L’esposizione di resti umani di origine archeologica suscita notevole interesse e curiosità nei pubblici museali. Al contempo, solleva interrogativi etici e culturali per i valori simbolici, scientifici e identitari che essi possono rappresentare. Il comportamento e le reazioni emotive dei visitatori museali che incontrano dei resti umani scheletrici, e alle relative rappresentazioni dei tratti facciali, rappresentano un ambito di ricerca ancora scarsamente esplorato. Negli ultimi anni, si è assistito a un'evoluzione significativa nella concezione dell’esperienza museale: l’attenzione non è più rivolta unicamente alla comunicazione della collezione in sé, bensì al rapporto dinamico tra il percorso espositivo e i visitatori. Tuttavia, questo approccio, definito human-centered, non è ancora applicato in modo sistematico ai contesti museali che espongono resti umani. Il presente progetto di dottorato si propone di contribuire allo sviluppo di quest'area di ricerca applicando questo approccio alla Sala Archeologica del Museo Colle del Duomo di Viterbo, in cui è presente un'area cimiteriale con due crani esposti (T3 e T9, datati tra l'VIII e il XVIII secolo). Lo studio persegue diversi obiettivi, tra loro complementari: ricostruire il profilo biologico, paleopatologico e la morfologia craniofacciale dei due individui al fine di inferirne il probabile aspetto fisico; comprendere le dinamiche comportamentali e le reazioni cognitive ed emotive dei visitatori adulti nei confronti dei resti umani scheletrici, prima e dopo l'introduzione di pannelli espositivi contenenti le rappresentazioni dei tratti facciali e le informazioni osteobiografiche; verificare se i resti umani siano percepiti come reperti museali o come persone vissute nel passato, e valutare l'efficacia della mediazione nel migliorare l'esperienza museale e nel facilitare il trasferimento di conoscenze. L'analisi bioantropologica e paleopatologica, condotta macroscopicamente, ha determinato il sesso maschile per entrambi gli individui e stimato l'età alla morte tra i 45-55 anni per T3 e i 18-25 anni per T9; entrambi presentano patologie orali, tra cui parodontopatia generalizzata e depositi di tartaro. T3 mostra plagiocefalia e alterazioni degenerative dell'articolazione temporo-mandibolare; T9 ipoplasia lineare dello smalto. Tali risultati hanno consentito la realizzazione delle rappresentazioni digitali dei tratti facciali, mediante un approccio metodologico ibrido 2D/3D e la redazione dei testi dei pannelli informativi, impaginati seguendo le linee guida per l'accessibilità cognitiva. Lo studio è articolato in due fasi. Nella prima (Fase 1), l'allestimento è stato mantenuto privo di pannellistica; nella seconda (Fase 2), sono stati introdotti i pannelli espositivi. Esclusivamente nella Fase 1, i visitatori hanno avuto la possibilità di accedere alla Sala attraverso due ingressi distinti, il Percorso A e Percorso B. In entrambe le fasi e i percorsi, i tempi di permanenza, le reazioni comportamentali ed emotive dei visitatori sono state rilevati attraverso un sistema di telecamere di visione artificiale e un questionario di 21 domande. Il questionario è articolato in cinque aree tematiche: familiarità con il contesto, processi cognitivi e reazioni emotive, gradimento e percezione della modalità espositiva, consapevolezza etica e profilo sociodemografico. I tempi di permanenza nella Sala sono stati segmentati mediante clustering in tre fasce di interesse (basso interesse, medio interesse e alto interesse). Nella Fase 1A (Percorso A), la mediana è pari a 66 s (IQR 36–115) mentre nella Fase 1B (Percorso B) 52 s (IQR 30–155). Tuttavia, il confronto tra i percorsi non evidenzia differenze significative nei tempi mediani (U = 76.254; p = 0,379), sebbene la distribuzione nelle fasce differisca significativamente (p < 0,001), con il Percorso B più polarizzato verso gli estremi. Nella Fase 2A, la mediana sale a 98 s (IQR 48–210). Il confronto tra Fase 1A e Fase 2A rivela un incremento significativo del 48% del tempo mediano di permanenza (p < 0,001), accompagnato dal raddoppio della quota di visitatori nella fascia di alto interesse (dal 14,7% al 30,4%). Sul piano cognitivo, nella Fase 1A i resti sono percepiti attraverso una duplice chiave di lettura, tra archeologia (57,14%) e riconoscimento come persone vissute nel passato (56,04%). Nella Fase 1B, l'associazione con le persone del passato si riduce al 37,14%, con la percezione più associata al “reperto”. Nella Fase 2A, la categoria "persone vissute nel passato" diventa dominante (69,79%), mentre l'archeologia scende al 48,96%. Inoltre, nella Fase 2, l'accuratezza sull’individuazione dei crani esposti migliora significativamente (dal 65,96% all'82,47%; p = 0,017). Sul piano emotivo, nella Fase 1 la Sorpresa è l'unica emozione attiva, con distribuzione omogenea tra i percorsi (U di Mann-Whitney: tutti i p > 0,05); le emozioni avversive (Disgusto, Rabbia, Paura) risultano assenti. Il confronto tra Fase 1A e Fase 2A evidenzia un'intensificazione significativa di Sorpresa (p = 0,042) e Gioia (p = 0,034), e delle emozioni secondarie Nostalgia (p = 0,020) e Speranza (p = 0,021), mentre le emozioni avversive rimangono assenti. Un test di robustezza condotto escludendo la fascia 66+, sovrarappresentata nella Fase 2A, ne conferma la solidità. La triangolazione tra dati comportamentali (telecamere) e percettivi (questionario) evidenzia una convergenza coerente: i visitatori della Fase 2A sostano più a lungo, percepiscono con maggiore accuratezza i resti esposti, tendono a umanizzarli e sperimentano una risposta emotiva più articolata. Questi risultati suggeriscono che la pannellistica introdotta abbia operato come strumento di mediazione cognitiva ed emotiva, favorendo un'esperienza di fruizione più consapevole e riflessiva. Pertanto, il Museo ha scelto di rendere permanente il nuovo allestimento, dimostrando come la ricerca possa incidere direttamente sulle pratiche museali. Questo studio, inoltre, contribuisce al dibattito scientifico sull’esposizione dei resti umani, sulle implicazioni etiche correlate e sull'efficacia delle strategie di comunicazione. Inoltre, apre prospettive di sviluppo verso l’applicazione del protocollo in altri contesti museali simili e l'estensione dell'indagine ai visitatori minorenni, per verificare la generalizzabilità dei risultati. In questo progetto, la sinergia tra i dati bioantropologici, le rappresentazioni dei tratti facciali e la comunicazione accessibile ha favorito il riconoscimento degli individui del passato come persone, trasformando l'incontro con i resti scheletrici in un'esperienza di connessione e di riflessione sulla comune appartenenza umana.

