Pietro Floriani da Montagnana (ca. 1395/97-1478), umanista padovano noto per aver raccolto una vasta biblioteca trilingue, fu studioso di latino, greco ed ebraico. Ordinato sacerdote nel 1420-1422, divenne parroco prima di S. Luca (1431) e poi di S. Fermo (1433), accumulando altri benefici sine cura quali la cappellania di SS. Maria Maddalena e Caterina in cattedrale (1426) e il canonicato di S. Maria di Boccon (1432). Aderì anche alla confraternita dell’Ospedale dello Spirito Santo in Sassia di Roma (1457). Dopo una prima licentia testandi (1459), ne ottenne una seconda (1465) nella quale venivano esplicitamente menzionati i suoi libri. Il 13 marzo 1477 dettò testamento, dichiarando erede universale dei suoi beni il monastero dei canonici regolari lateranensi di S. Giovanni di Verdara, e dispose con una donatio inter vivos che vi fosse trasferita la sua collezione libraria, di cui si riservò l’usufrutto. Accolto nel monastero, rinunciò formalmente alla parrocchia di S. Fermo nel novembre 1478 e al più tardi entro il mese successivo morì. Durante tutta la vita affiancò all’attività di curato quella di maestro di grammatica, prima alle dirette dipendenze del capitolo cattedrale (1423-1433), poi, dopo la riforma eugeniana, come stipendiato dalla commissaria Volpe (1442-1469). Oltre ai ragazzi poco abbienti che frequentavano la scuola della cattedrale, Pietro insegnò anche a un non identificato Bernardino, dedicatario di una sua opera grammaticale, e a Benedetto Mariani, che fece carriera nell’Ordine dei Servi. Ebbe anche un rapporto di reciproco discepolato con il bizantino Giovanni Argiropulo, che fu a Padova dal 1441 al 1444 e scrisse o annotò ben tredici codici manoscritti greci e latini presenti nella biblioteca di Pietro da Montagnana. Pietro ebbe anche contatti, di natura imprecisata, con il cretese Manuele Rusota, che aveva contratto con lui un debito piuttosto consistente (1465). Fu coinvolto in una disputa giudiziaria con il canonico Giovanni Barbo (1470), in merito alla proprietà di un codice di Livio che Pietro aveva depositato presso un banco dei pegni ebraico, ma che Giovanni Barbo sosteneva essergli stato rubato qualche anno prima. Inoltre, nel 1472 ebbe luogo una controversia con un altro canonico padovano, Geremia Badoer, che era diventato titolare della cappella di S. Maria Maddalena e che non voleva riconoscere a Pietro una pensione che questi aveva mantenuto. Di Pietro sopravvivono anche due testimonianze iconografiche: un affresco a S. Giovanni di Verdara e una miniatura in un esemplare di una sua opera grammaticale. Non raffigura invece l’umanista Pietro da Montagnana, ma un medico omonimo la celebre illustrazione presente nel Fasciculus medicinae. Esaminando i manoscritti presenti nella biblioteca di Pietro, è stato possibile studiare dal punto di vista paleografico le attestazioni della sua grafia latina, greca ed ebraica. Mentre in quella latina è riconoscibile una variazione diacronica, quella greca, di tipo crisolorino, si presenta tendenzialmente uniforme. Nell’una e nell’altra si individuano anche fenomeni di imitazione ed esitazioni nel ductus riconducibili agli ultimi anni della sua vita. La sua attività erudita si manifesta nel lavoro sui testi, che vengono emendati per collazione, integrati, corretti e annotati. A questo scopo egli utilizza un numero assai elevato di segni di rinvio e di attenzione. Frequente è il risarcimento dei graeca in codici latini (Gellio, Lattanzio, Cicerone, ma anche il Vocabularium serviano di Guarino). Quando necessario, i codici vengono restaurati materialmente. Delle traduzioni di norma attribuite alla sua mano, gli possono essere assegnate solo quelle da Erodoto, Giorgio Scolario, Aristofane, Teocrito, Agapeto e dagli epistolografi. Suo è anche un saggio di volgarizzamento dalla Bibbia ebraica. Sono invece state scritte da Giovanni Argiropulo le traduzioni da Filostrato, Sofocle, Euripide, mentre è spuria la versione della grammatica di Guarino contenuta nel Marc. lat. XIII, 15. Le opere originali scritte da Pietro da Montagnana, che ebbero esclusivamente una circolazione manoscritta, sono tre: le Reportationes relativorum (in due redazioni), un rifacimento dell’Orthographia di Gasparino Barzizza e un’edizione dell’Ars minor di Donato. Le scelta di Pietro di lasciare la