Grazie alla sua posizione strategica all’interno delle più importanti rotte commerciali del Mediterraneo antico, l’Etruria settentrionale tirrenica si presentava come un crocevia fondamentale per lo scambio di beni, saperi e risorse. La vicinanza con l’Arcipelago Toscano, la conformazione della costa, e le numerose lagune hanno portato ad una diffusa e capillare presenza di porti, luoghi cardine per lo scambio – inteso nel suo più ampio significato –, favorendo così la pratica del commercio. Questi scali permettevano inoltre di raggiungere l’Etruria interna grazie alle vie fluviali navigabili che quindi, più che come barriere ecologiche, possono piuttosto essere intese come dei veri e propri corridoi di penetrazione. In questo contesto, le aree sacre hanno rivestito un ruolo di primaria importanza, contribuendo in modo significativo alla strutturazione del territorio antico non solo da un punto di vista strettamente insediativo, ma anche economico e sociale. Si tratta di una realtà articolata e complessa, come è possibile evincere dalle varie tipologie di santuari che si possono individuare: urbani, suburbani, necropolari, di campagna, extraurbani e di frontiera. Queste categorie, ormai consolidate in letteratura, riflettono la posizione topografica del luogo sacro, ma possono assumere ulteriori sfaccettature a seconda del culto che veniva lì praticato. I templi costituiscono però solo una parte del sistema cultuale antico, quella monumentale e quindi più facilmente percepibile. Tertulliano (Apolog. 25. 12-13) testimonia infatti che nell’Etruria settentrionale ai tempi di Numa non era costume erigere templi e nemmeno dedicare statue delle divinità tutelari, mentre al contrario si allestivano “temeraria de caespite altaria”. Questo emerge molto chiaramente dal dato archeologico, costituito per la maggior parte da ex voto isolati o raccolti in depositi votivi. Ad oggi manca uno studio sistematico ed organico dei luoghi di culto nell’Etruria settentrionale. Sulla base di queste considerazioni si fonda il presente elaborato, il cui obiettivo è quello di ricostruire il paesaggio sacro dell’Etruria settentrionale tirrenica nella zona compresa fra il territorio di Volterra e quello di Roselle fra il VI secolo a.C. e il IV secolo d.C. L’indagine include anche il comprensorio di Vulci e della Valle dell’Albegna, aree tradizionalmente annoverate nell’Etruria meridionale, ma che si sono ritenute rilevanti per verificare le dinamiche di contatto e influenza nell’elaborazione dell’apparato religioso-sociale di due realtà confinanti, ontologicamente e fisicamente differenti, ma in parte interconnesse. L’arco cronologico è necessariamente di ampio respiro, per consentire un’analisi diacronica che metta in luce l’evoluzione delle pratiche cultuali in relazione ai principali cambiamenti storici e sociali. I limiti temporali scelti sono stati fissati al VI secolo a.C., quando la documentazione archeologica di tipo sacro diventa più consistente, e al IV secolo d.C., la fase di transizione dai culti pagani a quelli cristiani. L’elaborato è articolato in quattro capitoli principali, organizzati secondo un progressivo approfondimento dal quadro generale alla sintesi interpretativa e applicativa dei dati raccolti. Il primo capitolo, di inquadramento storico-geografico, offre una sintesi della geomorfologia e della storia del comprensorio in esame, con particolare attenzione alla definizione e alla problematica dei confini territoriali, intesi come elemento essenziale per la comprensione della strutturazione insediativa e cultuale del paesaggio. Il secondo capitolo è dedicato all’analisi della dimensione sacra del territorio e propone una classificazione tipologica dei santuari e dei luoghi di culto. Vengono presi in esame i principali indicatori archeologici utili all’identificazione delle evidenze cultuali, quali strutture templari, iscrizioni sacre, depositi votivi ed ex voto, l’instrumentum sacro ed elementi del paesaggio ritualizzati. Il capitolo si conclude con un approfondimento relativo alle funzioni cultuali, alle epiclesi e alle possibili sovrapposizioni e coincidenze cultuali delle divinità. Il terzo capitolo, sviluppato attraverso gli strumenti teorici e