La tesi di dottorato ricostruisce ed esamina la traiettoria primo settecentesca del nobile casato dei Caracciolo di Torchiarolo, che si originò proprio in quella frazione di secolo dalla più antica schiatta dei Caracciolo di Avellino. Sulla scelta di questo argomento ha inciso un duplice motivo: in primis, la consapevolezza che la famiglia è un osservatorio privilegiato per studiare la società, e ciò è tanto più vero in riferimento all’ancien régime, nel quale gli ambiti pubblico e privato – soprattutto nel caso dei lignaggi aristocratici – non di rado si intrecciavano; secondariamente, la carenza di analisi critiche su questo ramo dei Caracciolo, che pure presenta tanti temi di notevole interesse storiografico. Il lavoro si apre con una rassegna dei principali studi sulle famiglie nobili del Mezzogiorno in età moderna, necessaria per inquadrare il resto della trattazione e comprenderla in toto. Il primo capitolo è dedicato ad Ambrogio Caracciolo (1699-1748), capostipite della linea collaterale, il ritratto del quale è tracciato a partire dal contesto familiare e dal ruolo del padre – il quinto principe di Avellino Marino Francesco (1668-1720) – nella guerra di successione spagnola. Dal 1724, anno del suo trasferimento nella capitale dell’Impero, il cadetto si pose al servizio di Carlo VI e non recedette da questa posizione né dopo l’avvento di Carlo di Borbone, né all’indomani della battaglia di Velletri. La pluriennale militanza nell’esercito cesareo, il conseguimento del Toson d’Oro e le nozze con Maria Francesca Afán de Ribera (1711-1750), esponente di un casato spagnolo vicino all’imperatore, consentirono al primo principe di Torchiarolo di transitare dal semplice status di nobile regnicolo a quello di nobile europeo e quindi di entrare a far parte delle cosiddette élites transnazionali. Questa sezione iniziale dell’indagine si basa pressoché esclusivamente su fonti dell’archivio domestico, conservato nell’Archivio di Stato di Napoli, e su carte reperite presso l’Österreichisches Staatsarchiv. Il secondo capitolo tenta di rimettere insieme i pezzi relativi all’intricato caso che vide protagonista la già citata Afán de Ribera. I rapporti tra la giovane donna e la suocera Antonia Spinola Colonna (1659-1744) si incrinarono irreparabilmente in pochi anni e nel 1736 la prima – rimasta sola a Napoli dopo il precipitoso rientro del consorte nei territori imperiali – fu incriminata per aver commissionato l’omicidio della seconda e per aver avuto una relazione extraconiugale con il conte toscano Clemente Neri de’ Lapi, presunto complice del piano criminoso. Il dissidio, dapprima circoscritto alla sfera domestica, assunse ben presto i contorni di un affare di stato, a riprova di ciò che è stato detto in apertura sul posizionamento della famiglia patrizia nella società preindustriale. La vicenda, che proseguì con l’internamento di Maria Francesca in tre monasteri del Regno per dodici anni e che è delineata grazie a un corposo dossier presente nell’archivio privato, ha dimostrato per l’ennesima volta che i gruppi parentali non erano estranei ai conflitti interni e, allo stesso tempo, ha permesso di formulare alcune considerazioni sul peso dell’onore nell’ethos aristocratico. Sebbene questi e altri aspetti – come, per esempio, la dimensione politica del caso – avrebbero meritato maggiore approfondimento, la ricerca offre comunque notizie e riflessioni inedite sui Caracciolo di Torchiarolo e arricchisce il complesso delle conoscenze in materia di family history.
Proiezione politica e contrasti familiari. I Caracciolo di Torchiarolo nella prima metà del Settecento
COLAPRICO, DANIELE
2026
Abstract
La tesi di dottorato ricostruisce ed esamina la traiettoria primo settecentesca del nobile casato dei Caracciolo di Torchiarolo, che si originò proprio in quella frazione di secolo dalla più antica schiatta dei Caracciolo di Avellino. Sulla scelta di questo argomento ha inciso un duplice motivo: in primis, la consapevolezza che la famiglia è un osservatorio privilegiato per studiare la società, e ciò è tanto più vero in riferimento all’ancien régime, nel quale gli ambiti pubblico e privato – soprattutto nel caso dei lignaggi aristocratici – non di rado si intrecciavano; secondariamente, la carenza di analisi critiche su questo ramo dei Caracciolo, che pure presenta tanti temi di notevole interesse storiografico. Il lavoro si apre con una rassegna dei principali studi sulle famiglie nobili del Mezzogiorno in età moderna, necessaria per inquadrare il resto della trattazione e comprenderla in toto. Il primo capitolo è dedicato ad Ambrogio Caracciolo (1699-1748), capostipite della linea collaterale, il ritratto del quale è tracciato a partire dal contesto familiare e dal ruolo del padre – il quinto principe di Avellino Marino Francesco (1668-1720) – nella guerra di successione spagnola. Dal 1724, anno del suo trasferimento nella capitale dell’Impero, il cadetto si pose al servizio di Carlo VI e non recedette da questa posizione né dopo l’avvento di Carlo di Borbone, né all’indomani della battaglia di Velletri. La pluriennale militanza nell’esercito cesareo, il conseguimento del Toson d’Oro e le nozze con Maria Francesca Afán de Ribera (1711-1750), esponente di un casato spagnolo vicino all’imperatore, consentirono al primo principe di Torchiarolo di transitare dal semplice status di nobile regnicolo a quello di nobile europeo e quindi di entrare a far parte delle cosiddette élites transnazionali. Questa sezione iniziale dell’indagine si basa pressoché esclusivamente su fonti dell’archivio domestico, conservato nell’Archivio di Stato di Napoli, e su carte reperite presso l’Österreichisches Staatsarchiv. Il secondo capitolo tenta di rimettere insieme i pezzi relativi all’intricato caso che vide protagonista la già citata Afán de Ribera. I rapporti tra la giovane donna e la suocera Antonia Spinola Colonna (1659-1744) si incrinarono irreparabilmente in pochi anni e nel 1736 la prima – rimasta sola a Napoli dopo il precipitoso rientro del consorte nei territori imperiali – fu incriminata per aver commissionato l’omicidio della seconda e per aver avuto una relazione extraconiugale con il conte toscano Clemente Neri de’ Lapi, presunto complice del piano criminoso. Il dissidio, dapprima circoscritto alla sfera domestica, assunse ben presto i contorni di un affare di stato, a riprova di ciò che è stato detto in apertura sul posizionamento della famiglia patrizia nella società preindustriale. La vicenda, che proseguì con l’internamento di Maria Francesca in tre monasteri del Regno per dodici anni e che è delineata grazie a un corposo dossier presente nell’archivio privato, ha dimostrato per l’ennesima volta che i gruppi parentali non erano estranei ai conflitti interni e, allo stesso tempo, ha permesso di formulare alcune considerazioni sul peso dell’onore nell’ethos aristocratico. Sebbene questi e altri aspetti – come, per esempio, la dimensione politica del caso – avrebbero meritato maggiore approfondimento, la ricerca offre comunque notizie e riflessioni inedite sui Caracciolo di Torchiarolo e arricchisce il complesso delle conoscenze in materia di family history.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/382247
URN:NBN:IT:UNIFG-382247