La direttiva 96/71/CE del 16 dicembre 1996 nasce con il chiaro intento di definire un preciso quadro di regole da osservarsi qualora le imprese, nell’ambito "di una prestazione di servizi transnazionale, distacchino lavoratori […] nel territorio di uno Stato membro". Essa, infatti, fa obbligo agli Stati membri di provvedere affinché, qualunque sia la legislazione applicabile al rapporto di lavoro a norma delle regole di diritto internazionale privato, siano garantite ai lavoratori distaccati nei propri territori le stesse condizioni imposte, per quelli nazionali, da “disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, e/o da contratti collettivi o da arbitrati dichiarati di applicazione generale” . Parole così lapidarie indurrebbero a pensare che dall’emanazione della stessa in poi non si possano essere più verificati fenomeni di dumping sociale. La realtà, come ai più è noto, è stata invece tutt’altra. Per usare le parole di un noto studioso le sentenze del cosiddetto quartetto Laval hanno evidenziato "le tensioni cui è soggetto l’attuale quadro normativo relativo al distacco dei lavoratori in un contesto di condizioni di lavoro e sociali divergenti fra Stati membri e la particolare sensibilità ai rischi di dumping sociale e concorrenza sleale percepiti", e dimostrato che "il campo di applicazione del diritto dell'UE si estende al contenzioso collettivo di lavoro". Sulla base di queste premesse la Commissione europea ha presentato, nel marzo del 2012, ben due proposte legislative tese, da un lato, a migliorare l’applicazione della direttiva 96/71 e, dall’altro, a chiarire quali siano i diritti collettivi azionabili "nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi". Il presente elaborato ha ripercorso le tappe che hanno portato in primis all’emanazione della direttiva distacco, ed in secundis alla presentazione delle suindicate proposte, e ciò non prima di aver chiarito il quadro giuridico in cui si inserisce tutta la legislazione concernente il rapporto di lavoro transnazionale. Lo scopo è stato evidenziare a chiare lettere tutte le problematiche che si sono palesate in oltre vent’anni per poi cercare di capire se davvero le proposte formulate dalla Commissione possano essere in grado di risolverli
Il distacco transnazionale dei lavoratori
GALLETTI, MARCO
2013
Abstract
La direttiva 96/71/CE del 16 dicembre 1996 nasce con il chiaro intento di definire un preciso quadro di regole da osservarsi qualora le imprese, nell’ambito "di una prestazione di servizi transnazionale, distacchino lavoratori […] nel territorio di uno Stato membro". Essa, infatti, fa obbligo agli Stati membri di provvedere affinché, qualunque sia la legislazione applicabile al rapporto di lavoro a norma delle regole di diritto internazionale privato, siano garantite ai lavoratori distaccati nei propri territori le stesse condizioni imposte, per quelli nazionali, da “disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, e/o da contratti collettivi o da arbitrati dichiarati di applicazione generale” . Parole così lapidarie indurrebbero a pensare che dall’emanazione della stessa in poi non si possano essere più verificati fenomeni di dumping sociale. La realtà, come ai più è noto, è stata invece tutt’altra. Per usare le parole di un noto studioso le sentenze del cosiddetto quartetto Laval hanno evidenziato "le tensioni cui è soggetto l’attuale quadro normativo relativo al distacco dei lavoratori in un contesto di condizioni di lavoro e sociali divergenti fra Stati membri e la particolare sensibilità ai rischi di dumping sociale e concorrenza sleale percepiti", e dimostrato che "il campo di applicazione del diritto dell'UE si estende al contenzioso collettivo di lavoro". Sulla base di queste premesse la Commissione europea ha presentato, nel marzo del 2012, ben due proposte legislative tese, da un lato, a migliorare l’applicazione della direttiva 96/71 e, dall’altro, a chiarire quali siano i diritti collettivi azionabili "nel quadro della libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi". Il presente elaborato ha ripercorso le tappe che hanno portato in primis all’emanazione della direttiva distacco, ed in secundis alla presentazione delle suindicate proposte, e ciò non prima di aver chiarito il quadro giuridico in cui si inserisce tutta la legislazione concernente il rapporto di lavoro transnazionale. Lo scopo è stato evidenziare a chiare lettere tutte le problematiche che si sono palesate in oltre vent’anni per poi cercare di capire se davvero le proposte formulate dalla Commissione possano essere in grado di risolverliFile | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/81021
URN:NBN:IT:UNIPD-81021