Evidenze recenti (Balota et al., 2008; Thomas et al., 2012) suggeriscono che, qualora il riconoscimento delle parole-target sia reso più difficile da manipolazioni sperimentali quali la degradazione visiva, il sistema cognitivo possa incrementare in modo retrospettivo (i.e., dopo la presentazione della parole target) la misura in cui utilizza le informazioni convogliate dal prime semantico. Infatti, analisi della distribuzione dei tempi di reazione (TR) hanno mostrato che, per parole-target chiaramente visibili, l’effetto di priming semantico ha la stessa dimensione in tutte le porzioni della distribuzione dei TR. Diversamente, per parole-target visivamente degradate, l’effetto di priming semantico aumenta drasticamente nei TR più lenti, in accordo con l’ipotesi che il sistema si affidi in misura maggiore all’informazione convogliata dal prime per i targets visivamente degradati e che ciò sia di particolare beneficio per le risposte più difficili (i.e., le più lente). Nel primo studio (condotto con partecipanti di madrelingua Inglese), l’idea di un meccanismo retrospettivo e compensativo all’interno dell’effetto di priming semantico è stata indagata nel contesto degli effetti congiunti di qualità visiva (QV) dei target, frequenza di parole e priming semantico. In letteratura, la manipolazione di queste variabili ha prodotto, infatti, risultati molto rilevanti per i modelli di priming (e.g., McNamara, 2005) e per i modelli di riconoscimento visivo di parole singole (e.g., Reynolds & Besner, 2004). Nell’Esperimento 1, tutte e tre le variabili sono state congiuntamente manipolate all’interno di un singolo compito di lettura ad alta voce, in cui parole e non-parole comparivano in alternanza casuale come targets. I risultati hanno mostrato come gli effetti congiunti di QV e frequenza dipendano dalla relazione semantica tra prime e target. In particolare, le due variabili producono effetti additivi nel caso in cui prime e target siano semanticamente relati, mentre producono un’interazione sovradditiva nel caso in cui prime e target non siano relati. Analizzando la distribuzione dei TR, si è costatato che l’interazione a tre vie precedentemente descritta è mediata, principalmente, dai TR più lenti ed è stato conseguentemente ipotizzato che gli effetti riflettano un incremento retrospettivo della misura in cui il sistema si affida alle informazioni convogliate dal prime. Per testare l’ipotesi, nell’Esperimento 2 i prime semanticamente relati sono stati rimossi, al fine di creare un contesto in cui il sistema non avesse alcuna ragione per affidarsi all’informazione convogliata dal prime. I medesimi stimoli (coppie di prime - target non relati) che nell’Esperimento 1 avevano prodotto un’interazione, hanno prodotto effetti additivi nell’Esperimento 2. Si noti che, in Inglese, si riscontrano effetti additivi di QV e frequenza in compiti di lettura standard (senza primes), nel momento in cui parole e non parole appaiano in alternanza casuale come targets (come avveniva nell’Esperimento 2). In un secondo studio, i due esperimenti precedentemente descritti sono stati replicati utilizzando un paradigma sperimentale diverso, ovvero quello di priming di ripetizione (e.g., Ferguson et al., 2009), con partecipanti di madrelingua Italiana. Nonostante le analisi della distribuzione suggeriscano la presenza di una componente retrospettiva anche in questo secondo contesto (Esperimento 3), i risultati hanno mostrato anche importanti differenze. In Inglese QV e frequenza producono effetti additivi in compiti di lettura nei casi in cui sia parole che non-parole siano presentate come targets (O’Malley & Besner, 2008) e i primes (se presenti) siano tutti non relati (Esperimento 2). In Italiano le due variabili producono effetti sovradditivi (Esperimento 4) nonostante la contemporanea presenza di parole e non parole e nonostante il fatto che i targets fossero preceduti unicamente da primes non relati (esattamente come nell’Esperimento 2). E’ stato ipotizzato che la discrepanza nei risultati sia dovuta alle differenze cross-linguistiche (Inglese vs. Italiano). In Inglese il sistema presenta la necessità di variare la propria architettura funzionale assumendo un funzionamento seriale che confini l’effetto di degradazione visiva negli stadi precoci dell’elaborazione, al fine di evitare che l’attivazione di rappresentazioni lessicali produca errori di lessicalizzazione. In Italiano (un linguaggio trasparente) la situazione potrebbe essere differente. In questo contesto potrebbe essere sufficiente affidarsi in misura maggiore all’output della via sub-lessicale, senza una modificazione qualitativa dell’architettura funzionale. Nel terzo studio è stata esplorata la possibilità che la componente retrospettiva dell’effetto di priming semantico si basi sul recupero episodico della rappresentazione del prime. Nell’esperimento 5 i partecipanti (di madrelingua Inglese) hanno