Introduzione La psicologia evoluzionistica è una disciplina che proviene dall’incontro tra diverse materie, quali la biologia evoluzionistica, le scienze cognitive e l’antropologia fisica. E’ una disciplina basata sull’approccio scientifico, il cui principale obbiettivo è comprendere le cause biologiche ed evoluzionistiche che hanno generato il comportamento umano. La psicologia evoluzionistica affonda le radici nella teoria Darwiniana, che considera il comportamento umano come un prodotto dell’evoluzione dei diversi adattamenti a problemi ricorrenti che i nostri antenati hanno dovuto risolvere in un ambiente ancestrale, presumibilmente plio-pleistocenico. Questi comportamenti si sono evoluti sotto la spinta della selezione naturale e sessuale. Una branca di questa disciplina, la psicologia evoluzionistica forense, è un settore di studio in grande espansione, che studia l’applicazione della scienza e il ruolo di psicologo nell’analisi di aspetti forensi e legali. Questa disciplina si avvale dell’approccio empirico, come lo studio sul campo, il metodo delle ipotesi multiple mutuamente esclusive, e il ragionamento logico-deduttivo, che consente di creare profili psicologici basati su dati oggettivi provenienti dall’analisi dei casi, con lo scopo di comprendere e predire i moventi biologici che portano le persone a commettere comportamenti violenti. Per questi motivi la psicologia evoluzionistica forense si appresta ad essere un valido strumento nell’analisi delle diverse variabili in situazioni differenti, così da assistere e guidare l’operato delle forze dell’ordine e delle indagini difensive. Durante il mio dottorato, ho potuto esplorarediversi aspetti e applicazioni di questa disciplina. Nello specifico, durante il mio periodo di ricerca all’estero, presso l’Istituto di ricerca Philippe-Pinel di Montrèal, in Canada, ho applicato le teorie della psicologia evoluzionistica nello studio del concetto di “presence” uno stato psicologico derivante dall’illusione percettiva, originariamente identificato dalla cyber psicologia cognitiva, e qui analizzato come “sexual presence”. Tuttavia, la mia ricerca si è principalmente concentrata nello studio del valore adattivo dell’infanticidio materno, con particolare attenzione al fenomeno del neonaticidio, qui inteso come “disinvestimento riproduttivo”, e le sue implicazioni sociali e legali. Grazie a questi studi, in collaborazione con il laboratorio di psicologia evoluzionistica, ho collaborato come consulente della difesa, in un caso di sospetto infanticidio materno. Applicando le metodologie della psicologia evoluzionistica forense, ho condotto, in collaborazione con il mio supervisor, il Prof. Andrea Camperio Ciani, un ricerca interdisciplinare a cavallo tra la psicobiologia forense e la medicina legale, il cui obiettivo è stato quello di verificare la validità delle temperature rettali e timpaniche nella stima dell’ora del decesso. Il risultato di questi esperimenti potrebbero avereconseguenze rilevanti sia dal punto di vista medico legale che medico investigativo, ma soprattutto, ha mostrato come, nel nostro paese, vengano commessi diversi errori durante l’analisi della scena del crimine e nelle fasi del salvataggio in situazioni estreme. Alla luce di questi risultati ho preso in esame le linee guida per la rianimazione in situazioni estreme, osservando quello che succede nel nostro Paese, portando come esempio dei casi rappresentativi in cui la stima del decesso era un dato fondamentale, ma la cui erronea o incompleta interpretazione ha portato a risultati controversi. Il modello della sexual presence Introduzione al concetto di presence La presence è un stato psicologico, una percezione soggettiva che fa sì che un individuo sperimenti l’illusione creata da un computer, definibile come una sensazione reale di essere immersi in un ambiente virtuale mediata da stati emotivi e predisposizioni biologiche, nella pratica è molto importante definire e misurare la sensazione di presence, in quanto la realtà virtuale ha diverse applicazioni. Recenti ricerche hanno mostrato l’importanza della realtà virtuale nel contesto diagnostico e trattamentale, per questo motivo, in questa tesi viene presentata uno speciale aspetto della presence, la sexual presence, che descrive la sensazione psicologica, cognitiva e fisica generata dall’esperienza della sessualità tramite diversi media, come ad esempio i film o le chat-line erotiche. Scopi della teoria Comprendere e definire la sexual presence è fondamentale per massimizzare e richiamare questa sensazione nel contesto sperimentale. Infatti, la realtà virtuale è uno strumento efficace per testare le fantasie e gli interessi sessuali degli individui, in particolarecon i molestatori sessuali e i pedofili. Per raggiungere il massimo livello di presence, gli utenti o i soggetti in esame,hanno bisogno della massima identificazione