evidente nel delicato passaggio delle rivoluzioni costituzionali del 1820-1821. Attraverso una prospettiva che intreccia storia politica, militare e amministrativa, la tesi restituisce quindi centralità a un fenomeno transnazionale che contribuì a ridefinire carriere, identità e pratiche di governo, dimostrando come l’emigrazione costituisca una chiave interpretativa privilegiata per comprendere la crisi degli antichi Stati italiani, l’esperienza napoleonica e l’età delle Restaurazioni.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
Bertolino_I due esili.pdf
embargo fino al 16/09/2029
Licenza:
Tutti i diritti riservati
Dimensione
5.56 MB
Formato
Adobe PDF
|
5.56 MB | Adobe PDF |
I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.
https://hdl.handle.net/20.500.14242/379726
URN:NBN:IT:UNITO-379726