Lo spazio extra-atmosferico ha acquisito una risonanza crescente nell’azione dell’Unione europea, pur avendo mostrato, sin da prima dell’attribuzione di una competenza espressa nei Trattati, un significativo potenziale a supporto di settori, politiche ed esigenze terrestri. Attività quali l’osservazione della Terra, la navigazione e le telecomunicazioni satellitari hanno progressivamente evidenziato come infrastrutture, servizi, dati e informazioni spaziali incidano su dimensioni essenziali dell’organizzazione sociale, economica e istituzionale. Oggi, tuttavia, la questione non attiene più soltanto all’utilità dello spazio per lo sviluppo delle attività terrestri ma anche alla crescente dipendenza di ambiti essenziali della società da attività spaziali continue, affidabili, resilienti, sicure e sostenibili. Poiché esse concorrono alla tenuta, allo sviluppo e alla prosperità di aree centrali della vita individuale e collettiva, partecipano anche alla costruzione delle condizioni materiali attraverso cui l’Unione realizza i propri valori. Alla luce di tali premesse, la ricerca si interroga sul modo in cui la politica spaziale europea contribuisca alla realizzazione dei valori dell’UE e su quale ruolo assumano, in tale processo, la sicurezza e la sostenibilità quali concetti del diritto spaziale europeo. L’indagine muove da tre ipotesi. In primo luogo, si presume che la politica spaziale europea stia assumendo una funzione sempre più infrastrutturale e trasversale rispetto alla realizzazione dei valori, al rispetto dei diritti fondamentali, all’osservanza dei principi, al perseguimento degli obiettivi e all’elaborazione ed attuazione delle altre politiche dell’Unione europea, sebbene tale funzione non emerga ancora in tutta la sua portata. In secondo luogo, si ipotizza che l’Unione stia adottando un approccio giuridico nuovo alla politica spaziale caratterizzato principalmente da due elementi: una maggiore integrazione tra programmi, iniziative spaziali e relativa disciplina applicabile e un crescente orientamento alla sicurezza. Quest’ultima è pertanto analizzata quale istituto giuridico del diritto spaziale europeo alla luce del processo di ristrutturazione formalmente avviato nel 2021. Infine, con la terza ipotesi della ricerca si suppone che la sostenibilità abbia acquisito un peso crescente nella definizione e nell’attuazione della politica spaziale europea e che essa possa essere studiata quale parametro di orientamento dell’azione spaziale unionale e criterio di lettura del contributo che tale azione può offrire alla realizzazione dell’assetto assiologico dell’UE. La prospettiva adottata è prevalentemente istituzionale e concentra l’attenzione sulla politica spaziale elaborata dall’Unione ai sensi dell’articolo 189 del TFUE, considerando il ruolo degli Stati membri laddove necessario per comprendere il funzionamento dei relativi quadri giuridici e i limiti dell’azione europea. L’indagine è dedicata principalmente alle componenti del programma spaziale 2021-2027 e alle evoluzioni che ne hanno accompagnato o seguito la ristrutturazione, incluso il programma IRIS2. Entro tali coordinate, la ricerca procede dal generale al particolare adottando un approccio critico volto a individuare le complessità, le tensioni e le possibili lacune dei quadri giuridici esaminati e a valutarne le ricadute applicative. I risultati della ricerca consentono di ritenere le tre ipotesi sostanzialmente confermate ma ne precisano la portata e le reciproche relazioni. In primo luogo, la politica spaziale europea contribuisce alla realizzazione dell’assetto assiologico dell’Unione prevalentemente attraverso una funzione abilitante e infrastrutturale, anche se spesso mediata. Infrastrutture, servizi, dati e informazioni spaziali mettono infatti a disposizione capacità idonee a rafforzare l’azione pubblica e concorrono alla realizzazione di valori, diritti fondamentali, principi e obiettivi dell’UE, facendo emergere così una funzione valoriale delle attività spaziali dell’Unione. Tale funzione è stata ricostruita attraverso tre categorie dimostrative – securitaria, protettiva e sostenibile – che individuano modalità differenti attraverso cui le attività spaziali possono contribuire all’assetto assiologico unionale senza assumere carattere rigido né esaurire le possibili manifestazioni di tale rapporto. L’indagine mostra, al contempo, che la disponibilità di strumenti tecnologicamente avanzati non determina automaticamente la realizzazione del risultato cui essi possono contribuire. La tecnologia costituisce uno strumento, talvolta indispensabile, ma non sostituisce la decisione giuridica, amministrativa o politica. L’effettività della funzione valoriale delle attività spaziali dell’UE dipende quindi sia dalle caratteristiche tecniche e operative di tali attività sia dal contesto giuridico, istituzionale e politico nel quale esse si inseriscono. Tale scarto tra potenzialità ed effettività emerge con particolare evidenza nella funzione securitaria, nella quale la maturità operativa, le condizioni di accesso, le esigenze di riservatezza e sicurezza, il riparto delle competenze e le decisioni delle autorità competenti incidono significativamente sul passaggio dalla disponibilità dello strumento al suo concreto utilizzo. Nella funzione protettiva il raccordo con valori, diritti fondamentali e principi appare generalmente più immediato sebbene, anche in questo caso, maturità, accessibilità e condizioni materiali di fruizione possono limitarne l’effettività. La funzione sostenibile presenta invece la più ampia articolazione settoriale ma il contributo effettivo delle attività spaziali resta condizionato dal grado di integrazione della sostenibilità nei processi decisionali e dal bilanciamento con interessi e priorità concorrenti. La ricerca conferma inoltre la relazione bidirezionale tra politica spaziale e assetto assiologico. Se lo spazio concorre alla concreta realizzazione di valori, diritti fondamentali e principi, questi ultimi costituiscono a loro volta la cornice entro la quale le attività spaziali dell’Unione devono essere disciplinate, sviluppate e realizzate. In aggiunta, affinché la funzione valoriale delle attività spaziali possa effettivamente realizzarsi, le infrastrutture, i servizi, i dati e le informazioni spaziali devono essere essi stessi continui, affidabili, resilienti, sicuri e sostenibili. La crescente dipendenza di infrastrutture e servizi essenziali da tali capacità rende infatti necessario preservarne continuità, affidabilità, resilienza e disponibilità e, insieme, mantenere nel lungo periodo le condizioni di accessibilità, esplorazione e uso dello spazio extra-atmosferico. Su questa base, la seconda e la terza ipotesi della ricerca consentono di precisare il diverso ruolo giuridico assunto dalla sicurezza e dalla sostenibilità nel rendere possibile e durevole la funzione valoriale delle attività spaziali dell’UE. Sotto il primo profilo il processo di ristrutturazione formalmente avviato dal Regolamento (UE) 2021/696 ha determinato una progressiva integrazione delle iniziative spaziali entro una cornice giuridica comune senza eliminare la complessità e la stratificazione del diritto applicabile. In tale processo, la sicurezza ha acquisito una configurazione sempre più definita e sistematica. La ricerca consente pertanto di qualificarla come istituto giuridico complesso, trasversale e multilivello del diritto spaziale europeo, dotato a partire dal 2021 di un nucleo normativo unitario e sistematico ma non autosufficiente. Al suo interno operano le dimensioni della safety e della security, differenti ma non rigidamente separabili, mentre la resilienza assume crescente centralità quale capacità di infrastrutture e servizi di preservare continuità, disponibilità e affidabilità anche in presenza di perturbazioni. La sostenibilità opera invece secondo una logica differente. Essa riguarda, da un lato, il contributo delle attività spaziali alla sostenibilità terrestre e, dall’altro, la sostenibilità delle attività spaziali stesse. È soprattutto, ma non esclusivamente, rispetto a quest’ultima dimensione che emerge quale parametro di orientamento della politica spaziale europea, progressivamente tradotto anche in prescrizioni relative alla