In questa tesi di dottorato ci si propone di indagare i conflitti politici che sconvolsero la Bologna di fine Duecento e dei primissimi anni del Trecento. Analizzando l'evoluzione del linguaggio politico e delle tecniche di esclusione utilizzate dal gruppo dirigente bolognese, sarà possibile illustrare come la creazione di un nemico pubblico fosse parte della strategia politica del popolo e della pars geremea per consolidare il proprio potere sulla città felsinea. L'esclusione degli avversari politici dalla città, il conferimento di ampi privilegi e prerogative ai membri del gruppo dirigente e l'emanazione di una legislazione estremamente favorevole ai soli esponenti del popolo bolognese venivano appunto giustificati affermando che tali interventi erano necessari per difendere la città dai nemici interni e dai traditori. Per una puntuale analisi di questa strategia sarà fondamentale osservare, seppure per somme linee, l'influenza esercitata dalle potenze straniere sullo spazio politico bolognese. Se da una parte il gruppo dirigente bolognese aveva messo in atto una vera e propria demonizzazione dei propri avversari, dall'altra manteneva con molti di loro rapporti più o meno intensi. I banditi spesso rientravano stringendo accordi vantaggiosi per entrambe le parti o con la promessa di difendere la loro patria con la vita, mentre i confinati, a distanza di decenni, mantenevano vivi i loro rapporti con Bologna. Tali indagini saranno estese anche al contado bolognese, territorio poco studiato, dove si muovevano i famigerati signori territoriali. Questi soggetti, spesso identificati con i cosiddetti "lupi rapaci" e tratteggiati come principali fautori della debolezza del controllo della città sul contado bolognese, svolgevano in realtà importantissime funzioni sia nell'amministrazione del distretto sia nella sua difesa. I casati magnatizi del contado, certamente violenti e spesso coinvolti in sanguinose faide, venivano dotati di una sostanziale autonomia e impunità fino a che riconoscevano l'autorità cittadina e utilizzavano la loro potenza per combattere i nemici esterni di Bologna

I nemici del popolo a Bologna (1274-1306)

BARBARULO, FRANCESCO
2021

Abstract

In questa tesi di dottorato ci si propone di indagare i conflitti politici che sconvolsero la Bologna di fine Duecento e dei primissimi anni del Trecento. Analizzando l'evoluzione del linguaggio politico e delle tecniche di esclusione utilizzate dal gruppo dirigente bolognese, sarà possibile illustrare come la creazione di un nemico pubblico fosse parte della strategia politica del popolo e della pars geremea per consolidare il proprio potere sulla città felsinea. L'esclusione degli avversari politici dalla città, il conferimento di ampi privilegi e prerogative ai membri del gruppo dirigente e l'emanazione di una legislazione estremamente favorevole ai soli esponenti del popolo bolognese venivano appunto giustificati affermando che tali interventi erano necessari per difendere la città dai nemici interni e dai traditori. Per una puntuale analisi di questa strategia sarà fondamentale osservare, seppure per somme linee, l'influenza esercitata dalle potenze straniere sullo spazio politico bolognese. Se da una parte il gruppo dirigente bolognese aveva messo in atto una vera e propria demonizzazione dei propri avversari, dall'altra manteneva con molti di loro rapporti più o meno intensi. I banditi spesso rientravano stringendo accordi vantaggiosi per entrambe le parti o con la promessa di difendere la loro patria con la vita, mentre i confinati, a distanza di decenni, mantenevano vivi i loro rapporti con Bologna. Tali indagini saranno estese anche al contado bolognese, territorio poco studiato, dove si muovevano i famigerati signori territoriali. Questi soggetti, spesso identificati con i cosiddetti "lupi rapaci" e tratteggiati come principali fautori della debolezza del controllo della città sul contado bolognese, svolgevano in realtà importantissime funzioni sia nell'amministrazione del distretto sia nella sua difesa. I casati magnatizi del contado, certamente violenti e spesso coinvolti in sanguinose faide, venivano dotati di una sostanziale autonomia e impunità fino a che riconoscevano l'autorità cittadina e utilizzavano la loro potenza per combattere i nemici esterni di Bologna
29-apr-2021
Italiano
Nemico politico; Esclusione; Magnati; Ghibellini; Contado
TILATTI, ANDREA
Università degli Studi di Trieste
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi dottorato completa.pdf

Open Access dal 30/04/2022

Dimensione 8.16 MB
Formato Adobe PDF
8.16 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/62490
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNITS-62490