possibile all’interno del sistema virtuale, che dovrebbe essere fornita dai programmatori, attraverso un’illusione percettiva e motoria controllata e convincente. Per tutte queste ragioni, questo studio si pone l’obiettivo di identificare le caratteristiche della sexual presence e di come indurla in una condizione sperimentale. Principali aspetti del modello La sexual presence è un fenomeno che ha delle basi evolutive, caratterizzato da sensazioni motivazionali, emozionali e fisiche, che un individuo sperimenta quando esposto a stimoli, esterni o interni, come film erotici, chat-line erotiche e, soprattutto, le fantasie sessuali. La sexual presence è generata da una combinazione adeguata di forma e contenuto, ed è strettamente connessa all’eccitazione e al comportamento sessuali. Seguendo le nozioni di Riva e colleghi (2011), questo lavoro identifica tre sub-processi che sottostanno alla sexual presence: la proto la core e la extended presence, che sono strettamente connessi e rappresentano comportamenti ed intenti sia consci che inconsci, e che si differenziano tra maschi e femmine. Questo modello a tre livelli dovrebbe essere ben noto, nel momento in cui si vuole indurre la massima sensazione di presence in un esperimento. Quindi, per massimizzare la sensazione di presence è importante identificare l’immaginario erotico di ogni partecipante e sviluppare un ambiente virtuale che sia significativo per il partecipante. Conclusioni Questo modello potrebbe essere particolarmente utile nello studio delle parafilie e dei disturbi del comportamento sessuale tramite realtà virtuale. Infatti, attualmente, il gruppo di ricerca a cui ho partecipato al Philippe- Pinel Institute, sta applicando questo modello nello studio delle ipotesi evoluzionistiche sullo stupro, tramite realtà virtuale. Madri che uccidono: studio su un campione di 110 casi in Italia Introduzione e obiettivi L’omicidio di un bambino da parte della madre biologica accade nella nostra sin dalle origini, in ogni cultura e popolazione. Secondo la teoria evoluzionistica, l’omicidio materno della prole può, in alcune circostanze, rappresentare un comportamento adattivo che si è evoluto per aumentare la fitness riproduttiva della madre. Questa ricerca si pone l’obiettivo di identificare l’incidenza delle madri che uccidono i loro figli nel nostro paese, verificando se il neonaticidio (l’omicidio dei neonati entro le 24 ore dal parto), l’infanticidio (entro il primo anno di vita) e il figlicidio (dopo il primo di vita), possono essere oggettivamente distinti in profili psicobiologici che possono aiutare a prevenirli, e testare le ipotesi evoluzionistiche adattive per spiegarne le dinamiche. Metodi Sono stati analizzati 110 casi di madri che hanno ucciso 123 bambini, dal 1976 al 2010. Ogni caso è stato classificato utilizzando 13 variabili dicotomiche. Sul campione sono state effettuate analisi statistiche descrittive e una analisi per cluster, sia per casi che per variabili, analizzando poi le differenze significative tra i gruppi. Risultati Il campione italiano dei neonaticidi ha soddisfatto tutte le ipotesi evoluzionistiche, per un pattern di comportamenti emozioni e motivazioni volte ad aumentare la fitness riproduttiva, mostrando un profilo consistente per madri neonaticide. Tutti i casi di questo tipo sono stati raggruppati in un unico cluster, diviso dagli altri casi. Infanticidio e figlicidio non differiscono significativamente per nessuna delle variabili prese in esame (stato civile, condizioni del corpo, età della madre, modus operandi, psicopatologia, suicidio e nazionalità). Il profilo della madre che ha commesso infanticidio e figlicidio è caratterizzato da psicopatologia, suicidio o tentato suicidio, modus operandi violento e nessun tentativo di nascondere il corpo della vittima. Questi risultati suggeriscono che il figlicidio e l’infanticidio siano due comportamenti maladattivi, e il loro profilo sia molto più variabile di quello delle neonaticide. Conclusioni Questi studio conferma che solo il neonaticidio è un disinvestimento riproduttivo adattivo, evolutosi in un passato remoto, con lo scopo di aumentare la fitness riproduttiva materna eliminando un figlio non voluto e preservandole risorse per una prole future, in condizioni migliori. Il neonaticidio si è dimostrato essere chiaramente distinto dall’infanticidio e come tale dovrebbe essere affrontato, prevenuto e giudicato in tribunale. Perchè le madri uccidono I neonati: focus su un campione italiano Introduzione e obiettivi Alla luce dei risultati appena presentati, è stato analizzato più in profondità il fenomeno del neonaticidio nel nostro paese. In linea con la letteratura, i nostri precedenti risultati mostrano che le madri neonaticide sono donne giovani, in condizioni socio-economiche difficile, che non possono crescere i propri figli, a causa di un cosiddetto “istinto