progettazione, all’attuazione e al ciclo di vita delle attività spaziali. Il caso della Space Surveillance and Tracking (SST) consente di osservare in concreto l’interazione tra i due concetti centrali della ricerca: la sostenibilità non si sovrappone alla sicurezza né costituisce un istituto ad essa parallelo ma orienta progressivamente la safety verso un orizzonte materiale e temporale più ampio nel quale alla gestione del rischio atuale si affianca alla preservazione delle condizioni necessarie affinché lo spazio possa continuare a essere esplorato e utilizzato nel lungo periodo a beneficio delle generazioni presenti e future. Nel complesso emerge un diritto spaziale europeo più integrato e sistematico rispetto al passato ma ancora fortemente stratificato e multilivello nel quale integrazione non significa necessariamente centralizzazione né autonomia coincide con autosufficienza. La progressiva maturazione interna della politica spaziale pone tuttavia anche il problema della sua proiezione esterna. L’Unione deve ancora rafforzare la propria posizione e consolidare un’identità più definita quale attore unitario nella comunità spaziale internazionale. Al contempo, la capacità regolatoria sviluppata nel corso del processo di integrazione europea e la particolare densità normativa del suo ordinamento possono già consentirle di affermarsi quale spazio di sperimentazione giuridica e di elaborazione di soluzioni comuni rispetto alle nuove sfide del settore. La costruzione e la sperimentazione, a livello regionale, di regole e modelli relativi ad attività e fenomeni ancora in evoluzione possono così alimentare processi di convergenza delle pratiche, l’elaborazione di standard e la discussione nelle sedi multilaterali, offrendo all’Unione una possibile via attraverso cui contribuire, nel tempo, anche allo sviluppo del diritto internazionale delle attività spaziali.

La realizzazione dei valori dell'Unione europea nelle attività spaziali: sicurezza e sostenibilità nel diritto spaziale europeo

PREST, MARIA VITTORIA
2026

Abstract

Lo spazio extra-atmosferico ha acquisito una risonanza crescente nell’azione dell’Unione europea, pur avendo mostrato, sin da prima dell’attribuzione di una competenza espressa nei Trattati, un significativo potenziale a supporto di settori, politiche ed esigenze terrestri. Attività quali l’osservazione della Terra, la navigazione e le telecomunicazioni satellitari hanno progressivamente evidenziato come infrastrutture, servizi, dati e informazioni spaziali incidano su dimensioni essenziali dell’organizzazione sociale, economica e istituzionale. Oggi, tuttavia, la questione non attiene più soltanto all’utilità dello spazio per lo sviluppo delle attività terrestri ma anche alla crescente dipendenza di ambiti essenziali della società da attività spaziali continue, affidabili, resilienti, sicure e sostenibili. Poiché esse concorrono alla tenuta, allo sviluppo e alla prosperità di aree centrali della vita individuale e collettiva, partecipano anche alla costruzione delle condizioni materiali attraverso cui l’Unione realizza i propri valori. Alla luce di tali premesse, la ricerca si interroga sul modo in cui la politica spaziale europea contribuisca alla realizzazione dei valori dell’UE e su quale ruolo assumano, in tale processo, la sicurezza e la sostenibilità quali concetti del diritto spaziale europeo. L’indagine muove da tre ipotesi. In primo luogo, si presume che la politica spaziale europea stia assumendo una funzione sempre più infrastrutturale e trasversale rispetto alla realizzazione dei valori, al rispetto dei diritti fondamentali, all’osservanza dei principi, al perseguimento degli obiettivi e all’elaborazione ed attuazione delle altre politiche dell’Unione europea, sebbene tale funzione non emerga ancora in tutta la sua portata. In secondo luogo, si ipotizza che l’Unione stia adottando un approccio giuridico nuovo alla politica spaziale caratterizzato principalmente da due elementi: una maggiore integrazione tra programmi, iniziative spaziali e relativa disciplina applicabile e un crescente orientamento alla sicurezza. Quest’ultima è pertanto