eseguito, durante la prima fase dell’esperimento, una decisione lessicale in cui sono stati manipolati QV e priming semantico. Al termine della prima fase, dopo un breve compito distrattore, i partecipanti eseguivano una prova di memoria di riconoscimento sui primes precedentemente presentati nel compito di decisione lessicale. I risultati hanno mostrato un trend in direzione di un miglior riconoscimento per quei primes che, nel compito di decisione lessicale, precedevano targets visivamente degradati rispetto a quelli che precedevano targets chiaramente visibili. Il risultato è coerente con l’idea che i prime presentati prima di target visivamente degradati siano soggetti a recupero episodico già nella fase di decisione lessicale e che ciò faciliti la prestazione nel compito di memoria. Nell’esperimento 6, analogo al precedente ma condotto con partecipanti di madrelingua Italiana, il tentativo di replicare l’effetto di QV nel compito di memoria non ha avuto successo, probabilmente a cause delle specifiche caratteristiche degli stimoli selezionati. Tuttavia, è stato rilevato, nel compito di memoria, un forte effetto di lessicalità: i partecipanti riconoscevano meglio quei primes che, in decisione lessicale, avevano preceduto parole reali, rispetto a quelli che avevano preceduto non-parole. Questi risultati suggeriscono che le operazioni cognitive condotte in un compito di decisione lessicale, e in particolare l’interazione tra prime e target, modulino le tracce mnesiche lasciate dagli stimoli stessi. In conclusione, la componente retrospettiva e compensativa descritta entro il meccanismo di priming semantico ha dimostrato di essere un utile mezzo teorico per comprendere gli effetti congiunti di priming semantico, QV e frequenza, proponendo pertanto una nuova prospettiva con cui investigare il tema. Inoltre, evidenze preliminari suggeriscono che la componente retrospettiva sia operativa anche in un paradigma di priming di ripetizione e che il meccanismo sottostante il processo retrospettivo possa comprendere il recupero episodico della rappresentazione del prime. Infine, i risultati sottolineano la flessibilità e la sensibilità del sistema di lettura al contesto sperimentale (i.e., compito proposto, caratteristiche degli stimoli).

Retrospective Prime Reliance: A Flexible Retrospective Mechanism for Semantic Priming in Visual Word Recognition

SCALTRITTI, MICHELE
2013

Abstract

Evidenze recenti (Balota et al., 2008; Thomas et al., 2012) suggeriscono che, qualora il riconoscimento delle parole-target sia reso più difficile da manipolazioni sperimentali quali la degradazione visiva, il sistema cognitivo possa incrementare in modo retrospettivo (i.e., dopo la presentazione della parole target) la misura in cui utilizza le informazioni convogliate dal prime semantico. Infatti, analisi della distribuzione dei tempi di reazione (TR) hanno mostrato che, per parole-target chiaramente visibili, l’effetto di priming semantico ha la stessa dimensione in tutte le porzioni della distribuzione dei TR. Diversamente, per parole-target visivamente degradate, l’effetto di priming semantico aumenta drasticamente nei TR più lenti, in accordo con l’ipotesi che il sistema si affidi in misura maggiore all’informazione convogliata dal prime per i targets visivamente degradati e che ciò sia di particolare beneficio per le risposte più difficili (i.e., le più lente). Nel primo studio (condotto con partecipanti di madrelingua Inglese), l’idea di un meccanismo retrospettivo e compensativo all’interno dell’effetto di priming semantico è stata indagata nel contesto degli effetti congiunti di qualità visiva (QV) dei target, frequenza di parole e priming semantico. In letteratura, la manipolazione di queste variabili ha prodotto, infatti, risultati molto rilevanti per i modelli di priming (e.g., McNamara, 2005) e per i modelli di riconoscimento visivo di parole singole (e.g., Reynolds & Besner, 2004). Nell’Esperimento 1, tutte e tre le variabili sono state congiuntamente manipolate all’interno di un singolo compito di lettura ad alta voce, in cui parole e non-parole comparivano in alternanza casuale come targets. I risultati hanno mostrato come gli effetti congiunti di QV e frequenza dipendano dalla relazione semantica tra prime e target. In particolare, le due variabili producono effetti additivi nel caso in cui prime e target siano semanticamente relati, mentre producono un’interazione sovradditiva nel caso in cui prime e target non siano relati. Analizzando la distribuzione dei TR, si è costatato che l’interazione a tre vie precedentemente descritta è mediata, principalmente, dai TR più lenti ed è stato conseguentemente ipotizzato che gli effetti riflettano un incremento retrospettivo della misura in cui il sistema si affida alle informazioni convogliate dal prime. Per testare l’ipotesi, nell’Esperimento 2 i prime semanticamente relati sono stati rimossi, al fine di creare un