riproduttivo complessivo”. Il profilo socio-biologico di queste donne sembra essere molto simile a quello delle donne che decidono di abortire: ovvero rinunciare alla gravidanza in questo caso non significa andare contro all’istinto riproduttivo, ma conservare le energie e le risorse per una gravidanza futura. In questo lavoro ho confrontato il profilo della madre neonaticida e della donna che decide di interrompere la propria gravidanza, con lo scopo di identificare i fattori di rischio e contribuire alla prevenzione del fenomeno. Metodi Sono stati analizzati 35 casi di neonaticidio, ogni caso è stato analizzato utilizzando 7 variabili dicotomiche. Per comparare i possibili fattori di rischio tutti i dati sono stati normalizzati sulla base delle frequenze della popolazione di riferimento, secondo i dati forniti dall’ISTAT 2002. Risultati Lo studio ha messo in luce come il neonaticidio e l’aborto abbiano aspetti simili, soprattutto per quanto concerne la giovane età delle donne. Il profilo di queste donne a rischio suggerisce che esse sono 1) alla loro prima gravidanza 2) solitamente molto giovani con 3) un grande potenziale riproduttivo residuo e 4) immigrate da un paese straniero. Conclusioni I risultati riportati hanno significative implicazioni nellavalutazione terapeuticoa, e nella definizione dei fattori di rischio, per indirizzare, promuovere ed offrire un adeguato sostegno socio-psicologico alle future madri in difficoltà. ¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬Valutazione delle temperature timpaniche e rettali nella stima dell’ora del decesso in incidenti in acque fredde. Introduzione ed obiettivi La corretta rilevazione della temperature profonda del corpo è fondamentale nella stima dell’ora del decesso (SOD) nel nomogramma di Hengge. Lo standard è la misurazione rettale o esofagea. Recentemente però, i termometri timpanici ad infrarossi hanno sostituito, in alcuni casi, lo standard previsto. Come parte del Laboratorio di Psicologia Evoluzionistica Forense, ho assistito come consulente della difesa, un caso di infanticidio materno, dove il Pronto Soccorso ha registrato sul corpo della vittima di due anni, immerso nell’acqua corrente di fiume fredda a 18C°, la temperatura timpanica di 24.9C°. L’ora del decesso stimata tramite termometro timpanico ad infrarossi, è risultata essere la sola evidenza contro la madre nel processo, e sembrava essere in contrasto con molte delle prove tanatologiche e biologiche rilevate (emogas analisi e attività elettrica miocardica). Secondo il profilo psico-biologico, la madre non aveva alcun movente per uccidere la figlia. Pertanto, per verificare la correttezza della SOD, abbiamo studiato la correlazione tra la temperature rettale e quella timpanica, in caso di ritrovamento di cadavere in acque fredde. Metodi Per confrontare le due temperature, sono stati utilizzati 3 ratti da laboratorio, in 3 diverse condizioni: vivo, immerse vivo a 18°C, e immerso, sempre alla medesima temperature, ma deceduto tramite dislocazione cervicale. Per la temperatura timpanica abbiamo utilizzato 3 termometri ad infrarossi, il Genius 3000 A (2 campioni, usato nel caso in oggetto) e il Genius 2 (il più utilizzato nei Pronto Soccorsi italiani). La temperatura rettale è stata registrata tramite una sonda rettale connessa ad un monitor Propaq. Abbiamo inoltre testato l’accuratezza della temperatura timpanica, misurandola sia prima che durante che dopo, su un volontario maschio adulto umano, il cui orecchio è stato esposto per 3 minuti sotto acqua corrente a 18C° e successivamente asciugato. Risultati Il Genius 2 ha smesso di registrare la temperatura a 33C° e non è mai ripartito, dopo la prima misurazione sul ratto immerso in acqua. Questa osservazione è stata poi confermata anche dal manuale, che riportava appunto l’incapacità dello strumento di registrare al di sotto dei 33C°. Una volta immersi in acqua movimentata a 18 C° la temperatura rettale dei soggetti cominciava a scendere molto lentamente. La temperatura timpanica, registrata tramite Genius 3000°, al contrario, precipita da 34C° a 24C° non appena immersi. Dopo la soppressione, la temperatura rettale continua a scendere senza particolari variazioni, mentre la temperatura rettale si arresta fluttuando poco al di sopra della temperatura dell’acqua. La temperatura timpanica del volontario umano, dopo l’esposizione all’acqua fredda, precipita sotto i19C°, mentre la temperatura corporea rimane invariata intorno ai 36.5C°. La temperatura timpanica è ritornata a misurare la corretta temperatura basale dopo 33 minuti dall’esposizione. Conclusioni In incidenti avvenuti in acque fredde, come nel caso degli annegamenti, il termometro timpanico ad infrarossi risulta essere un metodo non corretto per misurare la temperatura corporea profonda. Questa in accuratezza può portare a decisioni mediche imprecise, e le