Negli ultimi decenni la community archaeology ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito internazionale sul coinvolgimento delle comunità locali nella ricerca archeologica e nella gestione del patrimonio culturale. Nonostante la crescente diffusione di approcci partecipativi, permangono una limitata produzione di valutazioni autocritiche e una carenza di strumenti interpretativi e valutativi condivisi per supportare l'analisi della sostenibilità delle relazioni tra comunità, ricercatori e patrimonio. Con la progressiva diffusione globale della materia, la problematica si è acutizzata soprattutto nei contesti non anglofoni, come in Asia occidentale. Qui le pratiche di archeologia di comunità si confrontano con asimmetrie di potere tra attori locali e stranieri, complessità sociopolitiche e una limitata produzione scientifica sulla valutazione specificatamente orientata al territorio. La presente ricerca risponde a tale lacuna esplorando la possibilità di sviluppare un contributo valutativo partendo da un’analisi incrociata di due esperienze maturate a Tell Hisban/Hisban in Giordania e ad Arslantepe/Orduzu in Türkiye. L’adozione di un approccio qualitativo, fondato sull'osservazione partecipante, sulle note di campo e sulle interviste semi-strutturate in profondità, si lega alla potenzialità che tale tipo di dati offre alla comprensione dei fenomeni, esplorando i significati che la popolazione locale vi attribuisce. L'analisi dei dati, sviluppata attraverso un processo iterativo di codificazione mediante il software open-source CATMA, è stata integrata dalla comparazione sistematica dei due casi studio e dal confronto critico con la letteratura internazionale. I risultati mostrano l'esistenza di assetti relazionali eterogenei, caratterizzati da diversi livelli di partecipazione, integrazione tra conoscenze locali e sapere archeologico, articolazione del capitale sociale e culturale e forme di attivazione comunitaria, condizionati dalle molteplici combinazioni di fattori contestuali. La ricerca evidenzia, infatti, come tali dinamiche non possano essere interpretate in modo indipendente dalle specificità dei contesti in cui si manifestano. Più nello specifico, i processi partecipativi sono costantemente influenzati dall'interazione tra fattori progettuali interni e variabili contestuali esterne di natura sociale, culturale, economica, politica e istituzionale, che possono favorire, limitare o ridefinire gli esiti. Ciò suggerisce, pertanto, l'impossibilità di individuare modelli universalmente trasferibili, sottolineando la necessità di approcci sensibili alle caratteristiche locali. In questo quadro, l’archeologia di comunità opera principalmente come processo relazionale, capace di rafforzare, riattivare e rielaborare nel presente connessioni esistenti tra comunità e patrimonio. Alla luce di tali evidenze, il modello proposto nasce proprio dall'impossibilità di individuare relazioni lineari e universalmente valide. Sperimentato sui casi studio analizzati, esso è concepito come uno strumento interpretativo flessibile di supporto per la progettazione, l’implementazione e la valutazione di processi orientati alla co-creazione di una gestione condivisa del patrimonio, da modificare in base alle complessità dei contesti. L'apporto dello studio è, dunque, quello di contribuire al dibattito sulla esiguità di valutazioni presenti in letteratura e di assistere i progetti nell’affrontare la sostenibilità delle pratiche partecipative e il ruolo delle comunità locali e degli altri attori coinvolti nella relazione. Il quadro elaborato, dunque, propone di leggere l'archeologia di comunità non solo come "buona pratica" intuitiva, ma come un processo metodologicamente valutabile, fondato su dati empirici raccolti sistematicamente. L’obiettivo è quello di orientare la rotta verso una “sostenibilità relazionale” – declinata nelle sue dimensioni educativa, culturale, sociale ed economica - tra gli attori, che vada oltre la contingenza dello scavo stagionale.