contesto in cui il sistema non avesse alcuna ragione per affidarsi all’informazione convogliata dal prime. I medesimi stimoli (coppie di prime - target non relati) che nell’Esperimento 1 avevano prodotto un’interazione, hanno prodotto effetti additivi nell’Esperimento 2. Si noti che, in Inglese, si riscontrano effetti additivi di QV e frequenza in compiti di lettura standard (senza primes), nel momento in cui parole e non parole appaiano in alternanza casuale come targets (come avveniva nell’Esperimento 2). In un secondo studio, i due esperimenti precedentemente descritti sono stati replicati utilizzando un paradigma sperimentale diverso, ovvero quello di priming di ripetizione (e.g., Ferguson et al., 2009), con partecipanti di madrelingua Italiana. Nonostante le analisi della distribuzione suggeriscano la presenza di una componente retrospettiva anche in questo secondo contesto (Esperimento 3), i risultati hanno mostrato anche importanti differenze. In Inglese QV e frequenza producono effetti additivi in compiti di lettura nei casi in cui sia parole che non-parole siano presentate come targets (O’Malley & Besner, 2008) e i primes (se presenti) siano tutti non relati (Esperimento 2). In Italiano le due variabili producono effetti sovradditivi (Esperimento 4) nonostante la contemporanea presenza di parole e non parole e nonostante il fatto che i targets fossero preceduti unicamente da primes non relati (esattamente come nell’Esperimento 2). E’ stato ipotizzato che la discrepanza nei risultati sia dovuta alle differenze cross-linguistiche (Inglese vs. Italiano). In Inglese il sistema presenta la necessità di variare la propria architettura funzionale assumendo un funzionamento seriale che confini l’effetto di degradazione visiva negli stadi precoci dell’elaborazione, al fine di evitare che l’attivazione di rappresentazioni lessicali produca errori di lessicalizzazione. In Italiano (un linguaggio trasparente) la situazione potrebbe essere differente. In questo contesto potrebbe essere sufficiente affidarsi in misura maggiore all’output della via sub-lessicale, senza una modificazione qualitativa dell’architettura funzionale. Nel terzo studio è stata esplorata la possibilità che la componente retrospettiva dell’effetto di priming semantico si basi sul recupero episodico della rappresentazione del prime. Nell’esperimento 5 i partecipanti (di madrelingua Inglese) hanno eseguito, durante la prima fase dell’esperimento, una decisione lessicale in cui sono stati manipolati QV e priming semantico. Al termine della prima fase, dopo un breve compito distrattore, i partecipanti eseguivano una prova di memoria di riconoscimento sui primes precedentemente presentati nel compito di decisione lessicale. I risultati hanno mostrato un trend in direzione di un miglior riconoscimento per quei primes che, nel compito di decisione lessicale, precedevano targets visivamente degradati rispetto a quelli che precedevano targets chiaramente visibili. Il risultato è coerente con l’idea che i prime presentati prima di target visivamente degradati siano soggetti a recupero episodico già nella fase di decisione lessicale e che ciò faciliti la prestazione nel compito di memoria. Nell’esperimento 6, analogo al precedente ma condotto con partecipanti di madrelingua Italiana, il tentativo di replicare l’effetto di QV nel compito di memoria non ha avuto successo, probabilmente a cause delle specifiche caratteristiche degli stimoli selezionati. Tuttavia, è stato rilevato, nel compito di memoria, un forte effetto di lessicalità: i partecipanti riconoscevano meglio quei primes che, in decisione lessicale, avevano preceduto parole reali, rispetto a quelli che avevano preceduto non-parole. Questi risultati suggeriscono che le operazioni cognitive condotte in un compito di decisione lessicale, e in particolare l’interazione tra prime e target, modulino le tracce mnesiche lasciate dagli stimoli stessi. In conclusione, la componente retrospettiva e compensativa descritta entro il meccanismo di priming semantico ha dimostrato di essere un utile mezzo teorico per comprendere gli effetti congiunti di priming semantico, QV e frequenza, proponendo pertanto una nuova prospettiva con cui investigare il tema. Inoltre, evidenze preliminari suggeriscono che la componente retrospettiva sia operativa anche in un paradigma di priming di ripetizione e che il meccanismo sottostante il processo retrospettivo possa comprendere il recupero episodico della rappresentazione del prime. Infine, i risultati sottolineano la flessibilità e la sensibilità del sistema di lettura al contesto sperimentale (i.e., compito proposto, caratteristiche degli stimoli).
28-gen-2013
Inglese
visual word recognition; semantic priming
PERESSOTTI, FRANCESCA
PERESSOTTI, FRANCESCA
Università degli studi di Padova
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/83897
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-83897