Resti umani scheletrici e musei. Comportamento, percezione ed emozioni dei pubblici

MANZOLLINO, ROBERTA
2026

Abstract

L’esposizione di resti umani di origine archeologica suscita notevole interesse e curiosità nei pubblici museali. Al contempo, solleva interrogativi etici e culturali per i valori simbolici, scientifici e identitari che essi possono rappresentare. Il comportamento e le reazioni emotive dei visitatori museali che incontrano dei resti umani scheletrici, e alle relative rappresentazioni dei tratti facciali, rappresentano un ambito di ricerca ancora scarsamente esplorato. Negli ultimi anni, si è assistito a un'evoluzione significativa nella concezione dell’esperienza museale: l’attenzione non è più rivolta unicamente alla comunicazione della collezione in sé, bensì al rapporto dinamico tra il percorso espositivo e i visitatori. Tuttavia, questo approccio, definito human-centered, non è ancora applicato in modo sistematico ai contesti museali che espongono resti umani. Il presente progetto di dottorato si propone di contribuire allo sviluppo di quest'area di ricerca applicando questo approccio alla Sala Archeologica del Museo Colle del Duomo di Viterbo, in cui è presente un'area cimiteriale con due crani esposti (T3 e T9, datati tra l'VIII e il XVIII secolo). Lo studio persegue diversi obiettivi, tra loro complementari: ricostruire il profilo biologico, paleopatologico e la morfologia craniofacciale dei due individui al fine di inferirne il probabile aspetto fisico; comprendere le dinamiche comportamentali e le reazioni cognitive ed emotive dei visitatori adulti nei confronti dei resti umani scheletrici, prima e dopo l'introduzione di pannelli espositivi contenenti le rappresentazioni dei tratti facciali e le informazioni osteobiografiche; verificare se i resti umani siano percepiti come reperti museali o come persone vissute nel passato, e valutare l'efficacia della mediazione nel migliorare l'esperienza museale e nel facilitare il trasferimento di conoscenze. L'analisi bioantropologica e paleopatologica, condotta macroscopicamente, ha determinato il sesso maschile per entrambi gli individui e stimato l'età alla morte tra i 45-55 anni per T3 e i 18-25 anni per T9; entrambi presentano patologie orali, tra cui parodontopatia generalizzata e depositi di tartaro. T3 mostra plagiocefalia e alterazioni degenerative dell'articolazione temporo-mandibolare; T9 ipoplasia lineare dello smalto. Tali risultati hanno consentito la realizzazione delle rappresentazioni digitali dei tratti facciali, mediante un approccio metodologico ibrido 2D/3D e la redazione dei testi dei pannelli informativi, impaginati seguendo le linee guida per l'accessibilità cognitiva. Lo studio è articolato in due fasi. Nella prima (Fase 1), l'allestimento è stato mantenuto privo di pannellistica; nella seconda (Fase 2), sono stati introdotti i pannelli espositivi. Esclusivamente nella Fase 1, i visitatori hanno avuto la possibilità di accedere alla Sala attraverso due ingressi distinti, il Percorso A e Percorso B. In entrambe le fasi e i percorsi, i tempi di permanenza, le reazioni comportamentali ed emotive dei visitatori sono state rilevati attraverso un sistema di telecamere di visione artificiale e un questionario di 21 domande. Il questionario è articolato in cinque aree tematiche: familiarità con il contesto, processi cognitivi e reazioni emotive, gradimento e percezione della modalità espositiva, consapevolezza etica e profilo sociodemografico. I tempi di permanenza nella Sala sono stati segmentati mediante clustering in tre fasce di interesse (basso interesse, medio interesse e alto