La comunità locale e il suo patrimonio. Sfide, strategie e prospettive globali per l’applicazione dell’archeologia di comunità

FAIELLA, ILDA
2026

Abstract

Negli ultimi decenni la community archaeology ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito internazionale sul coinvolgimento delle comunità locali nella ricerca archeologica e nella gestione del patrimonio culturale. Nonostante la crescente diffusione di approcci partecipativi, permangono una limitata produzione di valutazioni autocritiche e una carenza di strumenti interpretativi e valutativi condivisi per supportare l'analisi della sostenibilità delle relazioni tra comunità, ricercatori e patrimonio. Con la progressiva diffusione globale della materia, la problematica si è acutizzata soprattutto nei contesti non anglofoni, come in Asia occidentale. Qui le pratiche di archeologia di comunità si confrontano con asimmetrie di potere tra attori locali e stranieri, complessità sociopolitiche e una limitata produzione scientifica sulla valutazione specificatamente orientata al territorio. La presente ricerca risponde a tale lacuna esplorando la possibilità di sviluppare un contributo valutativo partendo da un’analisi incrociata di due esperienze maturate a Tell Hisban/Hisban in Giordania e ad Arslantepe/Orduzu in Türkiye. L’adozione di un approccio qualitativo, fondato sull'osservazione partecipante, sulle note di campo e sulle interviste semi-strutturate in profondità, si lega alla potenzialità che tale tipo di dati offre alla comprensione dei fenomeni, esplorando i significati che la popolazione locale vi attribuisce. L'analisi dei dati, sviluppata attraverso un processo iterativo di codificazione mediante il software open-source CATMA, è stata integrata dalla comparazione sistematica dei due casi studio e dal confronto critico con la letteratura internazionale. I risultati mostrano l'esistenza di assetti relazionali eterogenei, caratterizzati da diversi livelli di partecipazione, integrazione tra conoscenze locali e sapere archeologico, articolazione del capitale sociale e culturale e forme di attivazione comunitaria, condizionati dalle molteplici combinazioni di fattori contestuali. La ricerca evidenzia, infatti, come tali dinamiche non possano essere interpretate in modo indipendente dalle specificità dei contesti in cui si manifestano. Più nello specifico, i processi partecipativi sono costantemente influenzati dall'interazione tra fattori progettuali interni e variabili contestuali esterne di natura sociale, culturale, economica, politica e istituzionale, che possono favorire, limitare o ridefinire gli esiti. Ciò suggerisce, pertanto, l'impossibilità di individuare modelli universalmente trasferibili, sottolineando la necessità di approcci sensibili alle caratteristiche locali. In questo quadro, l’archeologia di comunità opera principalmente come processo relazionale, capace di rafforzare, riattivare e rielaborare nel presente connessioni esistenti tra comunità e patrimonio. Alla luce di tali evidenze, il modello proposto nasce proprio dall'impossibilità di individuare relazioni lineari e universalmente valide. Sperimentato sui casi studio analizzati, esso è concepito come uno strumento interpretativo flessibile di supporto per la progettazione, l’implementazione e la valutazione di processi orientati alla co-creazione di una gestione condivisa del patrimonio, da modificare in base alle complessità dei contesti. L'apporto dello studio è, dunque, quello di contribuire al dibattito sulla esiguità di valutazioni presenti in letteratura e di assistere i progetti nell’affrontare la sostenibilità delle pratiche partecipative e il ruolo delle comunità locali e degli altri attori coinvolti nella relazione. Il quadro elaborato, dunque, propone di leggere l'archeologia di comunità non solo come "buona pratica" intuitiva, ma come un processo metodologicamente valutabile, fondato su dati empirici raccolti sistematicamente. L’obiettivo è quello di orientare la rotta verso una “sostenibilità relazionale” – declinata nelle sue dimensioni educativa, culturale, sociale ed economica - tra gli attori, che vada oltre la contingenza dello scavo stagionale.
30-set-2026
Italiano
Forte, Fabiana
PONTREMOLI, ALESSANDRO
BALOSSI RESTELLI, Francesca
CARAFA, PAOLO
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
528
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/382075
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-382075