This dissertation focuses on the concept of notitia criminis and its pivotal role in criminal proceedings, moving from the distortions emerged in real-life applications. Object of criticism is the assumption that a minimum "probative consistency" must be required to integrate a crime report. Because of this premise, the practice in use gets around the required timely registration and allows public prosecutors to "trash" information considered prima facie unfounded. In reconstructive terms, the crime report purely semantic dimension is assumed as a leading light, representing a relational judgment outcome that exclusively concerns a hypothetical statement and an indictment case. Stated that probatory solidity is not included among the notitia criminis requirements, a distinction is drawn between a report of crime and a pseudo one The dogmatic and systematic profiles studied, attention focuses on procedural dynamics and jurisdictional controls, with the aim of ensuring certainty about the dies a quo of preliminary-investigation terms of duration and preventing mandatory prosecution principle avoidance. Finally, innovations introduced by the "Cartabia reform" are examined, highlighting their inability to limit the rule of public prosecutors in keeping records.

L’elaborato si focalizza sulla nozione di notitia criminis e sul ruolo centrale da questa rivestito nel procedimento penale. Il tutto muovendo dalle distorsioni emerse nella realtà applicativa. Oggetto di critica è l’assunto secondo cui per integrare una notizia di reato sarebbe necessaria una “consistenza probatoria” minima. In forza di simile premessa, la prassi aggira l’obbligo di tempestiva iscrizione e permette al pubblico ministero di “cestinare” le informazioni ritenute prima facie infondate. In chiave ricostruttiva, si assume come stella polare la dimensione puramente semantica della notizia di reato. Quest’ultima costituisce l’esito di un giudizio di relazione che investe esclusivamente un enunciato ipotetico e una fattispecie incriminatrice. Evidenziato che tra i requisiti della notitia criminis non figura la solidità degli elementi probatori destinati a sorreggerla, viene tracciata la distinzione fra notizia e pseudo-notizia di reato. Analizzati i profili dogmatici e sistematici, l’attenzione si concentra sulla dinamica procedimentale e sui controlli giurisdizionali, con l’obiettivo di assicurare certezza intorno al dies a quo dei termini di durata delle indagini preliminari e di scongiurare l’elusione del principio di obbligatorietà dell’azione penale. Vengono, infine, esaminate le innovazioni apportate dalla “riforma Cartabia”, mettendone in luce l’inidoneità a limitare la signoria del pubblico ministero nella tenuta dei registri.

La notizia di reato e la sua iscrizione fra prassi elusive e novità normative

CRIPPA, ETTORE
2023

Abstract

This dissertation focuses on the concept of notitia criminis and its pivotal role in criminal proceedings, moving from the distortions emerged in real-life applications. Object of criticism is the assumption that a minimum "probative consistency" must be required to integrate a crime report. Because of this premise, the practice in use gets around the required timely registration and allows public prosecutors to "trash" information considered prima facie unfounded. In reconstructive terms, the crime report purely semantic dimension is assumed as a leading light, representing a relational judgment outcome that exclusively concerns a hypothetical statement and an indictment case. Stated that probatory solidity is not included among the notitia criminis requirements, a distinction is drawn between a report of crime and a pseudo one The dogmatic and systematic profiles studied, attention focuses on procedural dynamics and jurisdictional controls, with the aim of ensuring certainty about the dies a quo of preliminary-investigation terms of duration and preventing mandatory prosecution principle avoidance. Finally, innovations introduced by the "Cartabia reform" are examined, highlighting their inability to limit the rule of public prosecutors in keeping records.
15-feb-2023
Italiano
L’elaborato si focalizza sulla nozione di notitia criminis e sul ruolo centrale da questa rivestito nel procedimento penale. Il tutto muovendo dalle distorsioni emerse nella realtà applicativa. Oggetto di critica è l’assunto secondo cui per integrare una notizia di reato sarebbe necessaria una “consistenza probatoria” minima. In forza di simile premessa, la prassi aggira l’obbligo di tempestiva iscrizione e permette al pubblico ministero di “cestinare” le informazioni ritenute prima facie infondate. In chiave ricostruttiva, si assume come stella polare la dimensione puramente semantica della notizia di reato. Quest’ultima costituisce l’esito di un giudizio di relazione che investe esclusivamente un enunciato ipotetico e una fattispecie incriminatrice. Evidenziato che tra i requisiti della notitia criminis non figura la solidità degli elementi probatori destinati a sorreggerla, viene tracciata la distinzione fra notizia e pseudo-notizia di reato. Analizzati i profili dogmatici e sistematici, l’attenzione si concentra sulla dinamica procedimentale e sui controlli giurisdizionali, con l’obiettivo di assicurare certezza intorno al dies a quo dei termini di durata delle indagini preliminari e di scongiurare l’elusione del principio di obbligatorietà dell’azione penale. Vengono, infine, esaminate le innovazioni apportate dalla “riforma Cartabia”, mettendone in luce l’inidoneità a limitare la signoria del pubblico ministero nella tenuta dei registri.
Notizia di reato; Iscrizione; Pseudo-notizia; Prassi; Controllo
CASSIBBA, Fabio Salvatore
FOFFANI, Luigi
Università degli studi di Modena e Reggio Emilia
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIMORE-79662