L’obiettivo della tesi è quello di analizzare le carte riguardanti il Sudtirolo negli atlanti storici per la scuola tedeschi e italiani prodotti dalla fine dei processi di unificazione nazionale al secondo dopoguerra e di dimostrare come queste carte siano stati dei veri e propri laboratori per la sperimentazione di nuove tecniche di propaganda cartografica. Le carte analizzate sono state in tutto 420, tratte da 25 edizioni dei seguenti atlanti storici: Putzgers Historischer Schul-Atlas, Westermann Atlas zur Weltgeschichte, Testo-Atlante di geografia storica generale e d’Italia in particolare e l’Atlante Storico DeAgostini. Lo scopo del primo articolo è quello di fare una review degli studi (in ambito occidentale) sugli atlanti storici, proporre una divisione degli studi in due differenti scuole (Tedesca e Britannico-Americana) ed evidenziare sia gli sviluppi recenti che le lacune della ricerca. Infine, sono anche state avanzate delle proposte per gli sviluppi futuri della ricerca sugli atlanti storici, legate alla necessità di definire una sistematica metodologia storico-geografica per lo studio di questi atlanti (si veda la sezione metodologica per ulteriori dettagli). Il secondo articolo si concentra primariamente sull’atlante Putzger. Prendendo spunto dagli studi sulla propaganda cartografica nazista e sull’analisi culturalista della cartografia, l’articolo si pone come obiettivo quello di analizzare come la cartografia propagandistica dei tempi della Repubblica di Weimar sia stata non solo adottata, ma anche rielaborata all’interno delle contemporanee edizioni del Putzger. Nell’articolo vengono comparate carte propagandistiche e geopolitiche – nell’accezione Ratzeliana del termine – prodotte principalmente dai gruppi völkisch e dalle società geografiche e cartografiche negli anni Venti e Trenta con i loro equivalenti all'interno delle edizioni di Putzger dello stesso periodo. Nell’articolo, oltre ad analizzare l’ampio lavoro di rielaborazione cartografica a scopo propagandistico all’interno del Putzger, viene sottolineata l’importanza delle cosiddette Border Regions (tra cui il Sudtirolo) nella propaganda nazionalistica cartografica. Il terzo articolo è dedicato interamente all’uso dei colori negli atlanti storici. Poiché la maggior parte degli studi sull’uso del colore nella produzione cartografica evidenzia chiaramente il potere comunicativo del colore nella cartografia, è interessante e sorprendente constatare come l'’so di colori per veicolare messaggi diversi da quelli dichiarati non sia stato considerato in questi studi. Il possibile tentativo da parte di alcuni cartografi di fare propaganda nazionalistica attraverso l’uso dei colori nelle mappe e la sua analisi è lasciato a libri sulla propaganda cartografica, a studi sugli atlanti storici e ad articoli sulle mappe tematiche. Per fondere queste due tematiche, nell’articolo è stata fornita un’analisi delle carte dedicate al Sudtirolo tratte dai più importanti atlanti storici tedeschi e italiani per la scuola basata su teorie psicologiche, simboliche e ottiche. L’ultimo articolo può essere considerato quello conclusivo e racchiude la sintesi della ricerca. Nell’articolo viene specificato come le cosiddette Border Regions siano da tempo oggetto di ricerca storiografica, geografica e cartografica e come uno dei temi più importanti della ricerca sulle Border Regions siano le complesse relazioni createsi tra i vari nazionalismi concorrenti nelle zone di confine (come il Sudtirolo) degli imperi multinazionali del XIX e XX secolo. Poiché le Border Regions sono naturalmente soggette ai cambi di confine e a rivendicazioni, esiste sia una lunga storia di produzioni cartografiche nazionalistiche per rafforzare o per contrapporsi a tali rivendicazioni e sia una tradizione di studi su queste produzioni. Le produzioni cartografiche nazionalistiche sulle Border Regions hanno riguardato diversi tipi di cartografie, dalle mappe sui francobolli agli atlanti, tra cui gli atlanti storici. Considerato l'importante ruolo degli atlanti storici nello sviluppo di narrazioni nazionalistiche, non sorprende che molte mappe incluse in queste atlante siano dedicate alle Border Regions, né che le mappe dedicate a queste regioni siano particolarmente raffinate nella cura dei dettagli e dello sforzo propagandistico. Lo scopo dell’ultimo articolo è stato quello di analizzare le mappe delle Border Regions negli atlanti storici scolastici tedeschi e italiani e dimostrare come, nel caso particolare delle mappe che rappresentano il Sudtirolo, siano state veri e propri “laboratori” per la propaganda cartografica. Dallo studio di queste carte sembra emergere l’effettiva natura di “laboratorio” per la propaganda cartografica delle carte dedicate al Sudtirolo negli atlanti storici tedeschi e italiani del periodo preso in considerazione, con una particolare cura per l’uso dei colori, dei toponimi e dei confini linguistici.
