“La bellezza salverà il mondo”, scriveva Dostoevskij. Questo ideale, tanto poetico quanto profondo, trova oggi nuova espressione anche nei contesti clinici, dove l’estetica non è più solo un concetto astratto, ma un elemento centrale del benessere individuale. L’idea di bellezza ha sempre affascinato l’umanità attraverso i secoli e la sua percezione è stata profondamente influenzata dall’evoluzione culturale, sociale e storica. Fin dall’antica Grecia infatti i temi estetici sono stati affrontati secondo dei modelli: uno tra questi era il modello di bellezza inteso come armonia delle forme, la simmetria e proporzione fra le varie parti di un oggetto. Questi costituiscono un vero e proprio canone estetico: bello è ciò che si configura come simmetria di elementi che compongono un insieme1. L’equilibrio e l’armonia rimangono ancora oggi obiettivi principali nel trattamento ortodontico. Il concetto di estetica facciale non è nuovo nell’ortodonzia: parallelamente allo sviluppo della disciplina, i trattamenti sono stati perfezionati per garantire non solo funzionalità, ma anche un risultato estetico2. L’estetica nell’ambito dell’ortodonzia si è tradizionalmente concentrata sull’analisi del profilo, come indicato nelle classificazioni di Angle e dalle analisi cefalometriche. Tuttavia questo approccio tende a trascurare la visione frontale, cruciale per la percezione del sorriso3. Norman Kingsley dedicò i suoi studi alla relazione dento-facciale in termini di equilibrio concludendo che l’attrattività delle caratteristiche facciali dipende dall’armonia tra la dentatura e la configurazione del volto4. Ad oggi numerosi studi scientifici confermano che l’aspetto del viso e dei denti di una persona influisce profondamente sulla percezione e sul giudizio degli altri. Per questo motivo l’ortodonzia si sta evolvendo sempre di più verso un approccio che integra il rispetto della personalità e delle caratteristiche individuali del paziente tale da migliorarne l’auto-percezione e valorizzare l’attrattività del sorriso5. L’esperienza estetica non consiste quindi in una registrazione passiva della realtà, ma si configura come un’elaborazione attiva di significati, che richiede processi di analisi e interpretazione. Essa coinvolge non solo il sistema visivo, ma anche un complesso sistema di cognizioni, emozioni e valori. Di recente, l’attenzione all’estetica del viso come indicatore del valore sociale è aumentata6. In particolare 7 la bocca rappresenta il centro di comunicazione del viso: il sorriso gioca un ruolo importante per il volto di chi sta parlando. È stato visto in numerosi studi come modificazioni psicologiche in positivo per quanto riguarda intelligenza, stabilità emotiva, sessualità e interazioni con altre persone venivano attribuite ad individui con sorrisi esteticamente piacevoli, ovvero un sorriso in cui la posizione, la forma, la dimensione e il colore dei denti, così come la gengiva visibile e la forma delle labbra rispettavano i principi di armonia e bellezza7. Le nozioni comuni sull’estetica faciale sono quindi basate su opinioni soggettive piuttosto che su dati scientifici. Spesso le preoccupazioni dei pazienti nascono da esigenze sociali piuttosto che da una reale consapevolezza medico-scientifica8. La dimensione soggettiva legata all’estetica del sorriso rappresenta uno svantaggio per i clinici in quanto complica l’applicazione di protocolli clinici evidence-based. A questo scopo alcuni studiosi hanno tracciato linee guida riguardanti l’estetica del sorriso con lo scopo di semplificare l’applicabilità clinica e la pianificazione interdisciplinare del trattamento del sorriso. Dalle ricerche condotte si è arrivati alla stipula di 10 punti sostanziali, noti come “I dieci comandamenti”: protagonisti del sorriso saranno gli incisivi centrali9. Il benessere psicosociale è strettamente legato all'atto di sorridere. Sorridere non solo esprime felicità, ma può anche avere un impatto positivo sul nostro stato emotivo e fisico, contribuendo a migliorare l'umore, a ridurre lo stress e a rafforzare le relazioni sociali. Tuttavia, le ricerche sulla relazione tra benessere e sorriso si basano per lo più su resoconti soggettivi e questionari, che forniscono una visione parziale e influenzata dalla percezione individuale. I self-report, infatti, sono suscettibili di bias di richiamo, con i pazienti che potrebbero non essere pienamente consapevoli di come la loro condizione, come ad esempio la malocclusione, influenzi il loro comportamento legato al sorriso10. La comprensione delle caratteristiche qualitative e quantitative del sorriso — come la frequenza, la durata e l'intensità del sorriso — è cruciale per ottenere un quadro più preciso della relazione tra sorriso e benessere. Purtroppo, le informazioni oggettive su quanto spesso e intensamente le persone sorridano, nonché sull'effetto che la salute orale, inclusa la malocclusione, ha sul sorriso, sono ancora limitate. La malocclusione, infatti, può influenzare negativamente la spontaneità del sorriso, creando incertezze o disagio nel sorridere, e ciò potrebbe riflettersi nel benessere psicosociale degli individui. Una migliore comprensione di queste dinamiche 8 potrebbe migliorare l’approccio terapeutico, evidenziando l’importanza di una corretta salute orale non solo per la funzionalità fisica, ma anche per il benessere emotivo e sociale delle persone. Per la maggior parte del ventesimo secolo, l'idea prevalente era che l'occlusione fosse l'obiettivo principale del trattamento ortodontico, mentre l'estetica svolgesse solo un ruolo secondario. Solo in un secondo momento si arrivò alla conclusione che una buona occlusione non significa necessariamente un buon equilibrio facciale. È necessario quindi che gli ortodontisti studino il cambiamento dei tessuti molli come conseguenza dei trattamenti ortodontici per un'ideale attrattività facciale.

