l presente lavoro di ricerca indaga il tema dell'equilibrio di genere negli organi sociali, inteso quale pilastro del buon governo societario nell'ambito del rinnovato paradigma della corporate governance orientata alla sostenibilità. Superando la tradizionale riflessione dottrinale incentrata sulla mitigazione dei costi di agenzia, l'indagine colloca la gender equality all'intersezione tra le dimensioni "Social" e "Governance" (ESG), configurando la diversità di genere come un elemento essenziale affinché i centri decisionali possano operare con reale efficienza. Nel primo capitolo, la ricerca approfondisce la duplice ratio della disciplina. Da un lato, si esamina il fondamento costituzionale e sovranazionale delle azioni positive volte a rimuovere gli ostacoli all'effettiva parità; dall'altro, se ne analizza la razionalità economica, volta a neutralizzare il fenomeno del groupthink, a ridurre l'inerzia decisionale e a ottimizzare i processi di risk management mediante la valorizzazione di background esperienziali eterogenei. L'analisi si estende alla tassonomia delle tecniche normative, ripercorrendo il passaggio dalla moral suasion (espressione di soft law) all'imposizione di quote di genere obbligatorie (hard law), vagliandone l'impatto sulla libertà di autodeterminazione dei soci e sull'autonomia privata. Il secondo capitolo concentra l'analisi sulle società con azioni quotate in mercati regolamentati, muovendo dalla prolifica esperienza italiana (dalla Legge Golfo-Mosca fino al TUF, alla l. 160/2019 e all'estensione dell'obbligo fino al 2040) per inserirla in un rigoroso dialogo comparatistico. Il raffronto prende in esame il modello pionieristico norvegese e le successive traiettorie di Paesi Bassi e Danimarca, per poi estendersi ai sistemi di common law (Regno Unito e Stati Uniti). In questi ultimi ordinamenti, la predilezione per l'autodisciplina solleva cruciali interrogativi circa l'effettività della norma in assenza di un apparato sanzionatorio cogente. Contestualmente all'analisi della Direttiva (UE) 2022/2381 (Women on Boards), lo studio evidenzia la necessità di estendere l'orizzonte normativo dal "tetto di cristallo" all'intera pipeline aziendale, per evitare che la disciplina si riduca a un mero adempimento formale privo di ricadute sull'effettivo accesso femminile alle carriere manageriali. Il terzo capitolo esplora il peculiare e scivoloso ambito delle società a controllo pubblico, caratterizzato da un'evidente complessità interpretativa e applicativa. La ricerca individua quale nodo cruciale la stessa definizione di "controllo pubblico", il cui perimetro risulta spesso offuscato dalla frammentazione delle partecipazioni. Emerge, inoltre, una marcata criticità legata all'enforcement: a differenza del comparto quotato, vigilato dalla Consob e dal mercato, il settore pubblico sconta un quadro sanzionatorio inadeguato che rischia di minare l'applicazione uniforme del precetto legislativo. In conclusione, la tesi ambisce a ricomporre in chiave sistematica un quadro normativo attualmente frammentato tra codici, leggi speciali e raccomandazioni. Attraverso l'integrazione di profili teorici, indagine giurisprudenziale e comparazione, lo studio mira a dimostrare che l'equilibrio di genere costituisce oggi un imprescindibile requisito di validità ed efficienza organizzativa, confermando il ruolo del diritto commerciale quale promotore di un mutamento sociale funzionale alla creazione di valore nel lungo periodo
EQUILIBRIO DI GENERE E COMPOSIZIONE DEGLI ORGANI NELLE SOCIETÀ QUOTATE E A CONTROLLO PUBBLICO
VITALE, DAVIDE
2026
Abstract
l presente lavoro di ricerca indaga il tema dell'equilibrio di genere negli organi sociali, inteso quale pilastro del buon governo societario nell'ambito del rinnovato paradigma della corporate governance orientata alla sostenibilità. Superando la tradizionale riflessione dottrinale incentrata sulla mitigazione dei costi di agenzia, l'indagine colloca la gender equality all'intersezione tra le dimensioni "Social" e "Governance" (ESG), configurando la diversità di genere come un elemento essenziale affinché i centri decisionali possano operare con reale efficienza. Nel primo capitolo, la ricerca approfondisce la duplice ratio della disciplina. Da un lato, si esamina il fondamento costituzionale e sovranazionale delle azioni positive volte a rimuovere gli ostacoli all'effettiva parità; dall'altro, se ne analizza la razionalità economica, volta a neutralizzare il fenomeno del groupthink, a ridurre l'inerzia decisionale e a ottimizzare i processi di risk management mediante la valorizzazione di background esperienziali eterogenei. L'analisi si estende alla tassonomia delle tecniche normative, ripercorrendo il passaggio dalla moral suasion (espressione di soft law) all'imposizione di quote di genere obbligatorie (hard law), vagliandone l'impatto sulla libertà di autodeterminazione dei soci e sull'autonomia privata. Il secondo capitolo concentra l'analisi sulle società con azioni quotate in mercati regolamentati, muovendo dalla prolifica esperienza italiana (dalla Legge Golfo-Mosca fino al TUF, alla l. 160/2019 e all'estensione dell'obbligo fino al 2040) per inserirla in un rigoroso dialogo comparatistico. Il raffronto prende in esame il modello pionieristico norvegese e le successive traiettorie di Paesi Bassi e Danimarca, per poi estendersi ai sistemi di common law (Regno Unito e Stati Uniti). In questi ultimi ordinamenti, la predilezione per l'autodisciplina solleva cruciali interrogativi circa l'effettività della norma in assenza di un apparato sanzionatorio cogente. Contestualmente all'analisi della Direttiva (UE) 2022/2381 (Women on Boards), lo studio evidenzia la necessità di estendere l'orizzonte normativo dal "tetto di cristallo" all'intera pipeline aziendale, per evitare che la disciplina si riduca a un mero adempimento formale privo di ricadute sull'effettivo accesso femminile alle carriere manageriali. Il terzo capitolo esplora il peculiare e scivoloso ambito delle società a controllo pubblico, caratterizzato da un'evidente complessità interpretativa e applicativa. La ricerca individua quale nodo cruciale la stessa definizione di "controllo pubblico", il cui perimetro risulta spesso offuscato dalla frammentazione delle partecipazioni. Emerge, inoltre, una marcata criticità legata all'enforcement: a differenza del comparto quotato, vigilato dalla Consob e dal mercato, il settore pubblico sconta un quadro sanzionatorio inadeguato che rischia di minare l'applicazione uniforme del precetto legislativo. In conclusione, la tesi ambisce a ricomporre in chiave sistematica un quadro normativo attualmente frammentato tra codici, leggi speciali e raccomandazioni. Attraverso l'integrazione di profili teorici, indagine giurisprudenziale e comparazione, lo studio mira a dimostrare che l'equilibrio di genere costituisce oggi un imprescindibile requisito di validità ed efficienza organizzativa, confermando il ruolo del diritto commerciale quale promotore di un mutamento sociale funzionale alla creazione di valore nel lungo periodo| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/381627
URN:NBN:IT:UNITO-381627