interesse). Nella Fase 1A (Percorso A), la mediana è pari a 66 s (IQR 36–115) mentre nella Fase 1B (Percorso B) 52 s (IQR 30–155). Tuttavia, il confronto tra i percorsi non evidenzia differenze significative nei tempi mediani (U = 76.254; p = 0,379), sebbene la distribuzione nelle fasce differisca significativamente (p < 0,001), con il Percorso B più polarizzato verso gli estremi. Nella Fase 2A, la mediana sale a 98 s (IQR 48–210). Il confronto tra Fase 1A e Fase 2A rivela un incremento significativo del 48% del tempo mediano di permanenza (p < 0,001), accompagnato dal raddoppio della quota di visitatori nella fascia di alto interesse (dal 14,7% al 30,4%). Sul piano cognitivo, nella Fase 1A i resti sono percepiti attraverso una duplice chiave di lettura, tra archeologia (57,14%) e riconoscimento come persone vissute nel passato (56,04%). Nella Fase 1B, l'associazione con le persone del passato si riduce al 37,14%, con la percezione più associata al “reperto”. Nella Fase 2A, la categoria "persone vissute nel passato" diventa dominante (69,79%), mentre l'archeologia scende al 48,96%. Inoltre, nella Fase 2, l'accuratezza sull’individuazione dei crani esposti migliora significativamente (dal 65,96% all'82,47%; p = 0,017). Sul piano emotivo, nella Fase 1 la Sorpresa è l'unica emozione attiva, con distribuzione omogenea tra i percorsi (U di Mann-Whitney: tutti i p > 0,05); le emozioni avversive (Disgusto, Rabbia, Paura) risultano assenti. Il confronto tra Fase 1A e Fase 2A evidenzia un'intensificazione significativa di Sorpresa (p = 0,042) e Gioia (p = 0,034), e delle emozioni secondarie Nostalgia (p = 0,020) e Speranza (p = 0,021), mentre le emozioni avversive rimangono assenti. Un test di robustezza condotto escludendo la fascia 66+, sovrarappresentata nella Fase 2A, ne conferma la solidità. La triangolazione tra dati comportamentali (telecamere) e percettivi (questionario) evidenzia una convergenza coerente: i visitatori della Fase 2A sostano più a lungo, percepiscono con maggiore accuratezza i resti esposti, tendono a umanizzarli e sperimentano una risposta emotiva più articolata. Questi risultati suggeriscono che la pannellistica introdotta abbia operato come strumento di mediazione cognitiva ed emotiva, favorendo un'esperienza di fruizione più consapevole e riflessiva. Pertanto, il Museo ha scelto di rendere permanente il nuovo allestimento, dimostrando come la ricerca possa incidere direttamente sulle pratiche museali. Questo studio, inoltre, contribuisce al dibattito scientifico sull’esposizione dei resti umani, sulle implicazioni etiche correlate e sull'efficacia delle strategie di comunicazione. Inoltre, apre prospettive di sviluppo verso l’applicazione del protocollo in altri contesti museali simili e l'estensione dell'indagine ai visitatori minorenni, per verificare la generalizzabilità dei risultati. In questo progetto, la sinergia tra i dati bioantropologici, le rappresentazioni dei tratti facciali e la comunicazione accessibile ha favorito il riconoscimento degli individui del passato come persone, trasformando l'incontro con i resti scheletrici in un'esperienza di connessione e di riflessione sulla comune appartenenza umana.
24-set-2026
Italiano
Paladin, Alice; Wilkinson, Caroline; Montanari, Roberto
Genovese, Gianluca
CARAFA, PAOLO
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
388
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi_dottorato_Manzollino.pdf

accesso aperto

Licenza: Creative Commons
Dimensione 12.46 MB
Formato Adobe PDF
12.46 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/381558
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-381558