La tesi ha come oggetto il rapporto tra Genova e la poesia trobadorica, analizzato mediante la contestualizzazione storica e culturale con l’adozione del modello utilizzato da Gianfranco Folena nel saggio Tradizione e cultura trobadorica nelle corti e nelle città venete. La prima parte comprende un inquadramento storico che va dalle prime attestazioni della letteratura ligure, quando Caffaro di Rustico di Caschifellone comincia la composizione dei suoi Annales, alla fine della cultura della repubblica genovese: nel 1311 il comune cede la sovranità a Enrico VII, mentre l’ultimo trovatore genovese, Calega Panzano, scompare dai documenti due anni dopo. La seconda parte si concentra sui fenomeni culturali non riconducibili ai trovatori, legati a due differenti poli in contatto tra loro, incentrati sull’autorità laica comunale e su quella ecclesiastica (basata sulla cattedrale e sull’attività degli ordini mendicanti). Essa inoltre delinea l’evoluzione linguistica del panorama culturale genovese dal latino, che domina pressoché incontrastato fino alla prima metà del XIII secolo, al volgare genovese e a quelli galloromanzi. La terza parte è dedicata all’analisi delle liriche che chiamano in causa il comune, composte a partire dalla fine del XII secolo da trovatori non genovesi (Raimbaut de Vaqueiras, Arnaut de Maruelh, Albertet e Peire Vidal), concentrandosi inoltre sulle forme della comunicazione e della propaganda medievale. Lo studio mette in rilievo soprattutto l’assenza di una committenza della Compagna, motivata con lo stretto legame tra il provenzale e le corti circostanti Genova, presso le quali del resto risultano composti molti dei testi del corpus. La quarta e ultima parte della tesi si concentra invece sui trovatori genovesi. La loro attività poetica è divisa in due fasi sicuramente in contatto tra loro, basate rispettivamente sulle figure di Lanfranco Cigala e Bonifacio Calvo: la presentazione della produzione autoctona evidenzia l’omogeneità dei testi della scuola e il ruolo di vero e proprio modello per gli altri trovatori assunto da Cigala, rilevando inoltre l’isolamento del fenomeno rispetto all’intero contesto genovese e attribuendo la fortuna del trobadorismo all’interno della Compagna al divertissement di un’élite aristocratica e non alle caratteristiche dell’ambiente comunale.
La lirica trobadorica a Genova
BAMPA, ALESSANDRO
2015
Abstract
La tesi ha come oggetto il rapporto tra Genova e la poesia trobadorica, analizzato mediante la contestualizzazione storica e culturale con l’adozione del modello utilizzato da Gianfranco Folena nel saggio Tradizione e cultura trobadorica nelle corti e nelle città venete. La prima parte comprende un inquadramento storico che va dalle prime attestazioni della letteratura ligure, quando Caffaro di Rustico di Caschifellone comincia la composizione dei suoi Annales, alla fine della cultura della repubblica genovese: nel 1311 il comune cede la sovranità a Enrico VII, mentre l’ultimo trovatore genovese, Calega Panzano, scompare dai documenti due anni dopo. La seconda parte si concentra sui fenomeni culturali non riconducibili ai trovatori, legati a due differenti poli in contatto tra loro, incentrati sull’autorità laica comunale e su quella ecclesiastica (basata sulla cattedrale e sull’attività degli ordini mendicanti). Essa inoltre delinea l’evoluzione linguistica del panorama culturale genovese dal latino, che domina pressoché incontrastato fino alla prima metà del XIII secolo, al volgare genovese e a quelli galloromanzi. La terza parte è dedicata all’analisi delle liriche che chiamano in causa il comune, composte a partire dalla fine del XII secolo da trovatori non genovesi (Raimbaut de Vaqueiras, Arnaut de Maruelh, Albertet e Peire Vidal), concentrandosi inoltre sulle forme della comunicazione e della propaganda medievale. Lo studio mette in rilievo soprattutto l’assenza di una committenza della Compagna, motivata con lo stretto legame tra il provenzale e le corti circostanti Genova, presso le quali del resto risultano composti molti dei testi del corpus. La quarta e ultima parte della tesi si concentra invece sui trovatori genovesi. La loro attività poetica è divisa in due fasi sicuramente in contatto tra loro, basate rispettivamente sulle figure di Lanfranco Cigala e Bonifacio Calvo: la presentazione della produzione autoctona evidenzia l’omogeneità dei testi della scuola e il ruolo di vero e proprio modello per gli altri trovatori assunto da Cigala, rilevando inoltre l’isolamento del fenomeno rispetto all’intero contesto genovese e attribuendo la fortuna del trobadorismo all’interno della Compagna al divertissement di un’élite aristocratica e non alle caratteristiche dell’ambiente comunale.File | Dimensione | Formato | |
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URN:NBN:IT:UNIPD-89202