Il contesto italiano, in linea con la situazione di molti altri stati europei, si delinea sempre più come una realtà multiculturale. L’aumento del numero di persone immigrate a livello internazionale ha fatto sì che una parte sempre più cospicua della nostra società sia rappresentata da minori stranieri. Per garantire l’integrazione e la piena realizzazione del potenziale degli immigrati, e per prevenire il rischio di disuguaglianze educative e psicologiche, è fondamentale che le società riceventi investano nella promozione del benessere dei ragazzi immigrati. La preadolescenza è un periodo critico per lo sviluppo, ricco di cambiamenti e di sfide evolutive non solo a livello fisico, ma anche sul piano emotivo, sociale, nonché psicologico. Questi processi evolutivi sono ancora più complicati per i minori immigrati, che si ritrovano in più a dover affrontare anche le sfide legate all’“essere a cavallo tra due mondi”. Verrebbe quindi da pensare che i ragazzi immigrati siano tendenzialmente a maggior rischio di problemi socio-emotivi. Tuttavia non è sempre così e un numero crescente di studi dimostra come questi ragazzi riescano a viaggiare tra un mondo e l’altro in modo adattivo, affrontando senza particolari conseguenze negative questi importanti compiti evolutivi. Così, ricerche recenti invitano a superare la prospettiva deficitaria che ha regnato a lungo nello scenario della ricerca sull’immigrazione, per fare posto a una visione più positiva, che illumini le risorse che questi minori sviluppano per riuscire a vivere bene nella loro società. Infatti, l’adattamento degli immigrati sembra variare a seconda di come diversi aspetti culturali, sociali e personali interagiscono tra loro. Quali sono le variabili che possono rappresentare dei fattori di rischio o di protezione per l’adattamento socio-emotivo dei preadolescenti immigrati? Questa è la domanda al centro di questa tesi di dottorato. Una risposta anche parziale a questa domanda potrebbe gettare le basi per lo sviluppo di interventi validi in contesti multiculturali, necessari ora più che mai per promuovere l’integrazione e il benessere delle popolazioni immigrate. Un obiettivo del genere richiede necessariamente una cornice teorica multidisciplinare e integrativa, che riesca a tenere conto della complessità dei diversi livelli e contesti di sviluppo in cui si colloca l’adattamento dei giovani immigrati: il livello culturale (ad es., etnia, società ospite), sociale (ad es., famiglia, comunità) ed individuale (ad es., memoria, impulsività). Nei nostri studi, ci concentriamo sulle famiglie immigrate marocchine, romene e cinesi, che rappresentano le più numerose comunità immigrate in Italia, un paese in cui l’immigrazione è un fenomeno recente, ma in forte crescita. Nel primo studio abbiamo indagato come le funzioni esecutive (FE) moderassero la relazione tra concetto di sé e adattamento sociale in un campione di preadolescenti marocchini, romeni e italiani. I nostri risultati hanno evidenziato che l’effetto positivo dell’aver un orientamento interdipendente sul livello di competenza sociale è più forte per i ragazzi marocchini e romeni con un alto livello di flessibilità cognitiva, così come per i ragazzi marocchini che possono contare su alti livelli di controllo inibitorio. Infine, la memoria di lavoro è risultata associata ad una migliore competenza sociale indipendentemente dalle influenze ethniche e culturali. Nel secondo studio abbiamo cercato di capire se l’associazione tra discriminazione e comportamenti problematici fosse moderata dalle strategie di acculturazione e dal livello di controllo degli impulsi in ragazzi marocchini e romeni immigrati. Abbiamo trovato che l’effetto negativo della discriminazione percepita sull’adattamento psicologico sembra essere particolarmente forte per i ragazzi immigrati che scelgono la separazione come strategia di acculturazione, ma solo quando non possono contare su un buon livello di controllo degli impulsi. Al contrario, di fronte ad episodi discriminatori, un buon controllo degli impulsi può rappresentare un rischio di maggiori problematiche comportamentali per i ragazzi assimilati. Inoltre, la discriminazione è risultata avere un effetto dannoso per l’adattamento specialmente per quei ragazzi romeni che non possono contare su buoni livelli di controllo degli impulsi. Nel terzo