La ricerca ricostruisce la traiettoria della “cultura della valutazione” nella pubblica amministrazione italiana, da sempre elemento cardine del suo assetto, che ha accompagnato la transizione dalla tradizionale visione burocratica dell’agire amministrativo a una prospettiva incentrata sulla performance del dipendente pubblico. Nel tempo, strumenti e procedure di valutazione sono stati disciplinati in modo sempre più puntuale e dettagliato nella convinzione che la valutazione e la misurazione possano migliorare la qualità dell’azione amministrativa. L’innesto di logiche manageriali, in parte mutuate dal settore privato, ha rappresentato una sfida rilevante, nel contesto di riforme ricorrenti volte a innovare l’organizzazione e a modernizzare il lavoro pubblico. Muovendo dalle note di qualifica del T.U. del 1957 e dai controlli interni del d.lgs. 29/1993 e 286/1999, si analizza la svolta del d.lgs. 150/2009, che ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento del lavoro pubblico italiano il concetto di performance, e i correttivi del d.lgs. 74/2017, mettendo in evidenza luci e ombre dell’architettura introdotta: il ciclo della performance, il ruolo degli Organismi Indipendenti di Valutazione, il rapporto tra indirizzo politico e amministrazione e gli effetti economici e organizzativi della valutazione. Alla luce dei più recenti interventi legislativi nella cornice di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il lavoro di ricerca propone una riflessione sul concetto di professionalità nel lavoro pubblico, oggi definita non solo dalle conoscenze tecnico-specialistiche, ma anche dalle competenze trasversali valorizzate da fonti normative e indirizzi ministeriali. Da ciò consegue l’esigenza di un ripensamento sulle modalità di reclutamento del personale, che vedono come protagoniste le prove situazionali volte ad accertare le attitudini professionali e comportamentali del singolo. Tale evoluzione incide anche sulla fase esecutiva dell’obbligazione, oltre che su quella pre-negoziale, perché induce una riflessione sull’effettivo debito di attività del lavoratore in termini di professionalità e sull’ oggetto dell’obbligazione lavorativa. In prospettiva comparata, l’indagine confronta l’esperienza italiana con quella spagnola, soffermandosi sulla disciplina dell’evaluación del desempeño nell’Amministrazione Generale dello Stato e nella Comunità autonoma dell’Aragona. Vengono esaminati presupposti regolativi, caratteristiche e criticità legate alla figura del valutatore e ricadute economico organizzative, al fine di cogliere convergenze e divergenze nella costruzione dei sistemi di valutazione della performance. Uno studio applicativo sugli Enti locali, in particolare l’analisi dell’esperienza del Comune di Bari, sviluppata a partire da un tirocinio, ha consentito di osservare in concreto il funzionamento del Sistema di Misurazione e Valutazione della performance e, grazie allo studio di fonti interne, regolamenti e prassi informali, ne ha evidenziato punti di forza, criticità e possibili linee di miglioramento.
Innovazione organizzativa della Pubblica Amministrazione e miglioramento delle performance dei dipendenti pubblici
FRAGASSI, ANTONELLA
2026
Abstract
La ricerca ricostruisce la traiettoria della “cultura della valutazione” nella pubblica amministrazione italiana, da sempre elemento cardine del suo assetto, che ha accompagnato la transizione dalla tradizionale visione burocratica dell’agire amministrativo a una prospettiva incentrata sulla performance del dipendente pubblico. Nel tempo, strumenti e procedure di valutazione sono stati disciplinati in modo sempre più puntuale e dettagliato nella convinzione che la valutazione e la misurazione possano migliorare la qualità dell’azione amministrativa. L’innesto di logiche manageriali, in parte mutuate dal settore privato, ha rappresentato una sfida rilevante, nel contesto di riforme ricorrenti volte a innovare l’organizzazione e a modernizzare il lavoro pubblico. Muovendo dalle note di qualifica del T.U. del 1957 e dai controlli interni del d.lgs. 29/1993 e 286/1999, si analizza la svolta del d.lgs. 150/2009, che ha introdotto per la prima volta nell’ordinamento del lavoro pubblico italiano il concetto di performance, e i correttivi del d.lgs. 74/2017, mettendo in evidenza luci e ombre dell’architettura introdotta: il ciclo della performance, il ruolo degli Organismi Indipendenti di Valutazione, il rapporto tra indirizzo politico e amministrazione e gli effetti economici e organizzativi della valutazione. Alla luce dei più recenti interventi legislativi nella cornice di attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il lavoro di ricerca propone una riflessione sul concetto di professionalità nel lavoro pubblico, oggi definita non solo dalle conoscenze tecnico-specialistiche, ma anche dalle competenze trasversali valorizzate da fonti normative e indirizzi ministeriali. Da ciò consegue l’esigenza di un ripensamento sulle modalità di reclutamento del personale, che vedono come protagoniste le prove situazionali volte ad accertare le attitudini professionali e comportamentali del singolo. Tale evoluzione incide anche sulla fase esecutiva dell’obbligazione, oltre che su quella pre-negoziale, perché induce una riflessione sull’effettivo debito di attività del lavoratore in termini di professionalità e sull’ oggetto dell’obbligazione lavorativa. In prospettiva comparata, l’indagine confronta l’esperienza italiana con quella spagnola, soffermandosi sulla disciplina dell’evaluación del desempeño nell’Amministrazione Generale dello Stato e nella Comunità autonoma dell’Aragona. Vengono esaminati presupposti regolativi, caratteristiche e criticità legate alla figura del valutatore e ricadute economico organizzative, al fine di cogliere convergenze e divergenze nella costruzione dei sistemi di valutazione della performance. Uno studio applicativo sugli Enti locali, in particolare l’analisi dell’esperienza del Comune di Bari, sviluppata a partire da un tirocinio, ha consentito di osservare in concreto il funzionamento del Sistema di Misurazione e Valutazione della performance e, grazie allo studio di fonti interne, regolamenti e prassi informali, ne ha evidenziato punti di forza, criticità e possibili linee di miglioramento.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/380546
URN:NBN:IT:UNIBA-380546