analizzata quale istituto giuridico del diritto spaziale europeo alla luce del processo di ristrutturazione formalmente avviato nel 2021. Infine, con la terza ipotesi della ricerca si suppone che la sostenibilità abbia acquisito un peso crescente nella definizione e nell’attuazione della politica spaziale europea e che essa possa essere studiata quale parametro di orientamento dell’azione spaziale unionale e criterio di lettura del contributo che tale azione può offrire alla realizzazione dell’assetto assiologico dell’UE. La prospettiva adottata è prevalentemente istituzionale e concentra l’attenzione sulla politica spaziale elaborata dall’Unione ai sensi dell’articolo 189 del TFUE, considerando il ruolo degli Stati membri laddove necessario per comprendere il funzionamento dei relativi quadri giuridici e i limiti dell’azione europea. L’indagine è dedicata principalmente alle componenti del programma spaziale 2021-2027 e alle evoluzioni che ne hanno accompagnato o seguito la ristrutturazione, incluso il programma IRIS2. Entro tali coordinate, la ricerca procede dal generale al particolare adottando un approccio critico volto a individuare le complessità, le tensioni e le possibili lacune dei quadri giuridici esaminati e a valutarne le ricadute applicative. I risultati della ricerca consentono di ritenere le tre ipotesi sostanzialmente confermate ma ne precisano la portata e le reciproche relazioni. In primo luogo, la politica spaziale europea contribuisce alla realizzazione dell’assetto assiologico dell’Unione prevalentemente attraverso una funzione abilitante e infrastrutturale, anche se spesso mediata. Infrastrutture, servizi, dati e informazioni spaziali mettono infatti a disposizione capacità idonee a rafforzare l’azione pubblica e concorrono alla realizzazione di valori, diritti fondamentali, principi e obiettivi dell’UE, facendo emergere così una funzione valoriale delle attività spaziali dell’Unione. Tale funzione è stata ricostruita attraverso tre categorie dimostrative – securitaria, protettiva e sostenibile – che individuano modalità differenti attraverso cui le attività spaziali possono contribuire all’assetto assiologico unionale senza assumere carattere rigido né esaurire le possibili manifestazioni di tale rapporto. L’indagine mostra, al contempo, che la disponibilità di strumenti tecnologicamente avanzati non determina automaticamente la realizzazione del risultato cui essi possono contribuire. La tecnologia costituisce uno strumento, talvolta indispensabile, ma non sostituisce la decisione giuridica, amministrativa o politica. L’effettività della funzione valoriale delle attività spaziali dell’UE dipende quindi sia dalle caratteristiche tecniche e operative di tali attività sia dal contesto giuridico, istituzionale e politico nel quale esse si inseriscono. Tale scarto tra potenzialità ed effettività emerge con particolare evidenza nella funzione securitaria, nella quale la maturità operativa, le condizioni di accesso, le esigenze di riservatezza e sicurezza, il riparto delle competenze e le decisioni delle autorità competenti incidono significativamente sul passaggio dalla disponibilità dello strumento al suo concreto utilizzo. Nella funzione protettiva il raccordo con valori, diritti fondamentali e principi appare generalmente più immediato sebbene, anche in questo caso, maturità, accessibilità e condizioni materiali di fruizione possono limitarne l’effettività. La funzione sostenibile presenta invece la più ampia articolazione settoriale ma il contributo effettivo delle attività spaziali resta condizionato dal grado di integrazione della sostenibilità nei processi decisionali e dal bilanciamento con interessi e priorità concorrenti. La ricerca conferma inoltre la relazione bidirezionale tra politica spaziale e assetto assiologico. Se lo spazio concorre alla concreta realizzazione di valori, diritti fondamentali e principi, questi ultimi costituiscono a loro volta la cornice entro la quale le attività spaziali dell’Unione devono essere disciplinate, sviluppate e realizzate. In aggiunta, affinché la funzione valoriale delle attività spaziali possa