conclusioni di questo lavoro suggeriscono che la temperatura timpanica non venga utilizzata in casi come questi. Inoltre, l’utilizzo del Genius 2, è sconsigliato nei Pronto Soccorsi, specialmente in casi di ipotermia data la sua incapacità di registrare temperature inferiori ai 33 C°. Errori, Linee guida e suggerimenti: cosa succede nella pratica? Introduzione ed obiettivi I risultati dello studio precedente hanno lasciato aperte diverse questioni. La diagnosi dell’epoca della morte, conosciuta come tanatologia, è un campo multidisciplinare, che include la patologia forense, la biologia, la chimica, la fisica e addirittura l’entomologia forense. Infatti, la SOD è un punto fondamentale nella pratica forense: permette agli investigatoti di fare luce sulle ultime ore di vita della vittima, chiarisce le cause della morte, e soprattutto, permette di confermare gli alibi dei sospettati. Tuttavia, prima di diventare una scena del crimine, un luogo in cui viene ritrovato un corpo esanime, è prima di tutto un posto in cui qualcuno ha bisogno di assistenza medica, e questo puòinterferire con la corretta ricostruzione dell’ora della morte. Ho quindi osservato cosa succede nella pratica medico legale nel nostro Paese. Metodi Sono state analizzate le Linee Guida europee per la rianimazione in condizioni estreme, come l’ipotermia o l’annegamento in acqua fredde, con particolare attenzione a quelle che sono le norme per la stima della temperature profonda, sia nel caso della rianimazione sia nel calcolo dell’ora del decesso. E’ stato analizzata la procedura nei Pronti Soccorsi e nei dipartimenti di medicina legale. Questi risultati sono stati trovati nei vari website degli ospedali dei nostri paesi, e 9 dipartimenti sono stati direttamente contattati per avere le informazioni richieste. Infine sono stati osservati alcuni casi rilevanti dove l’investigazione della scena del crimine e la stima dell’ora del decesso erano fondamentali per la soluzione dei casi. Risultati Le linee guida Europee per la rianimazioni sono molto precise per quello che riguarda il trattamento di pazienti affetti da ipotermia o annegamento. Ma non sono state altrettanto specifiche per quello che riguarda l’uso dei termometri nei casi di annegamento. Nella pratica forense, la metodologia per stimare l’ora del decesso è eterogenea. In Italia le linee guida sono fornite solo a livello locale e addirittura non è obbligatorio avere un termometro per la misurazione della temperatura all’interno dell’ambulanza. Conclusioni I risultati mostrano che errori procedurali e la mancanza di norme univoche portano a risultati controversi nei procedimenti penali. Si suggerisce quindi la necessità di ulteriori studi nello studio delle tecniche per la stima dell’ora del decesso ed è necessario un training adeguato per i team di ricerca e pronto soccorso, con l’obiettivo di fornire le migliori cure possibili e preservare importanti prove come la temperatura per la stima dell’ora del decesso. Conclusioni Generali In questa testi ho esplorato le applicazioni della psicologia evoluzionistica nella pratica forense, sottolineando il ruolo dello psicologo investigativo. I risultati della ricerca hanno implicazioni sia teoretiche che pratiche. Prima è stato descritto epr la prima volta il modello della sexual presence, applicabile allo studio delle parafilie e del comportamento violento tramite realtà virtuale. Poi è stato evidenziato come il neonaticidio materno nella nostra specie abbia una causa evoluzionistica, e di come il profiling della madre neonaticida si differenzi da quello della madre infanticidia e figlicida. Questi risultati hanno effetti rilevanti sia nella fase investigative sia nella fase di definizione della pena e del trattamento, ma soprattutto nella realizzazione di misure preventive rivolte alle future madri a rischio. Infine, collaborando come consulente in un caso di sospetto infanticidio materno, è stato trovato che la temperatura timpanica, usata spesso nella pratica, non sia una misura utilizzabile per stimare l’ora del decesso in condizioni estreme, dove la temperatura profonda è essenziale. Alla luce di questi risultati, sono state riportate le linee guida per migliorare l’intervento dei medici legali e dei team di rianimazione sul posto, nel nostro paese. Questi studi hanno dimostrato la versatilità e il valore pratico della psicologia evoluzionistica nelle scienze forense. Infatti il risultato più importante di questa tesi è stato dimostrate come le tecniche e le teorie apprese durante questi anni di dottorato abbiano importanti applicazioni nella clinica, nella criminologia e nella pratica forense, e di come possa essere importante proseguire le ricerche nella psicologia evoluzionistica forense, a causa delle sue rilevanti implicazioni sociali.
From Charles Darwin to Sherlock Holmes: contributions of evolutionary psychology in forensic science investigation
