ABSTRACT Background: Allo stato attuale, non esistono evidenze solide circa i target glicemici da impiegare nel management del Diabete Gestazionale, tanto che le raccomandazioni internazionali sono ancora eterogenee. Scopo: verificare l’appropriatezza e la sicurezza dei target glicemici attualmente raccomandati nel management del diabete gestazionale in termini di nati Large for Gestational Age e di outcome neonatale avverso. Obiettivo secondario è valutare il ruolo di BMI pregestazionale, incremento ponderale e tipo di terapia prescritta sui suddetti outcome e sul controllo glicemico. Metodi: studio osservazionale, in cui sono state coinvolte donne con diagnosi di GDM (criteri IADPSG) seguite presso l’ambulatorio ‘Diabete & Gravidanza’ dell’Ospedale S. Andrea tra il 2016 e il 2019. Criteri di esclusione: età < 18 anni, anticorpi anti-GAD positivi o diabete pregestazionale noto, HbA1c >6%, BMI<18 Kg/m2, gravidanze gemellari, qualunque patologia o trattamento abbia nota interferenza con il metabolismo dei glucidi. Le glicemie puntiformi delle pazienti sono state classificate in “in target” quando <90 mg/dl a digiuno e 130 mg/dl un’ora dopo il pasto e “out target” quando ≥90 mg/dl e >130 mg/dl e per ciascuna paziente e per ciascun punto è stato calcolato un indice critico ovvero il numero di valori di glicemia sopra il target rispetto al totale dei valori a disposizione. Tali dati ed i principali fattori clinici-antropometrici delle pazienti sono stati messi in relazione con i nati LGA e l’outcome avverso compositum mediante la data analysis, l’analisi RECPAM (RECursive Partitioning and Amalgamation) e la statistica inferenziale. Risultati: sono state analizzate 386 donne con i relativi profili glicemici, per un totale di 40844 glicemie in analisi. Sono state identificate quattro categorie naturali di glicemia a digiuno (<78,2mg/dl; ≥78,2 mg/dl e <84 mg/dl, tra 84 e 89 e ≥90) e cinque per la glicemia post-prandiale (<91 mg/dl; 91-105 mg/dl; 105,1-117 mg/dl; 117,1-129,9 mg/dl;>130 mg/dl). Le pazienti del gruppo con glicemie più elevate facevano avevano più spesso bambini LGA ed outcome avversi, facevano più ricorso all’insulina, erano più spesso obese o sovrappeso, avevano valori di HbA1c maggiori al terzo trimestre e avevano un incremento ponderale più spesso inadeguato (p=0,001). Le mappe concettuali fornite dalla “data analysis” hanno identificato 3 cluster di pazienti raggruppate in modo omogeneo e distinto a seconda delle glicemie e degli outcome: le pazienti con glicemie a digiuno e post prandiali incluse nelle prime 2 categorie naturali mostravano outcome migliori di quelle con glicemie più elevate con un andamento lineare. L'analisi RECPAM e le analisi di regressione confermavano il ruolo giocato dall'iperglicemia (>84 mg/dl) come fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di LGA (OR 2,3; IC 95% 1,1-3,8; p=0,016) con BMI>25 Kg/m2 (OR 2,1; CI95%1,7-4,6; p=0,019), mentre la glicemia post-prandiale (>117 mg7dl) ed il tipo di trattamento (dieta/insulina) non avevano influenza. Quando nel modello veniva inserito anche l'incremento ponderale non adeguato (OR 2,1; CI95%1,7-4,6; p=0,019), l'iperglicemia a digiuno perdeva di significato. Conclusioni: I target glicemici attualmente raccomandati dalle società scientifiche internazionali e la loro modalità di applicazione sembrano troppo poco stringenti per la prevenzione degli outcome avversi materno-neonatali nelle pazienti affette da GDM, in particolare con riferimento al tasso di neonati LGA.

Abbiamo bisogno di nuovi target glicemici nel management del diabete gestazionale?

