La rovina, struttura decaduta, incompleta e scabrosa, decentrata, materica e odorosa, liberamente attraversabile, è un’esperienza di giocosa esplorazione in movimento, coinvolgimento corporeo, vagabondaggio e scoperta. Un’esperienza divenuta sempre più rara a causa della proliferazione di recinti, percorsi obbligati, tour organizzati: la fruizione di questi spazi deve rispondere a nuovi interrogativi legati alla costante crescita di industria culturale e turismo di massa, tenendo conto di rinnovate necessità di tutela e conservazione. A partire da queste considerazioni, la ricerca indaga il ruolo della progettazione architettonica sulle rovine antiche, un patrimonio di qualità non monumentale estremamente diffuso in Italia. L’obiettivo è di approfondire alcuni degli interrogativi legati alla valorizzazione e quindi all’accessibilità dei siti non solo in termini fisici ma anche e soprattutto culturali: si tratta di rivalutare e veicolare contenuti, di comunicare attraverso lo spazio. In aggiunta agli aspetti materiali, informativi e ricostruttivi, si sostiene l’importanza della dimensione immateriale e affettiva dei siti archeologici. A tali aspetti si può dare rilievo proprio attraverso quelle caratteristiche di giocosa partecipazione intrinseche all’esperienza delle rovine. Il lavoro si propone di mettere a fuoco la capacità narrativa dello spazio come mediatrice tra costruzione e trasmissione della cultura collettiva e gli aspetti affettivi dell’esperienza individuale. Collocandosi in questo campo intermedio, la ricerca tenta il superamento della diffusa interpretazione esclusivamente oggettuale dei resti archeologici e delle forme architettoniche, approfondendo le dinamiche complesse proprie della narrazione e dell’esplorazione spaziale.

Vita delle rovine. Progettare l'esperienza dello spazio archeologico

ROMANO, IRENE
2021

Abstract

La rovina, struttura decaduta, incompleta e scabrosa, decentrata, materica e odorosa, liberamente attraversabile, è un’esperienza di giocosa esplorazione in movimento, coinvolgimento corporeo, vagabondaggio e scoperta. Un’esperienza divenuta sempre più rara a causa della proliferazione di recinti, percorsi obbligati, tour organizzati: la fruizione di questi spazi deve rispondere a nuovi interrogativi legati alla costante crescita di industria culturale e turismo di massa, tenendo conto di rinnovate necessità di tutela e conservazione. A partire da queste considerazioni, la ricerca indaga il ruolo della progettazione architettonica sulle rovine antiche, un patrimonio di qualità non monumentale estremamente diffuso in Italia. L’obiettivo è di approfondire alcuni degli interrogativi legati alla valorizzazione e quindi all’accessibilità dei siti non solo in termini fisici ma anche e soprattutto culturali: si tratta di rivalutare e veicolare contenuti, di comunicare attraverso lo spazio. In aggiunta agli aspetti materiali, informativi e ricostruttivi, si sostiene l’importanza della dimensione immateriale e affettiva dei siti archeologici. A tali aspetti si può dare rilievo proprio attraverso quelle caratteristiche di giocosa partecipazione intrinseche all’esperienza delle rovine. Il lavoro si propone di mettere a fuoco la capacità narrativa dello spazio come mediatrice tra costruzione e trasmissione della cultura collettiva e gli aspetti affettivi dell’esperienza individuale. Collocandosi in questo campo intermedio, la ricerca tenta il superamento della diffusa interpretazione esclusivamente oggettuale dei resti archeologici e delle forme architettoniche, approfondendo le dinamiche complesse proprie della narrazione e dell’esplorazione spaziale.
24-set-2021
Italiano
Architettura; interni; archeologia; fenomenologia; atmosfere
LAMBERTUCCI, FILIPPO
CARPENZANO, Orazio
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/92407
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-92407