FONTANESI, LILYBETH
2013
Abstract
Introduzione La psicologia evoluzionistica è una disciplina che proviene dall’incontro tra diverse materie, quali la biologia evoluzionistica, le scienze cognitive e l’antropologia fisica. E’ una disciplina basata sull’approccio scientifico, il cui principale obbiettivo è comprendere le cause biologiche ed evoluzionistiche che hanno generato il comportamento umano. La psicologia evoluzionistica affonda le radici nella teoria Darwiniana, che considera il comportamento umano come un prodotto dell’evoluzione dei diversi adattamenti a problemi ricorrenti che i nostri antenati hanno dovuto risolvere in un ambiente ancestrale, presumibilmente plio-pleistocenico. Questi comportamenti si sono evoluti sotto la spinta della selezione naturale e sessuale. Una branca di questa disciplina, la psicologia evoluzionistica forense, è un settore di studio in grande espansione, che studia l’applicazione della scienza e il ruolo di psicologo nell’analisi di aspetti forensi e legali. Questa disciplina si avvale dell’approccio empirico, come lo studio sul campo, il metodo delle ipotesi multiple mutuamente esclusive, e il ragionamento logico-deduttivo, che consente di creare profili psicologici basati su dati oggettivi provenienti dall’analisi dei casi, con lo scopo di comprendere e predire i moventi biologici che portano le persone a commettere comportamenti violenti. Per questi motivi la psicologia evoluzionistica forense si appresta ad essere un valido strumento nell’analisi delle diverse variabili in situazioni differenti, così da assistere e guidare l’operato delle forze dell’ordine e delle indagini difensive. Durante il mio dottorato, ho potuto esplorarediversi aspetti e applicazioni di questa disciplina. Nello specifico, durante il mio periodo di ricerca all’estero, presso l’Istituto di ricerca Philippe-Pinel di Montrèal, in Canada, ho applicato le teorie della psicologia evoluzionistica nello studio del concetto di “presence” uno stato psicologico derivante dall’illusione percettiva, originariamente identificato dalla cyber psicologia cognitiva, e qui analizzato come “sexual presence”. Tuttavia, la mia ricerca si è principalmente concentrata nello studio del valore adattivo dell’infanticidio materno, con particolare attenzione al fenomeno del neonaticidio, qui inteso come “disinvestimento riproduttivo”, e le sue implicazioni sociali e legali. Grazie a questi studi, in collaborazione con il laboratorio di psicologia evoluzionistica, ho collaborato come consulente della difesa, in un caso di sospetto infanticidio materno. Applicando le metodologie della psicologia evoluzionistica forense, ho condotto, in collaborazione con il mio supervisor, il Prof. Andrea Camperio Ciani, un ricerca interdisciplinare a cavallo tra la psicobiologia forense e la medicina legale, il cui obiettivo è stato quello di verificare la validità delle temperature rettali e timpaniche nella stima dell’ora del decesso. Il risultato di questi esperimenti potrebbero avereconseguenze rilevanti sia dal punto di vista medico legale che medico investigativo, ma soprattutto, ha mostrato come, nel nostro paese, vengano commessi diversi errori durante l’analisi della scena del crimine e nelle fasi del salvataggio in situazioni estreme. Alla luce di questi risultati ho preso in esame le linee guida per la rianimazione in situazioni estreme, osservando quello che succede nel nostro Paese, portando come esempio dei casi rappresentativi in cui la stima del decesso era un dato fondamentale, ma la cui erronea o incompleta interpretazione ha portato a risultati controversi. Il modello della sexual presence Introduzione al concetto di presence La presence è un stato psicologico, una percezione soggettiva che fa sì che un individuo sperimenti l’illusione creata da un computer, definibile come una sensazione reale di essere immersi in un ambiente virtuale mediata da stati emotivi e predisposizioni biologiche, nella pratica è molto importante definire e misurare la sensazione di presence, in quanto la realtà virtuale ha diverse applicazioni. Recenti ricerche hanno mostrato l’importanza della realtà virtuale nel contesto diagnostico e trattamentale, per questo motivo, in questa tesi viene presentata uno speciale aspetto della presence, la sexual presence, che descrive la sensazione psicologica, cognitiva e fisica generata dall’esperienza della sessualità tramite diversi media, come ad esempio i film o le chat-line erotiche. Scopi della teoria Comprendere e definire la sexual presence è fondamentale per massimizzare e richiamare questa sensazione nel contesto sperimentale. Infatti, la realtà virtuale è uno strumento efficace per testare le fantasie e gli interessi sessuali degli individui, in particolarecon i molestatori sessuali e i pedofili. Per raggiungere il massimo livello di presence, gli utenti o i