studio eravamo invece interessati ad investigare se le FE moderassero l’associazione tra le pratiche genitoriali e i problemi emotivo-comportamentali in preadolescenti cinesi e italiani. I nostri risultati hanno indicato che un livello scarso di controllo inibitorio rappresenta un fattore di rischio in situazioni di inadeguata supervisione genitoriale in entrambi i gruppi. Invece, livelli più alti di flessibilità cognitiva rendono i ragazzi cinesi immigrati più vulnerabili a problematiche emotivo-comportamentali quando lasciati senza supervisione. Infine, la memoria di lavoro è risultata associata ad un migliore adattamento indipendentemente dalle influenze culturali e familiari. Il nostro lavoro mette in luce la complessità dei processi coinvolti nell’adattamento dei ragazzi immigrati, frutto di un’intricata realtà fatta di influenze culturali, contesti di sviluppo e caratteristiche personali. In generale, i nostri risultati evidenziano sia somiglianze sia specificità nei pattern di associazioni tra variabili personali, familiari/sociali e culturali nei nostri gruppi. Il riconoscimento della complessità di questi risultati ci permette di suggerire alcune implicazioni cliniche e di ricerca per il futuro. Sembra che la flessibilità cognitiva, il controllo inibitorio e la memoria di lavoro possano essere delle importanti risorse per i preadolescenti immigrati, ma sembra anche che ognuna di queste capacità possa assumere significati e ruoli diversi a seconda del background etnico e personale di ciascun ragazzo. L’invito è quindi ad esplorare i significati soggettivi attribuiti all’esperienza, tenendo conto delle specificità individuali e culturali di ciascun ragazzo immigrato. Solo così sarà possibile promuovere iniziative che sostengano la costruzione di ponti tra i vari contesti culturali e di sviluppo per agevolare i processi di adattamento nei contesti di immigrazione.

A multimethod study of risk and protective factors for socio-emotional adjustment among early adolescent immigrants in Italy

MICONI, DIANA
2017

Abstract

Il contesto italiano, in linea con la situazione di molti altri stati europei, si delinea sempre più come una realtà multiculturale. L’aumento del numero di persone immigrate a livello internazionale ha fatto sì che una parte sempre più cospicua della nostra società sia rappresentata da minori stranieri. Per garantire l’integrazione e la piena realizzazione del potenziale degli immigrati, e per prevenire il rischio di disuguaglianze educative e psicologiche, è fondamentale che le società riceventi investano nella promozione del benessere dei ragazzi immigrati. La preadolescenza è un periodo critico per lo sviluppo, ricco di cambiamenti e di sfide evolutive non solo a livello fisico, ma anche sul piano emotivo, sociale, nonché psicologico. Questi processi evolutivi sono ancora più complicati per i minori immigrati, che si ritrovano in più a dover affrontare anche le sfide legate all’“essere a cavallo tra due mondi”. Verrebbe quindi da pensare che i ragazzi immigrati siano tendenzialmente a maggior rischio di problemi socio-emotivi. Tuttavia non è sempre così e un numero crescente di studi dimostra come questi ragazzi riescano a viaggiare tra un mondo e l’altro in modo adattivo, affrontando senza particolari conseguenze negative questi importanti compiti evolutivi. Così, ricerche recenti invitano a superare la prospettiva deficitaria che ha regnato a lungo nello scenario della ricerca sull’immigrazione, per fare posto a una visione più positiva, che illumini le risorse che questi minori sviluppano per riuscire a vivere bene nella loro società. Infatti, l’adattamento degli immigrati sembra variare a seconda di come diversi aspetti culturali, sociali e personali interagiscono tra loro. Quali sono le variabili che possono rappresentare dei fattori di rischio o di protezione per l’adattamento socio-emotivo dei preadolescenti immigrati? Questa è la domanda al centro di questa tesi di dottorato. Una risposta anche parziale a questa domanda potrebbe gettare le basi per lo sviluppo di interventi validi in contesti multiculturali, necessari ora più che mai per promuovere l’integrazione e il benessere delle popolazioni immigrate. Un obiettivo del genere richiede necessariamente una cornice teorica multidisciplinare e integrativa, che riesca a tenere conto della complessità