Il presente lavoro offre un’analisi integrata degli strumenti da lavoro impiegati nella produzione agricola, nell’artigianato del legno e nelle officine metallurgiche dell’Italia settentrionale in età romana, includendo anche gli strumenti polifunzionali. I reperti analizzati provengono dalle attuali regioni di Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Piemonte, e sono databili tra il II sec. a.C. e il V sec. d.C. La ricerca ha combinato l’analisi tipologica degli strumenti con lo studio delle fonti letterarie e iconografiche, affiancandoli a confronti etnoarcheologici con strumenti in uso fino al XX secolo, al fine di determinare le funzioni e le modalità d’uso degli utensili antichi. A questo approccio si è affiancato quello dell’archeologia sperimentale che ha consentito di comprendere e ricostruire la chaîne opératoire per la fabbricazione degli strumenti analizzati, nonché di identificare i tipi di scorie e gli scarti prodotti durante la lavorazione dei manufatti in ferro. Sono stati presi in esame 1317 reperti provenienti da 369 contesti, tra cui emerge la significativa presenza di 198 contesti funerari che hanno permesso l’analisi di 437 sepolture e hanno offerto importanti indicazioni sul valore simbolico attribuito a questi manufatti. Dal punto di vista cronologico, si registra una fase di massima vitalità produttiva tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., seguita da una progressiva contrazione a partire dal III sec. d.C., in linea con la crisi delle strutture produttive tardoantiche. Gli strumenti agricoli, i più numerosi, testimoniano il ruolo centrale dell’agricoltura e mostrano una notevole varietà tipologica e un’ampia diffusione, anche in aree collinari e montane, riflettendo l’espansione delle pratiche agrarie e la specializzazione raggiunta nel corso dell’età imperiale. Parallelamente, l’artigianato del legno si caratterizza per un’ampia gamma di strumenti e competenze tecniche, con laboratori presenti sia nelle villae rusticae, sia in contesti urbani, nei quali doveva essere presenta una produzione su scala più ampia. La metallurgia, anche se rappresentata da un minor numero di strumenti, rivela un elevato livello di specializzazione tecnologica, con strumenti dedicati alla gestione del fuoco, alla forgiatura e alla decorazione. Un caso emblematico è rappresentato dalla cesoia, strumento polifunzionale impiegato in diversi ambiti produttivi, domestici e rituali, la cui presenza in contesti funerari assume significati identitari e simbolici. La distribuzione spaziale e funzionale degli strumenti evidenzia l’importanza dei contesti rurali come centri dove si svolgevano non solamente attività agricole, ma dove erano attivi anche piccoli laboratori artigianali. In ambito urbano si osserva la presenza di botteghe artigianali specializzate, seppur apparentemente meno diffuse per la rara conservazione degli strumenti in questi contesti con lunga continuità di vita.
Gli strumenti da lavoro di età romana in Italia settentrionale: agricoltura, pastorizia, falegnameria, metallurgia
SPAGIARI, FABIO
2025
Abstract
Il presente lavoro offre un’analisi integrata degli strumenti da lavoro impiegati nella produzione agricola, nell’artigianato del legno e nelle officine metallurgiche dell’Italia settentrionale in età romana, includendo anche gli strumenti polifunzionali. I reperti analizzati provengono dalle attuali regioni di Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Lombardia e Piemonte, e sono databili tra il II sec. a.C. e il V sec. d.C. La ricerca ha combinato l’analisi tipologica degli strumenti con lo studio delle fonti letterarie e iconografiche, affiancandoli a confronti etnoarcheologici con strumenti in uso fino al XX secolo, al fine di determinare le funzioni e le modalità d’uso degli utensili antichi. A questo approccio si è affiancato quello dell’archeologia sperimentale che ha consentito di comprendere e ricostruire la chaîne opératoire per la fabbricazione degli strumenti analizzati, nonché di identificare i tipi di scorie e gli scarti prodotti durante la lavorazione dei manufatti in ferro. Sono stati presi in esame 1317 reperti provenienti da 369 contesti, tra cui emerge la significativa presenza di 198 contesti funerari che hanno permesso l’analisi di 437 sepolture e hanno offerto importanti indicazioni sul valore simbolico attribuito a questi manufatti. Dal punto di vista cronologico, si registra una fase di massima vitalità produttiva tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., seguita da una progressiva contrazione a partire dal III sec. d.C., in linea con la crisi delle strutture produttive tardoantiche. Gli strumenti agricoli, i più numerosi, testimoniano il ruolo centrale dell’agricoltura e mostrano una notevole varietà tipologica e un’ampia diffusione, anche in aree collinari e montane, riflettendo l’espansione delle pratiche agrarie e la specializzazione raggiunta nel corso dell’età imperiale. Parallelamente, l’artigianato del legno si caratterizza per un’ampia gamma di strumenti e competenze tecniche, con laboratori presenti sia nelle villae rusticae, sia in contesti urbani, nei quali doveva essere presenta una produzione su scala più ampia. La metallurgia, anche se rappresentata da un minor numero di strumenti, rivela un elevato livello di specializzazione tecnologica, con strumenti dedicati alla gestione del fuoco, alla forgiatura e alla decorazione. Un caso emblematico è rappresentato dalla cesoia, strumento polifunzionale impiegato in diversi ambiti produttivi, domestici e rituali, la cui presenza in contesti funerari assume significati identitari e simbolici. La distribuzione spaziale e funzionale degli strumenti evidenzia l’importanza dei contesti rurali come centri dove si svolgevano non solamente attività agricole, ma dove erano attivi anche piccoli laboratori artigianali. In ambito urbano si osserva la presenza di botteghe artigianali specializzate, seppur apparentemente meno diffuse per la rara conservazione degli strumenti in questi contesti con lunga continuità di vita.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/379740
URN:NBN:IT:UNIPD-379740