Il minore autore di reato è oggetto delle risposte delle istituzioni che attivano una pluralità di strumenti per riequilibrare il rapporto - violato dalla commissione del reato - tra soggetto colpevole e società. Possiamo pensare i dispositivi della giustizia penale minorile come quella parte dello stato deputata a raggiungere un duplice obiettivo: da un lato imporre le sanzioni all’autore di reato e riequilibrare il rapporto tra questi e la vittima, dall’altro ridefinire le capacità dei ragazzi di stare in relazione con il resto della società e fornire loro strumenti relazionali e professionali in grado di garantirgli un futuro lontano da dinamiche criminali. Quest’ ambivalenza pedagogico-punitiva dell’azione istituzionale struttura e riflette l’agire dei soggetti presi dentro questi campi di forze. I saperi giuridici, pedagogici, medico-psicologici si confrontano, si alleano e si scontrano nel descrivere e definire il soggetto, le sue caratteristiche più intime, le sue sofferenze o potenzialità. Quali strumenti e categorie attivano le persone coinvolte in questo processo? Dentro o fuori il carcere, liberi o detenuti, adulti o adolescenti, cittadini e non, a quali elementi di senso fanno riferimento nello stabilire e affermare la propria presenza? Questo lavoro, tramite l’etnografia, prova a ricostruire ciò che lega insieme gli attori sul campo, provando a leggere le strategie poste in essere e ad andare oltre le definizioni imposte dal linguaggio giuridico
Il percorso rieducativo dei minori autori di reato Etnografia dei percorsi di espiazione della pena minorile nell’area della città metropolitana di Torino nella cornice di welfare mix
RICCIARDI, FABIO
2026
Abstract
Il minore autore di reato è oggetto delle risposte delle istituzioni che attivano una pluralità di strumenti per riequilibrare il rapporto - violato dalla commissione del reato - tra soggetto colpevole e società. Possiamo pensare i dispositivi della giustizia penale minorile come quella parte dello stato deputata a raggiungere un duplice obiettivo: da un lato imporre le sanzioni all’autore di reato e riequilibrare il rapporto tra questi e la vittima, dall’altro ridefinire le capacità dei ragazzi di stare in relazione con il resto della società e fornire loro strumenti relazionali e professionali in grado di garantirgli un futuro lontano da dinamiche criminali. Quest’ ambivalenza pedagogico-punitiva dell’azione istituzionale struttura e riflette l’agire dei soggetti presi dentro questi campi di forze. I saperi giuridici, pedagogici, medico-psicologici si confrontano, si alleano e si scontrano nel descrivere e definire il soggetto, le sue caratteristiche più intime, le sue sofferenze o potenzialità. Quali strumenti e categorie attivano le persone coinvolte in questo processo? Dentro o fuori il carcere, liberi o detenuti, adulti o adolescenti, cittadini e non, a quali elementi di senso fanno riferimento nello stabilire e affermare la propria presenza? Questo lavoro, tramite l’etnografia, prova a ricostruire ciò che lega insieme gli attori sul campo, provando a leggere le strategie poste in essere e ad andare oltre le definizioni imposte dal linguaggio giuridico| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/381669
URN:NBN:IT:UNIPD-381669