FESTA, CAMILLA
2019

Abstract

ABSTRACT Background: Allo stato attuale, non esistono evidenze solide circa i target glicemici da impiegare nel management del Diabete Gestazionale, tanto che le raccomandazioni internazionali sono ancora eterogenee. Scopo: verificare l’appropriatezza e la sicurezza dei target glicemici attualmente raccomandati nel management del diabete gestazionale in termini di nati Large for Gestational Age e di outcome neonatale avverso. Obiettivo secondario è valutare il ruolo di BMI pregestazionale, incremento ponderale e tipo di terapia prescritta sui suddetti outcome e sul controllo glicemico. Metodi: studio osservazionale, in cui sono state coinvolte donne con diagnosi di GDM (criteri IADPSG) seguite presso l’ambulatorio ‘Diabete & Gravidanza’ dell’Ospedale S. Andrea tra il 2016 e il 2019. Criteri di esclusione: età < 18 anni, anticorpi anti-GAD positivi o diabete pregestazionale noto, HbA1c >6%, BMI<18 Kg/m2, gravidanze gemellari, qualunque patologia o trattamento abbia nota interferenza con il metabolismo dei glucidi. Le glicemie puntiformi delle pazienti sono state classificate in “in target” quando <90 mg/dl a digiuno e 130 mg/dl un’ora dopo il pasto e “out target” quando ≥90 mg/dl e >130 mg/dl e per ciascuna paziente e per ciascun punto è stato calcolato un indice critico ovvero il numero di valori di glicemia sopra il target rispetto al totale dei valori a disposizione. Tali dati ed i principali fattori clinici-antropometrici delle pazienti sono stati messi in relazione con i nati LGA e l’outcome avverso compositum mediante la data analysis, l’analisi RECPAM (RECursive Partitioning and Amalgamation) e la statistica inferenziale. Risultati: sono state analizzate 386 donne con i relativi profili glicemici, per un totale di 40844 glicemie in analisi. Sono state identificate quattro categorie naturali di glicemia a digiuno (<78,2mg/dl; ≥78,2 mg/dl e <84 mg/dl, tra 84 e 89 e ≥90) e cinque per la glicemia post-prandiale (<91 mg/dl; 91-105 mg/dl; 105,1-117 mg/dl; 117,1-129,9 mg/dl;>130 mg/dl). Le pazienti del gruppo con glicemie più elevate facevano avevano più spesso bambini LGA ed outcome avversi, facevano più ricorso all’insulina, erano più spesso obese o sovrappeso, avevano valori di HbA1c maggiori al terzo trimestre e avevano un incremento ponderale più spesso inadeguato (p=0,001). Le mappe concettuali fornite dalla “data analysis” hanno identificato 3 cluster di pazienti raggruppate in modo omogeneo e distinto a seconda delle glicemie e degli outcome: le pazienti con glicemie a digiuno e post prandiali incluse nelle prime 2 categorie naturali mostravano outcome migliori di quelle con glicemie più elevate con un andamento lineare. L'analisi RECPAM e le analisi di regressione confermavano il ruolo giocato dall'iperglicemia (>84 mg/dl) come fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di LGA (OR 2,3; IC 95% 1,1-3,8; p=0,016) con BMI>25 Kg/m2 (OR 2,1; CI95%1,7-4,6; p=0,019), mentre la glicemia post-prandiale (>117 mg7dl) ed il tipo di trattamento (dieta/insulina) non avevano influenza. Quando nel modello veniva inserito anche l'incremento ponderale non adeguato (OR 2,1; CI95%1,7-4,6; p=0,019), l'iperglicemia a digiuno perdeva di significato. Conclusioni: I target glicemici attualmente raccomandati dalle società scientifiche internazionali e la loro modalità di applicazione sembrano troppo poco stringenti per la prevenzione degli outcome avversi materno-neonatali nelle pazienti affette da GDM, in particolare con riferimento al tasso di neonati LGA.
2-dic-2019
Italiano
Diabete gestazionale; target glicemici; LGA
NAPOLI, Angela
LENZI, Andrea
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Tesi_dottorato_Festa.pdf

Open Access dal 11/01/2021

Dimensione 2.58 MB
Formato Adobe PDF
2.58 MB Adobe PDF Visualizza/Apri

I documenti in UNITESI sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/92931
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-92931