Questo lavoro si pone all'intersezione tra critica postcoloniale e balcanista, pensiero decoloniale, studi critici sui confini e studi critici sulla razza. Assumendo i critical border studies come quadro teorico e come campo di intervento, la ricerca propone di leggere, attraverso un approccio genealogico e ricorsivo, il regime di frontiera europeo come una riarticolazione di dispositivi coloniali, continuamente prodotto e riprodotto dalla razza intesa come governamentalità biopolitica e necropolitica che produce gerarchie di mobilità e di vita. In particolare, nel contesto di riferimento, ossia la Bosnia-Erzegovina attraversata dalla Rotta Balcanica, si dimostra come il paese e più in generale lo spazio balcanico si costruiscano come una borderland in cui l'europeità e la bianchezza vengono costantemente sorvegliate e riprodotte. In questo senso, attraverso la lente della mobilità illegalizzata nella regione, è possibile mostrare come il regime di frontiera operi riattivando archivi coloniali balcanisti, razzializzando, da un lato le persone in movimento lungo la rotta come "non europee" e, dall'altro, la Bosnia e la sua popolazione come "quasi europee", strette nell'aspirazione all'integrazione euro-atlantica.
Genealogie coloniali della mobilità illegalizzata nello spazio balcanico in Bosnia-Erzegovina. Un’analisi critica della razza attraverso il regime di frontiera europeo
MARILUNGO, SARA
2026
Abstract
Questo lavoro si pone all'intersezione tra critica postcoloniale e balcanista, pensiero decoloniale, studi critici sui confini e studi critici sulla razza. Assumendo i critical border studies come quadro teorico e come campo di intervento, la ricerca propone di leggere, attraverso un approccio genealogico e ricorsivo, il regime di frontiera europeo come una riarticolazione di dispositivi coloniali, continuamente prodotto e riprodotto dalla razza intesa come governamentalità biopolitica e necropolitica che produce gerarchie di mobilità e di vita. In particolare, nel contesto di riferimento, ossia la Bosnia-Erzegovina attraversata dalla Rotta Balcanica, si dimostra come il paese e più in generale lo spazio balcanico si costruiscano come una borderland in cui l'europeità e la bianchezza vengono costantemente sorvegliate e riprodotte. In questo senso, attraverso la lente della mobilità illegalizzata nella regione, è possibile mostrare come il regime di frontiera operi riattivando archivi coloniali balcanisti, razzializzando, da un lato le persone in movimento lungo la rotta come "non europee" e, dall'altro, la Bosnia e la sua popolazione come "quasi europee", strette nell'aspirazione all'integrazione euro-atlantica.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/380568
URN:NBN:IT:UNIROMA1-380568