effettivamente realizzarsi, le infrastrutture, i servizi, i dati e le informazioni spaziali devono essere essi stessi continui, affidabili, resilienti, sicuri e sostenibili. La crescente dipendenza di infrastrutture e servizi essenziali da tali capacità rende infatti necessario preservarne continuità, affidabilità, resilienza e disponibilità e, insieme, mantenere nel lungo periodo le condizioni di accessibilità, esplorazione e uso dello spazio extra-atmosferico. Su questa base, la seconda e la terza ipotesi della ricerca consentono di precisare il diverso ruolo giuridico assunto dalla sicurezza e dalla sostenibilità nel rendere possibile e durevole la funzione valoriale delle attività spaziali dell’UE. Sotto il primo profilo il processo di ristrutturazione formalmente avviato dal Regolamento (UE) 2021/696 ha determinato una progressiva integrazione delle iniziative spaziali entro una cornice giuridica comune senza eliminare la complessità e la stratificazione del diritto applicabile. In tale processo, la sicurezza ha acquisito una configurazione sempre più definita e sistematica. La ricerca consente pertanto di qualificarla come istituto giuridico complesso, trasversale e multilivello del diritto spaziale europeo, dotato a partire dal 2021 di un nucleo normativo unitario e sistematico ma non autosufficiente. Al suo interno operano le dimensioni della safety e della security, differenti ma non rigidamente separabili, mentre la resilienza assume crescente centralità quale capacità di infrastrutture e servizi di preservare continuità, disponibilità e affidabilità anche in presenza di perturbazioni. La sostenibilità opera invece secondo una logica differente. Essa riguarda, da un lato, il contributo delle attività spaziali alla sostenibilità terrestre e, dall’altro, la sostenibilità delle attività spaziali stesse. È soprattutto, ma non esclusivamente, rispetto a quest’ultima dimensione che emerge quale parametro di orientamento della politica spaziale europea, progressivamente tradotto anche in prescrizioni relative alla progettazione, all’attuazione e al ciclo di vita delle attività spaziali. Il caso della Space Surveillance and Tracking (SST) consente di osservare in concreto l’interazione tra i due concetti centrali della ricerca: la sostenibilità non si sovrappone alla sicurezza né costituisce un istituto ad essa parallelo ma orienta progressivamente la safety verso un orizzonte materiale e temporale più ampio nel quale alla gestione del rischio atuale si affianca alla preservazione delle condizioni necessarie affinché lo spazio possa continuare a essere esplorato e utilizzato nel lungo periodo a beneficio delle generazioni presenti e future. Nel complesso emerge un diritto spaziale europeo più integrato e sistematico rispetto al passato ma ancora fortemente stratificato e multilivello nel quale integrazione non significa necessariamente centralizzazione né autonomia coincide con autosufficienza. La progressiva maturazione interna della politica spaziale pone tuttavia anche il problema della sua proiezione esterna. L’Unione deve ancora rafforzare la propria posizione e consolidare un’identità più definita quale attore unitario nella comunità spaziale internazionale. Al contempo, la capacità regolatoria sviluppata nel corso del processo di integrazione europea e la particolare densità normativa del suo ordinamento possono già consentirle di affermarsi quale spazio di sperimentazione giuridica e di elaborazione di soluzioni comuni rispetto alle nuove sfide del settore. La costruzione e la sperimentazione, a livello regionale, di regole e modelli relativi ad attività e fenomeni ancora in evoluzione possono così alimentare processi di convergenza delle pratiche, l’elaborazione di standard e la discussione nelle sedi multilaterali, offrendo all’Unione una possibile via attraverso cui contribuire, nel tempo, anche allo sviluppo del diritto internazionale delle attività spaziali.
24-set-2026
Italiano
ZAMBRANO, VALENTINA
MARCHISIO, Sergio
CARAVALE, Giulia
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/382076
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-382076