Il sistema di copertura delle abitazioni di età romana è uno degli aspetti meno studiati dell’architettura antica; una delle ragioni è sicuramente da ricercare nelle poco numerose o quasi nulle attestazioni archeologiche: se infatti generalmente nel corso degli scavi sono recuperate consistenti informazioni sulle fondazioni delle strutture e su parte degli alzati, non a caso oggetto di studi approfonditi, i solai e i tetti sono in assoluto le parti architettoniche più difficilmente conservabili e rinvenute raramente in stato di crollo. La carenza di dati archeologici si riflette, di conseguenza, nei manuali dedicati all’architettura o all’edilizia di età romana nei quali sono scarsi i riferimenti alle tecniche costruttive relative alle coperture e si riferiscono soprattutto ad edifici pubblici. Lo studio delle fonti antiche (letterarie, epigrafiche, iconografiche), l’analisi delle attestazioni archeologiche (provenienti soprattutto dall’area vesuviana) lo studio delle soluzioni adottate nella costruzione dei tetti in legno in età moderna (prima dell’avvento del legno lamellare) e lo studio del legno, principale materiale adoperato per le coperture, ha permesso di comprendere quanto fosse noto sulle coperture delle abitazioni di epoca romana, capire quali fossero le tipologie costruttive certamente adoperate in antico, identificare i parametri tecnici e dimensionali necessari per proporre ricostruzioni corrette da un punto di vista filologico, ma anche statico, comprendere la relazione tra le diverse tipologie di coperture e le grandezze-planimetrie degli ambienti. La creazione del programma di calcolo Domus 3D permette infine di dimensionare le travi delle coperture e individuare gli angoli di inclinazione possibili sulla base del numero di piani supposti nell’edificio e dello spessore e tipologia delle strutture murarie.
I sistemi di copertura nelle domus di età romana
CENTOLA, VANESSA
2018
Abstract
Il sistema di copertura delle abitazioni di età romana è uno degli aspetti meno studiati dell’architettura antica; una delle ragioni è sicuramente da ricercare nelle poco numerose o quasi nulle attestazioni archeologiche: se infatti generalmente nel corso degli scavi sono recuperate consistenti informazioni sulle fondazioni delle strutture e su parte degli alzati, non a caso oggetto di studi approfonditi, i solai e i tetti sono in assoluto le parti architettoniche più difficilmente conservabili e rinvenute raramente in stato di crollo. La carenza di dati archeologici si riflette, di conseguenza, nei manuali dedicati all’architettura o all’edilizia di età romana nei quali sono scarsi i riferimenti alle tecniche costruttive relative alle coperture e si riferiscono soprattutto ad edifici pubblici. Lo studio delle fonti antiche (letterarie, epigrafiche, iconografiche), l’analisi delle attestazioni archeologiche (provenienti soprattutto dall’area vesuviana) lo studio delle soluzioni adottate nella costruzione dei tetti in legno in età moderna (prima dell’avvento del legno lamellare) e lo studio del legno, principale materiale adoperato per le coperture, ha permesso di comprendere quanto fosse noto sulle coperture delle abitazioni di epoca romana, capire quali fossero le tipologie costruttive certamente adoperate in antico, identificare i parametri tecnici e dimensionali necessari per proporre ricostruzioni corrette da un punto di vista filologico, ma anche statico, comprendere la relazione tra le diverse tipologie di coperture e le grandezze-planimetrie degli ambienti. La creazione del programma di calcolo Domus 3D permette infine di dimensionare le travi delle coperture e individuare gli angoli di inclinazione possibili sulla base del numero di piani supposti nell’edificio e dello spessore e tipologia delle strutture murarie.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/82525
URN:NBN:IT:UNIPD-82525