Il presente lavoro ha come obiettivo riflettere sul rapporto di mutua costituzione di corpi e spazi urbani, indagando il modo in cui, nelle pratiche quotidiane, viene articolato nei conflitti che si sviluppano intorno agli usi dello spazio pubblico. In particolare, discipline ed attività non programmate ed impreviste mostrano e mettono in discussione i discorsi sul modo in cui il corpo in pubblico può apparire, essere mosso, presentato e performato, in una normatività che assembla differenti piani, dalla produzione legislativa alle interazioni quotidiane. Attività ludiche, espressive, artistiche come il parkour, lo slacklining, la giocoleria e le arti di strada, realizzandosi in diversi siti della città, sempre in presenza di una pluralità di altre attività, evidenziano i ritmi, estetiche, atmosfere e funzioni dello spazio, riappropriandosi di spazi pianificati per altri scopi e creando delle alternative alla loro funzionalità. La possibilità, agita dai praticanti stessi ed estesa ai loro pubblici, di aprire possibilità e di cambiare materialmente e simbolicamente il sito in cui la pratica viene performata, viene letta come una pratica politica, a partire dalla connessione tra radicalità creativa e temporalità degli effetti delle discipline, attraverso una lettura riassunta nel concetto di effimero. Il lavoro è un'etnografia, realizzata in quattordici mesi di osservazione partecipante con le comunità di pratiche delle tre discipline scelte, condotta a partire da Padova, e sviluppata seguendo i loro tragitti e spostamenti in altre città, principalmente (ma non esclusivamente) nel Nord Italia. Il lavoro di campo è stato realizzato anche attraverso la realizzazione e la raccolta di materiali visuali, fotografie e video realizzate nel corso delle osservazioni da me e dai partecipanti. Oltre alle note etnografiche (scritte e visuali), l'etnografia include interviste narrative e ricerca documentale. Attraverso un approccio territoriologico, mirato a evidenziare le pratiche di territorializzazione dello spazio urbano che si sviluppano nel tracciare confini, criteri di accesso e norme per i comportamenti realizzati all'interno dello spazio, nel lavoro di tesi sono letti i differenti processi con cui lo spazio è prodotto e il modo in cui interagiscono tra loro: logiche delle pratiche effimere con cui vengono scelti i siti della pratica; eventi in cui vengono costruiti e significati i luoghi; gli spostamenti individuali all'interno della stessa città e al di fuori di essa; il modo in cui dalla pratica vengono creati degli immaginari che raccontino la spazialità agita e, al tempo stesso, in cui immaginari sulle pratiche portino a dinamiche spazializzate; le diverse e plurali forme di controllo, sorveglianza. Il corpo emerge come un elemento centrale, intorno al quale vengono ad organizzarsi i dispositivi di governo e di controllo così come le resistenze. La corporeità viene, in questo modo, definito a partire dalle forze e dalle dinamiche che attraversano lo spazio urbano e, di converso, lo spazio urbano è letto a partire dalle pratiche che lo attraversano e dai corpi che lo vivono. A partire dalle pratiche effimere e dai conflitti che si sviluppano intorno ad esse, è possibile evidenziare una concezione dello spazio pubblico come prodotto di interazioni e contese che si fondano sulle relazioni tra territori, corpi e regimi di visibilità.
Riappropriazioni territoriali e (in)visibilità dei corpi negli spazi pubblici. Un'etnografia di tre pratiche effimere.
BERTONI, FABIO
2018
Abstract
Il presente lavoro ha come obiettivo riflettere sul rapporto di mutua costituzione di corpi e spazi urbani, indagando il modo in cui, nelle pratiche quotidiane, viene articolato nei conflitti che si sviluppano intorno agli usi dello spazio pubblico. In particolare, discipline ed attività non programmate ed impreviste mostrano e mettono in discussione i discorsi sul modo in cui il corpo in pubblico può apparire, essere mosso, presentato e performato, in una normatività che assembla differenti piani, dalla produzione legislativa alle interazioni quotidiane. Attività ludiche, espressive, artistiche come il parkour, lo slacklining, la giocoleria e le arti di strada, realizzandosi in diversi siti della città, sempre in presenza di una pluralità di altre attività, evidenziano i ritmi, estetiche, atmosfere e funzioni dello spazio, riappropriandosi di spazi pianificati per altri scopi e creando delle alternative alla loro funzionalità. La possibilità, agita dai praticanti stessi ed estesa ai loro pubblici, di aprire possibilità e di cambiare materialmente e simbolicamente il sito in cui la pratica viene performata, viene letta come una pratica politica, a partire dalla connessione tra radicalità creativa e temporalità degli effetti delle discipline, attraverso una lettura riassunta nel concetto di effimero. Il lavoro è un'etnografia, realizzata in quattordici mesi di osservazione partecipante con le comunità di pratiche delle tre discipline scelte, condotta a partire da Padova, e sviluppata seguendo i loro tragitti e spostamenti in altre città, principalmente (ma non esclusivamente) nel Nord Italia. Il lavoro di campo è stato realizzato anche attraverso la realizzazione e la raccolta di materiali visuali, fotografie e video realizzate nel corso delle osservazioni da me e dai partecipanti. Oltre alle note etnografiche (scritte e visuali), l'etnografia include interviste narrative e ricerca documentale. Attraverso un approccio territoriologico, mirato a evidenziare le pratiche di territorializzazione dello spazio urbano che si sviluppano nel tracciare confini, criteri di accesso e norme per i comportamenti realizzati all'interno dello spazio, nel lavoro di tesi sono letti i differenti processi con cui lo spazio è prodotto e il modo in cui interagiscono tra loro: logiche delle pratiche effimere con cui vengono scelti i siti della pratica; eventi in cui vengono costruiti e significati i luoghi; gli spostamenti individuali all'interno della stessa città e al di fuori di essa; il modo in cui dalla pratica vengono creati degli immaginari che raccontino la spazialità agita e, al tempo stesso, in cui immaginari sulle pratiche portino a dinamiche spazializzate; le diverse e plurali forme di controllo, sorveglianza. Il corpo emerge come un elemento centrale, intorno al quale vengono ad organizzarsi i dispositivi di governo e di controllo così come le resistenze. La corporeità viene, in questo modo, definito a partire dalle forze e dalle dinamiche che attraversano lo spazio urbano e, di converso, lo spazio urbano è letto a partire dalle pratiche che lo attraversano e dai corpi che lo vivono. A partire dalle pratiche effimere e dai conflitti che si sviluppano intorno ad esse, è possibile evidenziare una concezione dello spazio pubblico come prodotto di interazioni e contese che si fondano sulle relazioni tra territori, corpi e regimi di visibilità.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/84519
URN:NBN:IT:UNIPD-84519