metodologici dell’Archeologia dei Paesaggi, propone una ricostruzione dell’antica geografia sacra dell’Etruria settentrionale tirrenica. Dopo una sezione introduttiva dedicata alle metodologie e procedure di raccolta, gestione e analisi dei dati, viene presentata la piattaforma GIS utilizzata per l’archiviazione e la visualizzazione delle informazioni, e per l’esecuzione delle analisi spaziali. Il capitolo affronta quindi l’evoluzione diacronica del paesaggio sacro del comprensorio in esame, articolata per fasi cronologiche e ambiti territoriali, per concludersi con la presentazione dei principali risultati delle analisi spaziali, rappresentazioni grafiche e una riflessione sulla distribuzione dei culti. Il quarto capitolo è dedicato all’Archeologia Pubblica e alle strategie di valorizzazione del patrimonio cultuale. Dopo una sezione introduttiva relativa all’organizzazione della piattaforma GIS dedicata, viene presentata la proposta di rete sentieristica di archeotrekking “Sulle tracce degli dèi”, elaborata sulla base dei risultati della ricerca e finalizzata alla valorizzazione e messa in rete dei luoghi di culto identificati. Il capitolo include inoltre un caso studio, funzionale alla verifica e alla sperimentazione delle ipotesi progettuali avanzate. La stesura di questo capitolo ha beneficiato dell’esperienza maturata durante il soggiorno presso l’INCIPIT-CSIC di Santiago de Compostela, sotto la supervisione del dott. J. Almansa-Sánchez, che ha consentito l’inserimento della ricerca in un quadro metodologico internazionale e interdisciplinare, e del tirocinio presso la Direzione Generale Musei di Roma, che ha contribuito alla riflessione sulle modalità di fruizione pubblica e sulle potenzialità delle piattaforme digitali applicate al patrimonio archeologico. L’elaborato è corredato da un’appendice finale riportante il Catalogo dei siti e delle evidenze di carattere sacro, che raccoglie in forma sistematica la documentazione relativa ai contesti analizzati.
Uno studio di geografia sacra. Culto, commercio e scambi culturali nei santuari del Tirreno settentrionale
DE PIERI, FRANCESCA
2026
Abstract
Grazie alla sua posizione strategica all’interno delle più importanti rotte commerciali del Mediterraneo antico, l’Etruria settentrionale tirrenica si presentava come un crocevia fondamentale per lo scambio di beni, saperi e risorse. La vicinanza con l’Arcipelago Toscano, la conformazione della costa, e le numerose lagune hanno portato ad una diffusa e capillare presenza di porti, luoghi cardine per lo scambio – inteso nel suo più ampio significato –, favorendo così la pratica del commercio. Questi scali permettevano inoltre di raggiungere l’Etruria interna grazie alle vie fluviali navigabili che quindi, più che come barriere ecologiche, possono piuttosto essere intese come dei veri e propri corridoi di penetrazione. In questo contesto, le aree sacre hanno rivestito un ruolo di primaria importanza, contribuendo in modo significativo alla strutturazione del territorio antico non solo da un punto di vista strettamente insediativo, ma anche economico e sociale. Si tratta di una realtà articolata e complessa, come è possibile evincere dalle varie tipologie di santuari che si possono individuare: urbani, suburbani, necropolari, di campagna, extraurbani e di frontiera. Queste categorie, ormai consolidate in letteratura, riflettono la posizione topografica del luogo sacro, ma possono assumere ulteriori sfaccettature a seconda del culto che veniva lì praticato. I templi costituiscono però solo una parte del sistema cultuale antico, quella monumentale e quindi più facilmente percepibile. Tertulliano (Apolog. 25. 