La ricerca scientifica in psicologia è intrinsecamente legata alla misurazione di variabili che per natura sono mutevoli, presentano un’elevata complessità e molto spesso non sono direttamente osservabili. Lo sviluppo di metodi di misurazione è funzionale alla ricerca di un mezzo per mettere in luce le diverse sfaccettature della variabile psicologica di interesse. Gli ultimi quindici anni hanno assistito ad un enorme sviluppo e applicazione di un nuovo insieme di strumenti di misura note come misure implicite, le quali hanno come scopo primario quello di quantificare quelle variabili psicologiche definite come automatiche, incontrollabili, inconsce, impulsive, o implicite. L’obiettivo principale di questo lavoro è stato quello di esplorare la natura propriamente implicita di alcune di queste misure, insieme al loro funzionamento. Il progetto di ricerca ha incluso la sperimentazione di alcuni metodi di misura impliciti in due diversi contesti all’interno del più ampio ambito della salute mentale: da una parte lo studio delle componenti automatiche nei processi di stigmatizzazione nei confronti di persone affette da un qualche disturbo mentale (Parte 1); dall’altra la considerazione dei processi impulsivi e automatici in persone affette da uno specific disturbo mentale, quale la dipendenza dal alcol (Parte 2). La Parte 1 della tesi include lo sviluppo di due Implicit Association Tests destinati alla valutazione di due aspetti inerenti lo stigma verso la malattia mentale: le credenze eziologiche e gli atteggiamenti pregiudiziali. Gli obiettivi principali hanno riguardato la verifica del possibile utilizzo di queste misure come strumenti di valutazione in questo specifico ambito, e nel contempo dell’effettiva esistenza di una controparte implicita nell’espressione dello stigma verso la malattia mentale. Nella Parte 2 la prospettiva ha assunto un’ulteriore duplice veste attraverso la sperimentazione delle tecniche di misurazione implicita come strumenti di cambiamento, attraverso il loro adattamento alla funzione di training di quei processi impliciti inizialmente misurati. Lo studio ha preso la forma di un Trial Clinico Randomizzato (TCR) con pazienti ambulatoriali dipendenti da alcol, nel quale è valutata la somministrazione di una combinazione di due training per il trattamento dei processi cognitivi automatici disfunzionali (i.e., bias attentivo e di approccio) implicati nella dipendenza da alcol. In entrambi gli studi sono state esplorate sia le proprietà misurative degli strumenti sviluppati, sia la loro relazione con l’ipotetica variabile psicologica misurata all’interno di una prospettiva di modellazione a tratti latenti, attraverso l’applicazione del Many-Facet Rasch Measurement model (MFRM). I risultati ottenuti nella Parte 1 mostrano come il modello MFRM sia riuscito a separare i diversi ‘ingredienti’ che contribuiscono all’emergere dell’effetto IAT evidenziando come le credenze eziologiche implicite e l’atteggiamento implicito nei confronti della malattia mentale siano multi-sfaccettati. Le associazioni semantiche e valutative nei confronti della malattia mentale sembrano cambiare in funzione della categoria diagnostica e sono rispettivamente determinate da associazioni con l’area semantica biologica e da un effetto primacy di associazioni positive. Il modello MFRM ha inoltre reso evidente il funzionamento dello IAT a livello microscopico. Nella Parte 2, l’analisi di un gruppo di partecipanti nelle sessioni di pre- e post- assessment ha dato i primi, promettenti risultanti sull’efficacia del TCR: nonostante al momento i partecipanti non abbiamo menifestato un significativo cambiamento nelle misure del bias attentivo e di approccio verso l’alcol, il modello MFRM ha dimostrato comunque che c’è effettivamente in atto un processo di cambiamento. Le condizioni sperimentali hanno prodotto un effetto discriminante nell’ottenere la diminuzione o il rovesciamento dei due bias cognitivi. Il modello ha inoltre contribuito all’esplorazione della dimensionalità e delle ipotesi teoriche alla base delle due misure implicite dei bias, dando suggerimenti rilevanti circa le loro caratteristiche dominio-generali e dominio-specifiche. Un ulteriore risultato riguarda un primo riscontro di un effetto esercitato dagli stimoli utilizzati nelle due misure nell’aumentare i processi di controllo degli impulsi nei confronti dell’alcol. In conclusione, l’intreccio tra misurazione implicita, salute mentale, e modelli di Rasch è nato allo scopo non solo di chiarire i benefici dell’utilizzo delle misure implicite in psicologia, ma anche per svelare che cosa significa effettivamente la misurazione implicita, mostrando sia i limiti che i punti di forza di questa nuova famiglia di strumenti attraverso la combinazione con un approccio metodologico e modellistico rigoroso.
