La tesi ricostruisce la formazione, nella Francia tra la seconda metà del XVIII secolo e i primi decenni del XIX, di un campo di saperi e controversie nel quale il clima venne progressivamente concepito come una realtà storicamente modificabile dall’azione umana. Attraverso un corpus composto da testi agronomici e naturalistici, memorie amministrative, dibattiti parlamentari, trattati di economia politica, progetti forestali e fonti letterarie, la ricerca analizza la grammatica idroclimatica che collegava foreste, acque, suoli, aria e salubrità, traducendone le trasformazioni in problemi di governo, proprietà, responsabilità e previsione. La Rivoluzione francese costituisce una soglia decisiva: la vendita dei beni nazionali, la ridefinizione dei diritti d’uso e i conflitti sulle risorse resero le alterazioni climatiche oggetto di accuse politiche e progetti di rigenerazione territoriale. La tesi segue la successiva rielaborazione di questi discorsi durante la riorganizzazione postrivoluzionaria, la Restaurazione e l’affermazione dell’industrialismo, fino alle loro applicazioni coloniali e alle critiche della civiltà produttiva. La ricerca mette così in discussione l’immagine di una modernità interamente inconsapevole dei propri effetti sulle condizioni fisiche della vita, senza costruire una genealogia lineare dell’ecologismo contemporaneo. Le riflessività climatiche emergono come un campo conteso, attraversato da finalità amministrative, proprietarie, comunitarie e socialiste. La loro storia mostra che la conoscenza del danno non determina autonomamente le risposte politiche: il suo significato dipende dalle istituzioni e dai rapporti sociali entro cui viene tradotta in decisione.
Il discorso climatico della modernità. Saperi e politiche del clima nella Francia tra XVIII-XIX secolo
PICONE, ALESSANDRO
2026
Abstract
La tesi ricostruisce la formazione, nella Francia tra la seconda metà del XVIII secolo e i primi decenni del XIX, di un campo di saperi e controversie nel quale il clima venne progressivamente concepito come una realtà storicamente modificabile dall’azione umana. Attraverso un corpus composto da testi agronomici e naturalistici, memorie amministrative, dibattiti parlamentari, trattati di economia politica, progetti forestali e fonti letterarie, la ricerca analizza la grammatica idroclimatica che collegava foreste, acque, suoli, aria e salubrità, traducendone le trasformazioni in problemi di governo, proprietà, responsabilità e previsione. La Rivoluzione francese costituisce una soglia decisiva: la vendita dei beni nazionali, la ridefinizione dei diritti d’uso e i conflitti sulle risorse resero le alterazioni climatiche oggetto di accuse politiche e progetti di rigenerazione territoriale. La tesi segue la successiva rielaborazione di questi discorsi durante la riorganizzazione postrivoluzionaria, la Restaurazione e l’affermazione dell’industrialismo, fino alle loro applicazioni coloniali e alle critiche della civiltà produttiva. La ricerca mette così in discussione l’immagine di una modernità interamente inconsapevole dei propri effetti sulle condizioni fisiche della vita, senza costruire una genealogia lineare dell’ecologismo contemporaneo. Le riflessività climatiche emergono come un campo conteso, attraversato da finalità amministrative, proprietarie, comunitarie e socialiste. La loro storia mostra che la conoscenza del danno non determina autonomamente le risposte politiche: il suo significato dipende dalle istituzioni e dai rapporti sociali entro cui viene tradotta in decisione.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/380571
URN:NBN:IT:UNIROMA1-380571