soggetti in esame,hanno bisogno della massima identificazione possibile all’interno del sistema virtuale, che dovrebbe essere fornita dai programmatori, attraverso un’illusione percettiva e motoria controllata e convincente. Per tutte queste ragioni, questo studio si pone l’obiettivo di identificare le caratteristiche della sexual presence e di come indurla in una condizione sperimentale. Principali aspetti del modello La sexual presence è un fenomeno che ha delle basi evolutive, caratterizzato da sensazioni motivazionali, emozionali e fisiche, che un individuo sperimenta quando esposto a stimoli, esterni o interni, come film erotici, chat-line erotiche e, soprattutto, le fantasie sessuali. La sexual presence è generata da una combinazione adeguata di forma e contenuto, ed è strettamente connessa all’eccitazione e al comportamento sessuali. Seguendo le nozioni di Riva e colleghi (2011), questo lavoro identifica tre sub-processi che sottostanno alla sexual presence: la proto la core e la extended presence, che sono strettamente connessi e rappresentano comportamenti ed intenti sia consci che inconsci, e che si differenziano tra maschi e femmine. Questo modello a tre livelli dovrebbe essere ben noto, nel momento in cui si vuole indurre la massima sensazione di presence in un esperimento. Quindi, per massimizzare la sensazione di presence è importante identificare l’immaginario erotico di ogni partecipante e sviluppare un ambiente virtuale che sia significativo per il partecipante. Conclusioni Questo modello potrebbe essere particolarmente utile nello studio delle parafilie e dei disturbi del comportamento sessuale tramite realtà virtuale. Infatti, attualmente, il gruppo di ricerca a cui ho partecipato al Philippe- Pinel Institute, sta applicando questo modello nello studio delle ipotesi evoluzionistiche sullo stupro, tramite realtà virtuale. Madri che uccidono: studio su un campione di 110 casi in Italia Introduzione e obiettivi L’omicidio di un bambino da parte della madre biologica accade nella nostra sin dalle origini, in ogni cultura e popolazione. Secondo la teoria evoluzionistica, l’omicidio materno della prole può, in alcune circostanze, rappresentare un comportamento adattivo che si è evoluto per aumentare la fitness riproduttiva della madre. Questa ricerca si pone l’obiettivo di identificare l’incidenza delle madri che uccidono i loro figli nel nostro paese, verificando se il neonaticidio (l’omicidio dei neonati entro le 24 ore dal parto), l’infanticidio (entro il primo anno di vita) e il figlicidio (dopo il primo di vita), possono essere oggettivamente distinti in profili psicobiologici che possono aiutare a prevenirli, e testare le ipotesi evoluzionistiche adattive per spiegarne le dinamiche. Metodi Sono stati analizzati 110 casi di madri che hanno ucciso 123 bambini, dal 1976 al 2010. Ogni caso è stato classificato utilizzando 13 variabili dicotomiche. Sul campione sono state effettuate analisi statistiche descrittive e una analisi per cluster, sia per casi che per variabili, analizzando poi le differenze significative tra i gruppi. Risultati Il campione italiano dei neonaticidi ha soddisfatto tutte le ipotesi evoluzionistiche, per un pattern di comportamenti emozioni e motivazioni volte ad aumentare la fitness riproduttiva, mostrando un profilo consistente per madri neonaticide. Tutti i casi di questo tipo sono stati raggruppati in un unico cluster, diviso dagli altri casi. Infanticidio e figlicidio non differiscono significativamente per nessuna delle variabili prese in esame (stato civile, condizioni del corpo, età della madre, modus operandi, psicopatologia, suicidio e nazionalità). Il profilo della madre che ha commesso infanticidio e figlicidio è caratterizzato da psicopatologia, suicidio o tentato suicidio, modus operandi violento e nessun tentativo di nascondere il corpo della vittima. Questi risultati suggeriscono che il figlicidio e l’infanticidio siano due comportamenti maladattivi, e il loro profilo sia molto più variabile di quello delle neonaticide. Conclusioni Questi studio conferma che solo il neonaticidio è un disinvestimento riproduttivo adattivo, evolutosi in un passato remoto, con lo scopo di aumentare la fitness riproduttiva materna eliminando un figlio non voluto e preservandole risorse per una prole future, in condizioni migliori. Il neonaticidio si è dimostrato essere chiaramente distinto dall’infanticidio e come tale dovrebbe essere affrontato, prevenuto e giudicato in tribunale. Perchè le madri uccidono I neonati: focus su un campione italiano Introduzione e obiettivi Alla luce dei risultati appena presentati, è stato analizzato più in profondità il fenomeno del neonaticidio nel nostro paese. In linea con la letteratura, i nostri precedenti risultati mostrano che le madri neonaticide sono donne giovani, in condizioni socio-economiche difficile, che non possono