Studi empirici e teorici suggeriscono l'esistenza di un sistema per l’elaborazione di informazioni di quantità continue e discrete che si attiva in tutti i contesti che richiedono necessaria questa capacità (e.g., ricerca del cibo, scelta di un compagno). Poiché le caratteristiche di questo sistema sembrano simili tra le specie, alcuni autori hanno suggerito un’origine comune per questo sistema. Tuttavia, risultati contrastanti emergono quando confrontiamo le capacità numeriche tra diverse specie e persino nella stessa specie. In secondo luogo, la maggior parte degli studi si è concentrata su mammiferi, uccelli e pesci. Questo lavoro cerca di rispondere in parte a questi problemi. Nei primi due studi è stato investigato l’effetto della procedura utilizzata per valutare le capacità cognitive in una specie. Sono state indagate le abilità numeriche in guppy (Poecilia reticulata),ovvero un piccolo pesce d’acqua dolce, in un primo test basato su un comportamento spontaneo e un secondo test basato su un addestramento, utilizzando procedure modificate rispetto a lavori precedenti. Il primo esperimento è uno shoal choice test. In questa tipologia di esperimenti si sfrutta la naturale tendenza delle specie sociali, come guppy, ad unirsi in gruppi in situazioni di forte stress. Sono stati modificati alcuni aspetti delle vecchie procedure, confinando i soggetti all’interno di un cilindro trasparente al centro della vasca ed equidistante dagli stimoli. Sono stati studiati un confronto numerico di cui sappiamo che guppy è in grado di risolvere (3 vs. 4 pesci) e due confronti nei quali guppy fallivano secondo studi precedenti (4 vs. 6 e 4 vs. 5 pesci). I risultati hanno mostrato che, utilizzando una nuova procedura, guppy riesce a discriminare anche i confronti numerici più difficili che con le vecchie procedure non era stato possibile. Il secondo esperimento si basa su una classica procedura di addestramento. È stata sviluppata una nuova metodologia analoga a quelle già utilizzate per studiare le abilità numeriche in altri vertebrati: gli stimoli erano gruppi di pedine presentati da un monitor ed i soggetti erano addestrati a scegliere lo stimolo con maggior numerosità. Nonostante il problema cognitivo fosse lo stesso indagato in lavori precedenti, i soggetti hanno ottenuto risultati molto inferiori. Questi lavori ci suggeriscono che le procedure utilizzate possono fortemente influenzare le abilità numeriche di P. reticulata. Studi futuri sulle abilità numeriche e altre abilità cognitive dovrebbero focalizzarsi maggiormente sulle metodologie da adottare per poter confrontare i risultati tra le specie. Nei successivi due lavori, è stata indagata la capacità di discriminazione di quantità in specie finora poco studiate. Nello specifico, è stato condotto un primo lavoro su anfibi anuri (Hyla intermedia), ed un secondo su artropodi (Acheta Domesticus). I soggetti sono posti all’interno di un’ arena circolare di materiale plastico bianco uniformemente illuminata da una lampada posta in cima. Gli stimoli sono figure geometriche stampate su fogli A4 con lo scopo di simulare steli d’erba o rifugi in cui i soggetti possono ripararsi in una situazione pericolosa. Ogni soggetto è testato singolarmente in un unico test, in cui sono presentante coppie di stimoli contenenti un diverso numero di oggetti (quantità discrete) o stimoli di dimensioni diverse (quantità continue). Nel primo lavoro, le raganelle mostrano una preferenza spontanea per il gruppo contente il maggior numero di stimoli (quantità discrete) nei confronti 1 v s4 e 2 vs 4. Controllando la superficie cumulativa totale o lo spazio occupato nel confronto 2 vs 4, le raganelle mantengono la preferenza per lo stimolo più numeroso, suggerendo l’utilizzo di informazioni numeriche. Inoltre, le raganelle discriminano tra singoli stimoli con differente area (quantità continue), mostrando una preferenza per lo stimolo maggiore quando il rapporto tra le aree è 0.25. Successivi controlli hanno evidenziato come le raganelle utilizzano l’altezza e non la larghezza come caratteristica saliente nella discriminazione di quantità continue. Nel secondo lavoro, i grilli mostrano una preferenza per il gruppo contente il maggior numero di stimoli nei confronti 1 vs 4, 2 vs 4, e 2 vs 3. Pareggiando l’area totale degli stimoli nel confronto 2 vs 3, i grilli non mostrano una preferenza per lo stimolo maggiore. Nella discriminazione di quantità continue, i grilli preferiscono gli stimoli maggiori quando il rapporto delle aree è pari a 0.25; ed utilizzano la larghezza e non l’altezza come caratteristica principale degli stimoli. In conclusione, i lavori presentati in questa tesi mostrano come la metodologia utilizzata per indagare le capacità di cognizione numerica negli animali può influenzare i risultati trovati. Questo problema spiegherebbe parte della differenza riscontrata in letteratura tra le diverse specie e all’interno della stessa specie quando si utilizzano paradigmi differenti per valutarne le capacità di cognizione numerica. In secondo luogo, i due studi su anfibi ed invertebrati mostrano come i sistemi alla base della capacità di discriminazione di quantità siano presenti tra le diverse specie. Le differenze tra specie possono essere spiegate, in parte, dalla metodologia utilizzata per valutarle, oppure dalla differenza del sistema percettivo in queste specie. Sono necessari futuri studi su specie poco studiate e nuovi contesti per poter comprendere l’origine e l’evoluzione della cognizione numerica.