dei diversi livelli e contesti di sviluppo in cui si colloca l’adattamento dei giovani immigrati: il livello culturale (ad es., etnia, società ospite), sociale (ad es., famiglia, comunità) ed individuale (ad es., memoria, impulsività). Nei nostri studi, ci concentriamo sulle famiglie immigrate marocchine, romene e cinesi, che rappresentano le più numerose comunità immigrate in Italia, un paese in cui l’immigrazione è un fenomeno recente, ma in forte crescita. Nel primo studio abbiamo indagato come le funzioni esecutive (FE) moderassero la relazione tra concetto di sé e adattamento sociale in un campione di preadolescenti marocchini, romeni e italiani. I nostri risultati hanno evidenziato che l’effetto positivo dell’aver un orientamento interdipendente sul livello di competenza sociale è più forte per i ragazzi marocchini e romeni con un alto livello di flessibilità cognitiva, così come per i ragazzi marocchini che possono contare su alti livelli di controllo inibitorio. Infine, la memoria di lavoro è risultata associata ad una migliore competenza sociale indipendentemente dalle influenze ethniche e culturali. Nel secondo studio abbiamo cercato di capire se l’associazione tra discriminazione e comportamenti problematici fosse moderata dalle strategie di acculturazione e dal livello di controllo degli impulsi in ragazzi marocchini e romeni immigrati. Abbiamo trovato che l’effetto negativo della discriminazione percepita sull’adattamento psicologico sembra essere particolarmente forte per i ragazzi immigrati che scelgono la separazione come strategia di acculturazione, ma solo quando non possono contare su un buon livello di controllo degli impulsi. Al contrario, di fronte ad episodi discriminatori, un buon controllo degli impulsi può rappresentare un rischio di maggiori problematiche comportamentali per i ragazzi assimilati. Inoltre, la discriminazione è risultata avere un effetto dannoso per l’adattamento specialmente per quei ragazzi romeni che non possono contare su buoni livelli di controllo degli impulsi. Nel terzo studio eravamo invece interessati ad investigare se le FE moderassero l’associazione tra le pratiche genitoriali e i problemi emotivo-comportamentali in preadolescenti cinesi e italiani. I nostri risultati hanno indicato che un livello scarso di controllo inibitorio rappresenta un fattore di rischio in situazioni di inadeguata supervisione genitoriale in entrambi i gruppi. Invece, livelli più alti di flessibilità cognitiva rendono i ragazzi cinesi immigrati più vulnerabili a problematiche emotivo-comportamentali quando lasciati senza supervisione. Infine, la memoria di lavoro è risultata associata ad un migliore adattamento indipendentemente dalle influenze culturali e familiari. Il nostro lavoro mette in luce la complessità dei processi coinvolti nell’adattamento dei ragazzi immigrati, frutto di un’intricata realtà fatta di influenze culturali, contesti di sviluppo e caratteristiche personali. In generale, i nostri risultati evidenziano sia somiglianze sia specificità nei pattern di associazioni tra variabili personali, familiari/sociali e culturali nei nostri gruppi. Il riconoscimento della complessità di questi risultati ci permette di suggerire alcune implicazioni cliniche e di ricerca per il futuro. Sembra che la flessibilità cognitiva, il controllo inibitorio e la memoria di lavoro possano essere delle importanti risorse per i preadolescenti immigrati, ma sembra anche che ognuna di queste capacità possa assumere significati e ruoli diversi a seconda del background etnico e personale di ciascun ragazzo. L’invito è quindi ad esplorare i significati soggettivi attribuiti all’esperienza, tenendo conto delle specificità individuali e culturali di ciascun ragazzo immigrato. Solo così sarà possibile promuovere iniziative che sostengano la costruzione di ponti tra i vari contesti culturali e di sviluppo per agevolare i processi di adattamento nei contesti di immigrazione.
27-gen-2017
Inglese
immigration; early adolescence; socio-emotional adjustment; risk and protective factors; executive functions; discrimination; acculturation; parenting; self-construals
MOSCARDINO, UGHETTA MICAELA MARIA
PERESSOTTI, FRANCESCA
Università degli studi di Padova
246
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/82769
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-82769