crescere i propri figli, a causa di un cosiddetto “istinto riproduttivo complessivo”. Il profilo socio-biologico di queste donne sembra essere molto simile a quello delle donne che decidono di abortire: ovvero rinunciare alla gravidanza in questo caso non significa andare contro all’istinto riproduttivo, ma conservare le energie e le risorse per una gravidanza futura. In questo lavoro ho confrontato il profilo della madre neonaticida e della donna che decide di interrompere la propria gravidanza, con lo scopo di identificare i fattori di rischio e contribuire alla prevenzione del fenomeno. Metodi Sono stati analizzati 35 casi di neonaticidio, ogni caso è stato analizzato utilizzando 7 variabili dicotomiche. Per comparare i possibili fattori di rischio tutti i dati sono stati normalizzati sulla base delle frequenze della popolazione di riferimento, secondo i dati forniti dall’ISTAT 2002. Risultati Lo studio ha messo in luce come il neonaticidio e l’aborto abbiano aspetti simili, soprattutto per quanto concerne la giovane età delle donne. Il profilo di queste donne a rischio suggerisce che esse sono 1) alla loro prima gravidanza 2) solitamente molto giovani con 3) un grande potenziale riproduttivo residuo e 4) immigrate da un paese straniero. Conclusioni I risultati riportati hanno significative implicazioni nellavalutazione terapeuticoa, e nella definizione dei fattori di rischio, per indirizzare, promuovere ed offrire un adeguato sostegno socio-psicologico alle future madri in difficoltà. ¬¬¬¬¬¬¬¬¬¬Valutazione delle temperature timpaniche e rettali nella stima dell’ora del decesso in incidenti in acque fredde. Introduzione ed obiettivi La corretta rilevazione della temperature profonda del corpo è fondamentale nella stima dell’ora del decesso (SOD) nel nomogramma di Hengge. Lo standard è la misurazione rettale o esofagea. Recentemente però, i termometri timpanici ad infrarossi hanno sostituito, in alcuni casi, lo standard previsto. Come parte del Laboratorio di Psicologia Evoluzionistica Forense, ho assistito come consulente della difesa, un caso di infanticidio materno, dove il Pronto Soccorso ha registrato sul corpo della vittima di due anni, immerso nell’acqua corrente di fiume fredda a 18C°, la temperatura timpanica di 24.9C°. L’ora del decesso stimata tramite termometro timpanico ad infrarossi, è risultata essere la sola evidenza contro la madre nel processo, e sembrava essere in contrasto con molte delle prove tanatologiche e biologiche rilevate (emogas analisi e attività elettrica miocardica). Secondo il profilo psico-biologico, la madre non aveva alcun movente per uccidere la figlia. Pertanto, per verificare la correttezza della SOD, abbiamo studiato la correlazione tra la temperature rettale e quella timpanica, in caso di ritrovamento di cadavere in acque fredde. Metodi Per confrontare le due temperature, sono stati utilizzati 3 ratti da laboratorio, in 3 diverse condizioni: vivo, immerse vivo a 18°C, e immerso, sempre alla medesima temperature, ma deceduto tramite dislocazione cervicale. Per la temperatura timpanica abbiamo utilizzato 3 termometri ad infrarossi, il Genius 3000 A (2 campioni, usato nel caso in oggetto) e il Genius 2 (il più utilizzato nei Pronto Soccorsi italiani). La temperatura rettale è stata registrata tramite una sonda rettale connessa ad un monitor Propaq. Abbiamo inoltre testato l’accuratezza della temperatura timpanica, misurandola sia prima che durante che dopo, su un volontario maschio adulto umano, il cui orecchio è stato esposto per 3 minuti sotto acqua corrente a 18C° e successivamente asciugato. Risultati Il Genius 2 ha smesso di registrare la temperatura a 33C° e non è mai ripartito, dopo la prima misurazione sul ratto immerso in acqua. Questa osservazione è stata poi confermata anche dal manuale, che riportava appunto l’incapacità dello strumento di registrare al di sotto dei 33C°. Una volta immersi in acqua movimentata a 18 C° la temperatura rettale dei soggetti cominciava a scendere molto lentamente. La temperatura timpanica, registrata tramite Genius 3000°, al contrario, precipita da 34C° a 24C° non appena immersi. Dopo la soppressione, la temperatura rettale continua a scendere senza particolari variazioni, mentre la temperatura rettale si arresta fluttuando poco al di sopra della temperatura dell’acqua. La temperatura timpanica del volontario umano, dopo l’esposizione all’acqua fredda, precipita sotto i19C°, mentre la temperatura corporea rimane invariata intorno ai 36.5C°. La temperatura timpanica è ritornata a misurare la corretta temperatura basale dopo 33 minuti dall’esposizione. Conclusioni In incidenti avvenuti in acque fredde, come nel caso degli annegamenti, il termometro timpanico ad infrarossi risulta essere un metodo non corretto per misurare la temperatura corporea profonda. Questa in accuratezza può portare a decisioni mediche imprecise, e