New paradigms to study numerical cognition in animals

GATTO, ELIA
2018

Abstract

Studi empirici e teorici suggeriscono l'esistenza di un sistema per l’elaborazione di informazioni di quantità continue e discrete che si attiva in tutti i contesti che richiedono necessaria questa capacità (e.g., ricerca del cibo, scelta di un compagno). Poiché le caratteristiche di questo sistema sembrano simili tra le specie, alcuni autori hanno suggerito un’origine comune per questo sistema. Tuttavia, risultati contrastanti emergono quando confrontiamo le capacità numeriche tra diverse specie e persino nella stessa specie. In secondo luogo, la maggior parte degli studi si è concentrata su mammiferi, uccelli e pesci. Questo lavoro cerca di rispondere in parte a questi problemi. Nei primi due studi è stato investigato l’effetto della procedura utilizzata per valutare le capacità cognitive in una specie. Sono state indagate le abilità numeriche in guppy (Poecilia reticulata),ovvero un piccolo pesce d’acqua dolce, in un primo test basato su un comportamento spontaneo e un secondo test basato su un addestramento, utilizzando procedure modificate rispetto a lavori precedenti. Il primo esperimento è uno shoal choice test. In questa tipologia di esperimenti si sfrutta la naturale tendenza delle specie sociali, come guppy, ad unirsi in gruppi in situazioni di forte stress. Sono stati modificati alcuni aspetti delle vecchie procedure, confinando i soggetti all’interno di un cilindro trasparente al centro della vasca ed equidistante dagli stimoli. Sono stati studiati un confronto numerico di cui sappiamo che guppy è in grado di risolvere (3 vs. 4 pesci) e due confronti nei quali guppy fallivano secondo studi precedenti (4 vs. 6 e 4 vs. 5 pesci). I risultati hanno mostrato che, utilizzando una nuova procedura, guppy riesce a discriminare anche i confronti numerici più difficili che con le vecchie procedure non era stato possibile. Il secondo esperimento si basa su una classica procedura di addestramento. È stata sviluppata una nuova metodologia analoga a quelle già utilizzate per studiare le abilità numeriche in altri vertebrati: gli stimoli erano gruppi di pedine presentati da un monitor ed i soggetti erano addestrati a scegliere lo stimolo con maggior numerosità. Nonostante il problema cognitivo fosse lo stesso indagato in lavori precedenti, i soggetti hanno ottenuto risultati molto inferiori. Questi lavori ci suggeriscono che le procedure utilizzate possono fortemente influenzare le abilità numeriche di P. reticulata. Studi futuri sulle abilità numeriche e altre abilità cognitive dovrebbero focalizzarsi maggiormente sulle metodologie da adottare per poter confrontare i risultati tra le specie. Nei successivi due lavori, è stata indagata la capacità di discriminazione di quantità in specie finora poco studiate. Nello specifico, è stato condotto un primo lavoro su anfibi anuri (Hyla intermedia), ed un secondo su artropodi (Acheta Domesticus). I soggetti sono posti all’interno di un’ arena circolare di materiale plastico bianco uniformemente illuminata da una lampada posta in cima. Gli stimoli sono figure geometriche stampate su fogli A4 con lo scopo di simulare steli d’erba o rifugi in cui i soggetti possono ripararsi in una situazione pericolosa. Ogni soggetto è testato singolarmente in un unico test, in cui sono presentante coppie di stimoli contenenti un diverso numero di oggetti (quantità discrete) o stimoli di dimensioni diverse (quantità continue). Nel primo lavoro, le raganelle mostrano una preferenza spontanea per il gruppo contente il maggior numero di stimoli (quantità discrete) nei confronti 1 v s4 e 2 vs 4. Controllando la superficie cumulativa totale o lo spazio occupato nel confronto 2 vs 4, le raganelle mantengono la preferenza per lo stimolo più numeroso, suggerendo l’utilizzo di informazioni numeriche. Inoltre, le raganelle discriminano tra singoli stimoli con differente area (quantità continue), mostrando una preferenza per lo stimolo maggiore quando il rapporto tra le aree è 0.25. Successivi controlli hanno evidenziato come le raganelle utilizzano l’altezza e non la larghezza come caratteristica saliente nella discriminazione di quantità continue. Nel secondo lavoro, i grilli mostrano una preferenza per il gruppo contente il maggior numero di stimoli nei confronti 1 vs 4, 2 vs 4, e 2 vs 3. Pareggiando l’area totale degli stimoli nel confronto 2 vs 3, i grilli non mostrano una preferenza per lo stimolo maggiore. Nella discriminazione di quantità continue, i grilli preferiscono gli stimoli maggiori quando il rapporto delle aree è pari a 0.25; ed utilizzano la larghezza e non l’altezza come caratteristica principale degli stimoli. In conclusione, i lavori presentati in questa tesi mostrano come la metodologia utilizzata per indagare le capacità di cognizione numerica negli animali può influenzare i risultati trovati. Questo problema spiegherebbe parte della differenza riscontrata in letteratura tra le diverse specie e all’interno della stessa specie quando si utilizzano paradigmi differenti per valutarne le capacità di cognizione numerica. In secondo luogo, i due studi su anfibi ed invertebrati mostrano come i sistemi alla base della capacità di discriminazione di quantità siano presenti tra le diverse specie. Le differenze tra specie possono essere spiegate, in parte, dalla metodologia utilizzata per valutarle, oppure dalla differenza del sistema percettivo in queste specie. Sono necessari futuri studi su specie poco studiate e nuovi contesti per poter comprendere l’origine e l’evoluzione della cognizione numerica.
30-nov-2018
Inglese
numerical cognition; vertebrates; invertebrates; spontaneous choice; training paradigm
BISAZZA, ANGELO
GALFANO, GIOVANNI
Università degli studi di Padova
154
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Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIPD-87716