Lo studio affronta uno spaccato della cultura felsinea del Cinquecento considerando il sistema delle accademie, ossia dei ritrovi più o meno formali individuabili alla base dei rapporti che videro artisti, letterati, musicisti, collezionisti e docenti dello Studio interagire all’insegna di interessi condivisi; segue il percorso diacronico che va dalla nascita della proto-accademia bentivolesca del Viridario fino all’istituzione dell’Accademia dei Gelati nel 1588 e fornisce chiavi di lettura inedite per opere famose, considerate con un approccio interdisciplinare. Protagonista della seconda parte dell’elaborato è Agostino Carracci con il suo percorso erudito, così come in parte prefigurato nell’orazione funebre di Lucio Faberi (1603): sulla scorta di questa e delle altre principali testimonianze, si è inteso ripensarne gli inizi per soppesare gli stimoli di diverso tipo ricevuti dai noti maestri, verificando a qual punto potessero convogliare nel risultato che vide l’artista accresciuto, di fianco agli altrettanto celebri Ercole Bottrigari, Cesare Rinaldi, Giulio Cesare Croce. Nemmeno è stata trascurata la relazione con esponenti del calibro di Girolamo Zoppio, Ulisse Aldrovandi e Giovanni Antonio Magini, gli ultimi due in particolare ricordati da Malvasia in quanto soliti frequentare la stanza degli Incamminati.
Accademie e artisti a Bologna nel Cinquecento
MANES, ARIANNA
2026
Abstract
Lo studio affronta uno spaccato della cultura felsinea del Cinquecento considerando il sistema delle accademie, ossia dei ritrovi più o meno formali individuabili alla base dei rapporti che videro artisti, letterati, musicisti, collezionisti e docenti dello Studio interagire all’insegna di interessi condivisi; segue il percorso diacronico che va dalla nascita della proto-accademia bentivolesca del Viridario fino all’istituzione dell’Accademia dei Gelati nel 1588 e fornisce chiavi di lettura inedite per opere famose, considerate con un approccio interdisciplinare. Protagonista della seconda parte dell’elaborato è Agostino Carracci con il suo percorso erudito, così come in parte prefigurato nell’orazione funebre di Lucio Faberi (1603): sulla scorta di questa e delle altre principali testimonianze, si è inteso ripensarne gli inizi per soppesare gli stimoli di diverso tipo ricevuti dai noti maestri, verificando a qual punto potessero convogliare nel risultato che vide l’artista accresciuto, di fianco agli altrettanto celebri Ercole Bottrigari, Cesare Rinaldi, Giulio Cesare Croce. Nemmeno è stata trascurata la relazione con esponenti del calibro di Girolamo Zoppio, Ulisse Aldrovandi e Giovanni Antonio Magini, gli ultimi due in particolare ricordati da Malvasia in quanto soliti frequentare la stanza degli Incamminati.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/381557
URN:NBN:IT:UNIROMA1-381557