Implicit measurement at the service of mental health: assessment and intervention as the two sides of the same coin
BOFFO, MARILISA
2014
Abstract
La ricerca scientifica in psicologia è intrinsecamente legata alla misurazione di variabili che per natura sono mutevoli, presentano un’elevata complessità e molto spesso non sono direttamente osservabili. Lo sviluppo di metodi di misurazione è funzionale alla ricerca di un mezzo per mettere in luce le diverse sfaccettature della variabile psicologica di interesse. Gli ultimi quindici anni hanno assistito ad un enorme sviluppo e applicazione di un nuovo insieme di strumenti di misura note come misure implicite, le quali hanno come scopo primario quello di quantificare quelle variabili psicologiche definite come automatiche, incontrollabili, inconsce, impulsive, o implicite. L’obiettivo principale di questo lavoro è stato quello di esplorare la natura propriamente implicita di alcune di queste misure, insieme al loro funzionamento. Il progetto di ricerca ha incluso la sperimentazione di alcuni metodi di misura impliciti in due diversi contesti all’interno del più ampio ambito della salute mentale: da una parte lo studio delle componenti automatiche nei processi di stigmatizzazione nei confronti di persone affette da un qualche disturbo mentale (Parte 1); dall’altra la considerazione dei processi impulsivi e automatici in persone affette da uno specific disturbo mentale, quale la dipendenza dal alcol (Parte 2). La Parte 1 della tesi include lo sviluppo di due Implicit Association Tests destinati alla valutazione di due aspetti inerenti lo stigma verso la malattia mentale: le credenze eziologiche e gli atteggiamenti pregiudiziali. Gli obiettivi principali hanno riguardato la verifica del possibile utilizzo di queste misure come strumenti di valutazione in questo specifico ambito, e nel contempo dell’effettiva esistenza di una controparte implicita nell’espressione dello stigma verso la malattia mentale. Nella Parte 2 la prospettiva ha assunto un’ulteriore duplice veste attraverso la sperimentazione delle tecniche di misurazione implicita come strumenti di cambiamento, attraverso il loro adattamento alla funzione di training di quei processi impliciti inizialmente misurati. Lo studio ha preso la forma di un Trial Clinico Randomizzato (TCR) con pazienti ambulatoriali dipendenti da alcol, nel quale è valutata la somministrazione di una combinazione di due training per il trattamento dei processi cognitivi automatici disfunzionali (i.e., bias attentivo e di approccio) implicati nella dipendenza da alcol. In entrambi gli studi sono state esplorate sia le proprietà misurative degli strumenti sviluppati, sia la loro relazione con l’ipotetica variabile psicologica misurata all’interno di una prospettiva di modellazione a tratti latenti, attraverso l’applicazione del Many-Facet Rasch Measurement model (MFRM). I risultati ottenuti nella Parte 1 mostrano come il modello MFRM sia riuscito a separare i diversi ‘ingredienti’ che contribuiscono all’emergere dell’effetto IAT evidenziando come le credenze eziologiche implicite e l’atteggiamento implicito nei confronti della malattia mentale siano multi-sfaccettati. Le associazioni semantiche e valutative nei confronti della malattia mentale sembrano cambiare in funzione della categoria diagnostica e sono rispettivamente determinate da associazioni con l’area semantica biologica e da un effetto primacy di associazioni positive. Il modello MFRM ha inoltre reso evidente il funzionamento dello IAT a livello microscopico. Nella Parte 2, l’analisi di un gruppo di partecipanti nelle sessioni di pre- e post- assessment ha dato i primi, promettenti risultanti sull’efficacia del TCR: nonostante al momento i partecipanti non abbiamo menifestato un significativo cambiamento nelle misure del bias attentivo e di approccio verso l’alcol, il modello MFRM ha dimostrato comunque che c’è effettivamente in atto un processo di cambiamento. Le condizioni sperimentali hanno prodotto un effetto discriminante nell’ottenere la diminuzione o il rovesciamento dei due bias cognitivi. Il modello ha inoltre contribuito all’esplorazione della dimensionalità e delle ipotesi teoriche alla base delle due misure implicite dei bias, dando suggerimenti rilevanti circa le loro caratteristiche dominio-generali e dominio-specifiche. Un ulteriore risultato riguarda un primo riscontro di un effetto esercitato dagli stimoli utilizzati nelle due misure nell’aumentare i processi di controllo degli impulsi nei confronti dell’alcol. In conclusione, l’intreccio tra misurazione implicita, salute mentale, e modelli di Rasch è nato allo scopo non solo di chiarire i benefici dell’utilizzo delle misure implicite in psicologia, ma anche per svelare che cosa significa effettivamente la misurazione implicita, mostrando sia i limiti che i punti di forza di questa nuova famiglia di strumenti attraverso la combinazione con un approccio metodologico e modellistico rigoroso.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/83571
URN:NBN:IT:UNIPD-83571