le conclusioni di questo lavoro suggeriscono che la temperatura timpanica non venga utilizzata in casi come questi. Inoltre, l’utilizzo del Genius 2, è sconsigliato nei Pronto Soccorsi, specialmente in casi di ipotermia data la sua incapacità di registrare temperature inferiori ai 33 C°. Errori, Linee guida e suggerimenti: cosa succede nella pratica? Introduzione ed obiettivi I risultati dello studio precedente hanno lasciato aperte diverse questioni. La diagnosi dell’epoca della morte, conosciuta come tanatologia, è un campo multidisciplinare, che include la patologia forense, la biologia, la chimica, la fisica e addirittura l’entomologia forense. Infatti, la SOD è un punto fondamentale nella pratica forense: permette agli investigatoti di fare luce sulle ultime ore di vita della vittima, chiarisce le cause della morte, e soprattutto, permette di confermare gli alibi dei sospettati. Tuttavia, prima di diventare una scena del crimine, un luogo in cui viene ritrovato un corpo esanime, è prima di tutto un posto in cui qualcuno ha bisogno di assistenza medica, e questo puòinterferire con la corretta ricostruzione dell’ora della morte. Ho quindi osservato cosa succede nella pratica medico legale nel nostro Paese. Metodi Sono state analizzate le Linee Guida europee per la rianimazione in condizioni estreme, come l’ipotermia o l’annegamento in acqua fredde, con particolare attenzione a quelle che sono le norme per la stima della temperature profonda, sia nel caso della rianimazione sia nel calcolo dell’ora del decesso. E’ stato analizzata la procedura nei Pronti Soccorsi e nei dipartimenti di medicina legale. Questi risultati sono stati trovati nei vari website degli ospedali dei nostri paesi, e 9 dipartimenti sono stati direttamente contattati per avere le informazioni richieste. Infine sono stati osservati alcuni casi rilevanti dove l’investigazione della scena del crimine e la stima dell’ora del decesso erano fondamentali per la soluzione dei casi. Risultati Le linee guida Europee per la rianimazioni sono molto precise per quello che riguarda il trattamento di pazienti affetti da ipotermia o annegamento. Ma non sono state altrettanto specifiche per quello che riguarda l’uso dei termometri nei casi di annegamento. Nella pratica forense, la metodologia per stimare l’ora del decesso è eterogenea. In Italia le linee guida sono fornite solo a livello locale e addirittura non è obbligatorio avere un termometro per la misurazione della temperatura all’interno dell’ambulanza. Conclusioni I risultati mostrano che errori procedurali e la mancanza di norme univoche portano a risultati controversi nei procedimenti penali. Si suggerisce quindi la necessità di ulteriori studi nello studio delle tecniche per la stima dell’ora del decesso ed è necessario un training adeguato per i team di ricerca e pronto soccorso, con l’obiettivo di fornire le migliori cure possibili e preservare importanti prove come la temperatura per la stima dell’ora del decesso. Conclusioni Generali In questa testi ho esplorato le applicazioni della psicologia evoluzionistica nella pratica forense, sottolineando il ruolo dello psicologo investigativo. I risultati della ricerca hanno implicazioni sia teoretiche che pratiche. Prima è stato descritto epr la prima volta il modello della sexual presence, applicabile allo studio delle parafilie e del comportamento violento tramite realtà virtuale. Poi è stato evidenziato come il neonaticidio materno nella nostra specie abbia una causa evoluzionistica, e di come il profiling della madre neonaticida si differenzi da quello della madre infanticidia e figlicida. Questi risultati hanno effetti rilevanti sia nella fase investigative sia nella fase di definizione della pena e del trattamento, ma soprattutto nella realizzazione di misure preventive rivolte alle future madri a rischio. Infine, collaborando come consulente in un caso di sospetto infanticidio materno, è stato trovato che la temperatura timpanica, usata spesso nella pratica, non sia una misura utilizzabile per stimare l’ora del decesso in condizioni estreme, dove la temperatura profonda è essenziale. Alla luce di questi risultati, sono state riportate le linee guida per migliorare l’intervento dei medici legali e dei team di rianimazione sul posto, nel nostro paese. Questi studi hanno dimostrato la versatilità e il valore pratico della psicologia evoluzionistica nelle scienze forense. Infatti il risultato più importante di questa tesi è stato dimostrate come le tecniche e le teorie apprese durante questi anni di dottorato abbiano importanti applicazioni nella clinica, nella criminologia e nella pratica forense, e di come possa essere importante proseguire le ricerche nella psicologia evoluzionistica forense, a causa delle sue rilevanti implicazioni sociali.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/81199
URN:NBN:IT:UNIPD-81199