South Tyrol Maps in German and Italian School Historical Atlases as Nationalistic Cartographic 'Workshop'
LARCHER, VALERIO
2018
Abstract
L’obiettivo della tesi è quello di analizzare le carte riguardanti il Sudtirolo negli atlanti storici per la scuola tedeschi e italiani prodotti dalla fine dei processi di unificazione nazionale al secondo dopoguerra e di dimostrare come queste carte siano stati dei veri e propri laboratori per la sperimentazione di nuove tecniche di propaganda cartografica. Le carte analizzate sono state in tutto 420, tratte da 25 edizioni dei seguenti atlanti storici: Putzgers Historischer Schul-Atlas, Westermann Atlas zur Weltgeschichte, Testo-Atlante di geografia storica generale e d’Italia in particolare e l’Atlante Storico DeAgostini. Lo scopo del primo articolo è quello di fare una review degli studi (in ambito occidentale) sugli atlanti storici, proporre una divisione degli studi in due differenti scuole (Tedesca e Britannico-Americana) ed evidenziare sia gli sviluppi recenti che le lacune della ricerca. Infine, sono anche state avanzate delle proposte per gli sviluppi futuri della ricerca sugli atlanti storici, legate alla necessità di definire una sistematica metodologia storico-geografica per lo studio di questi atlanti (si veda la sezione metodologica per ulteriori dettagli). Il secondo articolo si concentra primariamente sull’atlante Putzger. Prendendo spunto dagli studi sulla propaganda cartografica nazista e sull’analisi culturalista della cartografia, l’articolo si pone come obiettivo quello di analizzare come la cartografia propagandistica dei tempi della Repubblica di Weimar sia stata non solo adottata, ma anche rielaborata all’interno delle contemporanee edizioni del Putzger. Nell’articolo vengono comparate carte propagandistiche e geopolitiche – nell’accezione Ratzeliana del termine – prodotte principalmente dai gruppi völkisch e dalle società geografiche e cartografiche negli anni Venti e Trenta con i loro equivalenti all'interno delle edizioni di Putzger dello stesso periodo. Nell’articolo, oltre ad analizzare l’ampio lavoro di rielaborazione cartografica a scopo propagandistico all’interno del Putzger, viene sottolineata l’importanza delle cosiddette Border Regions (tra cui il Sudtirolo) nella propaganda nazionalistica cartografica. Il terzo articolo è dedicato interamente all’uso dei colori negli atlanti storici. Poiché la maggior parte degli studi sull’uso del colore nella produzione cartografica evidenzia chiaramente il potere comunicativo del colore nella cartografia, è interessante e sorprendente constatare come l'’so di colori per veicolare messaggi diversi da quelli dichiarati non sia stato considerato in questi studi. Il possibile tentativo da parte di alcuni cartografi di fare propaganda nazionalistica attraverso l’uso dei colori nelle mappe e la sua analisi è lasciato a libri sulla propaganda cartografica, a studi sugli atlanti storici e ad articoli sulle mappe tematiche. Per fondere queste due tematiche, nell’articolo è stata fornita un’analisi delle carte dedicate al Sudtirolo tratte dai più importanti atlanti storici tedeschi e italiani per la scuola basata su teorie psicologiche, simboliche e ottiche. L’ultimo articolo può essere considerato quello conclusivo e racchiude la sintesi della ricerca. Nell’articolo viene specificato come le cosiddette Border Regions siano da tempo oggetto di ricerca storiografica, geografica e cartografica e come uno dei temi più importanti della ricerca sulle Border Regions siano le complesse relazioni createsi tra i vari nazionalismi concorrenti nelle zone di confine (come il Sudtirolo) degli imperi multinazionali del XIX e XX secolo. Poiché le Border Regions sono naturalmente soggette ai cambi di confine e a rivendicazioni, esiste sia una lunga storia di produzioni cartografiche nazionalistiche per rafforzare o per contrapporsi a tali rivendicazioni e sia una tradizione di studi su queste produzioni. Le produzioni cartografiche nazionalistiche sulle Border Regions hanno riguardato diversi tipi di cartografie, dalle mappe sui francobolli agli atlanti, tra cui gli atlanti storici. Considerato l'importante ruolo degli atlanti storici nello sviluppo di narrazioni nazionalistiche, non sorprende che molte mappe incluse in queste atlante siano dedicate alle Border Regions, né che le mappe dedicate a queste regioni siano particolarmente raffinate nella cura dei dettagli e dello sforzo propagandistico. Lo scopo dell’ultimo articolo è stato quello di analizzare le mappe delle Border Regions negli atlanti storici scolastici tedeschi e italiani e dimostrare come, nel caso particolare delle mappe che rappresentano il Sudtirolo, siano state veri e propri “laboratori” per la propaganda cartografica. Dallo studio di queste carte sembra emergere l’effettiva natura di “laboratorio” per la propaganda cartografica delle carte dedicate al Sudtirolo negli atlanti storici tedeschi e italiani del periodo preso in considerazione, con una particolare cura per l’uso dei colori, dei toponimi e dei confini linguistici.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/92884
URN:NBN:IT:UNIPD-92884