Estetica facciale e strumenti digitali autopercezione e valutazione clinica tridimensionale post-espansione ortopedica

SQUILLACE, FRANCESCA
2026

Abstract

“La bellezza salverà il mondo”, scriveva Dostoevskij. Questo ideale, tanto poetico quanto profondo, trova oggi nuova espressione anche nei contesti clinici, dove l’estetica non è più solo un concetto astratto, ma un elemento centrale del benessere individuale. L’idea di bellezza ha sempre affascinato l’umanità attraverso i secoli e la sua percezione è stata profondamente influenzata dall’evoluzione culturale, sociale e storica. Fin dall’antica Grecia infatti i temi estetici sono stati affrontati secondo dei modelli: uno tra questi era il modello di bellezza inteso come armonia delle forme, la simmetria e proporzione fra le varie parti di un oggetto. Questi costituiscono un vero e proprio canone estetico: bello è ciò che si configura come simmetria di elementi che compongono un insieme1. L’equilibrio e l’armonia rimangono ancora oggi obiettivi principali nel trattamento ortodontico. Il concetto di estetica facciale non è nuovo nell’ortodonzia: parallelamente allo sviluppo della disciplina, i trattamenti sono stati perfezionati per garantire non solo funzionalità, ma anche un risultato estetico2. L’estetica nell’ambito dell’ortodonzia si è tradizionalmente concentrata sull’analisi del profilo, come indicato nelle classificazioni di Angle e dalle analisi cefalometriche. Tuttavia questo approccio tende a trascurare la visione frontale, cruciale per la percezione del sorriso3. Norman Kingsley dedicò i suoi studi alla relazione dento-facciale in termini di equilibrio concludendo che l’attrattività delle caratteristiche facciali dipende dall’armonia tra la dentatura e la configurazione del volto4. Ad oggi numerosi studi scientifici confermano che l’aspetto del viso e dei denti di una persona influisce profondamente sulla percezione e sul giudizio degli altri. Per questo motivo l’ortodonzia si sta evolvendo sempre di più verso un approccio che integra il rispetto della personalità e delle caratteristiche individuali del paziente tale da migliorarne l’auto-percezione e valorizzare l’attrattività del sorriso5. L’esperienza estetica non consiste quindi in una registrazione passiva della realtà, ma si configura come un’elaborazione attiva di significati, che richiede processi di analisi e interpretazione. Essa coinvolge non solo il sistema visivo, ma anche un complesso sistema di cognizioni, emozioni e valori. Di recente, l’attenzione all’estetica del viso come indicatore del valore sociale è aumentata6. In particolare 7 la bocca rappresenta il centro di comunicazione del viso: il sorriso gioca un ruolo importante per il volto di chi sta parlando. È stato visto in numerosi studi come modificazioni psicologiche in positivo per quanto riguarda intelligenza, stabilità emotiva, sessualità e interazioni con altre persone venivano attribuite ad individui con sorrisi esteticamente piacevoli, ovvero un sorriso in cui la posizione, la forma, la dimensione e il colore dei denti, così come la gengiva visibile e la forma delle labbra rispettavano i principi di armonia e bellezza7. Le nozioni comuni sull’estetica faciale sono quindi