12-13) testimonia infatti che nell’Etruria settentrionale ai tempi di Numa non era costume erigere templi e nemmeno dedicare statue delle divinità tutelari, mentre al contrario si allestivano “temeraria de caespite altaria”. Questo emerge molto chiaramente dal dato archeologico, costituito per la maggior parte da ex voto isolati o raccolti in depositi votivi. Ad oggi manca uno studio sistematico ed organico dei luoghi di culto nell’Etruria settentrionale. Sulla base di queste considerazioni si fonda il presente elaborato, il cui obiettivo è quello di ricostruire il paesaggio sacro dell’Etruria settentrionale tirrenica nella zona compresa fra il territorio di Volterra e quello di Roselle fra il VI secolo a.C. e il IV secolo d.C. L’indagine include anche il comprensorio di Vulci e della Valle dell’Albegna, aree tradizionalmente annoverate nell’Etruria meridionale, ma che si sono ritenute rilevanti per verificare le dinamiche di contatto e influenza nell’elaborazione dell’apparato religioso-sociale di due realtà confinanti, ontologicamente e fisicamente differenti, ma in parte interconnesse. L’arco cronologico è necessariamente di ampio respiro, per consentire un’analisi diacronica che metta in luce l’evoluzione delle pratiche cultuali in relazione ai principali cambiamenti storici e sociali. I limiti temporali scelti sono stati fissati al VI secolo a.C., quando la documentazione archeologica di tipo sacro diventa più consistente, e al IV secolo d.C., la fase di transizione dai culti pagani a quelli cristiani. L’elaborato è articolato in quattro capitoli principali, organizzati secondo un progressivo approfondimento dal quadro generale alla sintesi interpretativa e applicativa dei dati raccolti. Il primo capitolo, di inquadramento storico-geografico, offre una sintesi della geomorfologia e della storia del comprensorio in esame, con particolare attenzione alla definizione e alla problematica dei confini territoriali, intesi come elemento essenziale per la comprensione della strutturazione insediativa e cultuale del paesaggio. Il secondo capitolo è dedicato all’analisi della dimensione sacra del territorio e propone una classificazione tipologica dei santuari e dei luoghi di culto. Vengono presi in esame i principali indicatori archeologici utili all’identificazione delle evidenze cultuali, quali strutture templari, iscrizioni sacre, depositi votivi ed ex voto, l’instrumentum sacro ed elementi del paesaggio ritualizzati. Il capitolo si conclude con un approfondimento relativo alle funzioni cultuali, alle epiclesi e alle possibili sovrapposizioni e coincidenze cultuali delle divinità. Il terzo capitolo, sviluppato attraverso gli strumenti teorici e metodologici dell’Archeologia dei Paesaggi, propone una ricostruzione dell’antica geografia sacra dell’Etruria settentrionale tirrenica. Dopo una sezione introduttiva dedicata alle metodologie e procedure di raccolta, gestione e analisi dei dati, viene presentata la piattaforma GIS utilizzata per l’archiviazione e la visualizzazione delle informazioni, e per l’esecuzione delle analisi spaziali. Il capitolo affronta quindi l’evoluzione diacronica del paesaggio sacro del comprensorio in esame, articolata per fasi cronologiche e ambiti territoriali, per concludersi con la presentazione dei principali risultati delle analisi spaziali, rappresentazioni grafiche e una riflessione sulla distribuzione dei culti. Il quarto capitolo è dedicato all’Archeologia Pubblica e alle strategie di valorizzazione del patrimonio cultuale. Dopo una sezione introduttiva relativa all’organizzazione della piattaforma GIS dedicata, viene presentata la proposta di rete sentieristica di archeotrekking “Sulle tracce degli dèi”, elaborata sulla base dei risultati della ricerca e finalizzata alla valorizzazione e messa in rete dei luoghi di culto identificati. Il capitolo include inoltre un caso studio, funzionale alla verifica e alla sperimentazione delle ipotesi progettuali avanzate. La stesura di questo capitolo ha beneficiato dell’esperienza maturata durante il soggiorno presso l’INCIPIT-CSIC di Santiago de Compostela, sotto la supervisione del dott. J. Almansa-Sánchez, che ha consentito l’inserimento della ricerca in un quadro metodologico internazionale e interdisciplinare, e del tirocinio presso la Direzione Generale Musei di Roma, che ha contribuito alla riflessione sulle modalità di fruizione pubblica e sulle potenzialità delle piattaforme digitali applicate al patrimonio archeologico. L’elaborato è corredato da un’appendice finale riportante il Catalogo dei siti e delle evidenze di carattere sacro, che raccoglie in forma sistematica la documentazione relativa ai contesti analizzati.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/381556
URN:NBN:IT:UNIROMA1-381556