La ricerca indaga la presenza e il ruolo dei Chierici Regolari di San Paolo, detti Barnabiti, nella Roma della Controriforma, mettendo in luce la loro funzione di mediazione tra istituzioni religiose, cultura accademica e pratiche artistiche. L’arrivo dell’Ordine a Roma nel 1574 segna l’avvio di un processo di integrazione nella vita intellettuale dell’Urbe, che si sviluppa attraverso la fondazione di collegi, congregazioni e accademie. Attraverso un’ampia ricognizione delle fonti archivistiche — in particolare gli Acta triennalia dei collegi romani — e un’analisi sistematica delle pubblicazioni accademiche, la tesi dimostra come i Barnabiti abbiano contribuito alla definizione di un modello di sapere cattolico dialogico, capace di coniugare rigore dottrinale e apertura alle istanze della modernità. Centrale in questo percorso è l’Accademia degli Infecondi, la cui evoluzione — dal primo milieu di Santa Maria in Campitelli al trasferimento nella chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari nel 1661 — rivela un laboratorio di elaborazione collettiva in cui si intrecciano teologia, retorica, poesia, scienza naturale e arti visive. Le figure di Mazenta, Gavanti e Dossena testimoniano la versatilità intellettuale dei Barnabiti e la loro capacità di agire come intermediari tra curia, nobiltà e mondo artistico. L’indagine prosopografica e la lettura intertestuale delle fonti mostrano inoltre come la cultura barnabitica si traduca in dispositivi concreti — biblioteche, oratori, aule accademiche — che rendono visibile la trasformazione del sapere in esperienza comunitaria. La tesi propone infine una rilettura della cultura barocca romana come sistema dinamico di interazioni, in cui i Barnabiti e gli Infecondi operano da protagonisti nella costruzione del consenso culturale. La loro azione educativa e intellettuale, fondata sull’unità di parola, immagine e suono, rappresenta una delle vie privilegiate attraverso cui la Chiesa cattolica del Seicento elabora, trasmette e ritualizza il sapere.
I Barnabiti e i circoli culturali nella Roma del Seicento
GAMBINO, GIUSEPPE
2026
Abstract
La ricerca indaga la presenza e il ruolo dei Chierici Regolari di San Paolo, detti Barnabiti, nella Roma della Controriforma, mettendo in luce la loro funzione di mediazione tra istituzioni religiose, cultura accademica e pratiche artistiche. L’arrivo dell’Ordine a Roma nel 1574 segna l’avvio di un processo di integrazione nella vita intellettuale dell’Urbe, che si sviluppa attraverso la fondazione di collegi, congregazioni e accademie. Attraverso un’ampia ricognizione delle fonti archivistiche — in particolare gli Acta triennalia dei collegi romani — e un’analisi sistematica delle pubblicazioni accademiche, la tesi dimostra come i Barnabiti abbiano contribuito alla definizione di un modello di sapere cattolico dialogico, capace di coniugare rigore dottrinale e apertura alle istanze della modernità. Centrale in questo percorso è l’Accademia degli Infecondi, la cui evoluzione — dal primo milieu di Santa Maria in Campitelli al trasferimento nella chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari nel 1661 — rivela un laboratorio di elaborazione collettiva in cui si intrecciano teologia, retorica, poesia, scienza naturale e arti visive. Le figure di Mazenta, Gavanti e Dossena testimoniano la versatilità intellettuale dei Barnabiti e la loro capacità di agire come intermediari tra curia, nobiltà e mondo artistico. L’indagine prosopografica e la lettura intertestuale delle fonti mostrano inoltre come la cultura barnabitica si traduca in dispositivi concreti — biblioteche, oratori, aule accademiche — che rendono visibile la trasformazione del sapere in esperienza comunitaria. La tesi propone infine una rilettura della cultura barocca romana come sistema dinamico di interazioni, in cui i Barnabiti e gli Infecondi operano da protagonisti nella costruzione del consenso culturale. La loro azione educativa e intellettuale, fondata sull’unità di parola, immagine e suono, rappresenta una delle vie privilegiate attraverso cui la Chiesa cattolica del Seicento elabora, trasmette e ritualizza il sapere.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/380826
URN:NBN:IT:UNIROMA1-380826