basate su opinioni soggettive piuttosto che su dati scientifici. Spesso le preoccupazioni dei pazienti nascono da esigenze sociali piuttosto che da una reale consapevolezza medico-scientifica8. La dimensione soggettiva legata all’estetica del sorriso rappresenta uno svantaggio per i clinici in quanto complica l’applicazione di protocolli clinici evidence-based. A questo scopo alcuni studiosi hanno tracciato linee guida riguardanti l’estetica del sorriso con lo scopo di semplificare l’applicabilità clinica e la pianificazione interdisciplinare del trattamento del sorriso. Dalle ricerche condotte si è arrivati alla stipula di 10 punti sostanziali, noti come “I dieci comandamenti”: protagonisti del sorriso saranno gli incisivi centrali9. Il benessere psicosociale è strettamente legato all'atto di sorridere. Sorridere non solo esprime felicità, ma può anche avere un impatto positivo sul nostro stato emotivo e fisico, contribuendo a migliorare l'umore, a ridurre lo stress e a rafforzare le relazioni sociali. Tuttavia, le ricerche sulla relazione tra benessere e sorriso si basano per lo più su resoconti soggettivi e questionari, che forniscono una visione parziale e influenzata dalla percezione individuale. I self-report, infatti, sono suscettibili di bias di richiamo, con i pazienti che potrebbero non essere pienamente consapevoli di come la loro condizione, come ad esempio la malocclusione, influenzi il loro comportamento legato al sorriso10. La comprensione delle caratteristiche qualitative e quantitative del sorriso — come la frequenza, la durata e l'intensità del sorriso — è cruciale per ottenere un quadro più preciso della relazione tra sorriso e benessere. Purtroppo, le informazioni oggettive su quanto spesso e intensamente le persone sorridano, nonché sull'effetto che la salute orale, inclusa la malocclusione, ha sul sorriso, sono ancora limitate. La malocclusione, infatti, può influenzare negativamente la spontaneità del sorriso, creando incertezze o disagio nel sorridere, e ciò potrebbe riflettersi nel benessere psicosociale degli individui. Una migliore comprensione di queste dinamiche 8 potrebbe migliorare l’approccio terapeutico, evidenziando l’importanza di una corretta salute orale non solo per la funzionalità fisica, ma anche per il benessere emotivo e sociale delle persone. Per la maggior parte del ventesimo secolo, l'idea prevalente era che l'occlusione fosse l'obiettivo principale del trattamento ortodontico, mentre l'estetica svolgesse solo un ruolo secondario. Solo in un secondo momento si arrivò alla conclusione che una buona occlusione non significa necessariamente un buon equilibrio facciale. È necessario quindi che gli ortodontisti studino il cambiamento dei tessuti molli come conseguenza dei trattamenti ortodontici per un'ideale attrattività facciale.
21-gen-2026
Italiano
BARBATO, Ersilia
RIBUFFO, Diego
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
136
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi_dottorato_Squillace.pdf

accesso aperto

Licenza: Creative Commons
Dimensione 10.51 MB
Formato Adobe PDF
10.51 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/381447
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-381447