propria biblioteca al monastero di S. Giovanni di Verdara fu comune anche a molti altri illustri padovani dei secoli XV-XVI (G. Marcanova, B. Dal Legname, G. Calfurnio, etc.). Tuttavia, la raccolta viridariana è andata dispersa nel corso dei secoli e meno della metà del patrimonio vi si trova nel 1783, quando il senato veneto chiuse le sedi dei canonici lateranensi e i manoscritti di Verdara furono incamerati dalla biblioteca Marciana. Alcune linee di dispersione sono ben riconoscibili: H. Scrimgeur, G.V. Pinelli, M. Gude, Th. Coke, J. Gibson. La consistenza della biblioteca può essere (in parte) verificata ricorrendo a quattro indici, relativi agli anni 1599, 1600, 1639, 1760. La biblioteca greca consta di 27 esemplari, di epoche e provenienze diverse. È possibile isolare due gruppi, uno di cinque manoscritti vergati da un anonimo scriba cretese in Veneto negli anni Sessanta-Settanta del Quattrocento, un altro di manoscritti copiati da Giovanni Argiropulo. La biblioteca latina consta di 84 esemplari, molti dei quali sono membranacei e finemente miniati. La maggior parte è di origine veneta. Prevalgono i testi grammaticali. La raccolta ebraica è formata da 11 esemplari, che contengono la Bibbia, grammatiche e lessici. Gli incunaboli ascrivibili alla sua biblioteca sono 8, ma di due non si conosce il luogo di conservazione. Completa la ricostruzione una ventina di testi che risultano essere appartenuti a Pietro da Montagnana, ma che non è stato possibile individuare materialmente. I manoscritti greci e latini sono puntualmente descritti nel cap. 4. In appendice si pubblicano i documenti grazie ai quali è stato possibile ricostruire le vicende biografiche di Pietro e si forniscono gli elenchi degli esemplari ascritti per la prima volta alla sua biblioteca e di quelli che sono stati presi in considerazione, ma devono essere esclusi.
Pietro da Montagnana: la vita, gli studi, la biblioteca di un homo trilinguis
GAMBA, ELEONORA
2016
Abstract
Pietro Floriani da Montagnana (ca. 1395/97-1478), umanista padovano noto per aver raccolto una vasta biblioteca trilingue, fu studioso di latino, greco ed ebraico. Ordinato sacerdote nel 1420-1422, divenne parroco prima di S. Luca (1431) e poi di S. Fermo (1433), accumulando altri benefici sine cura quali la cappellania di SS. Maria Maddalena e Caterina in cattedrale (1426) e il canonicato di S. Maria di Boccon (1432). Aderì anche alla confraternita dell’Ospedale dello Spirito Santo in Sassia di Roma (1457). Dopo una prima licentia testandi (1459), ne ottenne una seconda (1465) nella quale venivano esplicitamente menzionati i suoi libri. Il 13 marzo 1477 dettò testamento, dichiarando erede universale dei suoi beni il monastero dei canonici regolari lateranensi di S. Giovanni di Verdara, e dispose con una donatio inter vivos che vi fosse trasferita la sua collezione libraria, di cui si riservò l’usufrutto. Accolto nel monastero, rinunciò formalmente alla parrocchia di S. Fermo nel novembre 1478 e al più tardi entro il mese successivo morì. Durante tutta la vita affiancò all’attività di curato quella di maestro di grammatica, prima alle dirette dipendenze del capitolo cattedrale (1423-1433), poi, dopo la riforma eugeniana, come stipendiato dalla commissaria Volpe (1442-1469). Oltre ai ragazzi poco abbienti che frequentavano la scuola della cattedrale, Pietro insegnò anche a un non identificato Bernardino, dedicatario di una sua opera grammaticale, e a Benedetto Mariani, che fece carriera nell’Ordine dei Servi. Ebbe anche un rapporto di reciproco discepolato con il bizantino Giovanni Argiropulo, che fu a Padova dal 1441 al 1444 e scrisse o annotò ben tredici codici manoscritti greci e latini presenti nella biblioteca di Pietro da Montagnana. Pietro ebbe anche contatti, di natura imprecisata, con il cretese Manuele Rusota, che aveva contratto con lui un debito piuttosto consistente (1465). Fu coinvolto in una disputa giudiziaria con il canonico Giovanni Barbo (1470), in merito alla proprietà di un codice di Livio che Pietro aveva depositato presso un banco dei pegni ebraico, ma che Giovanni Barbo sosteneva essergli stato rubato qualche anno prima. Inoltre, nel 1472 ebbe luogo una controversia con un altro canonico padovano, Geremia Badoer, che era diventato titolare della cappella di S. Maria Maddalena e che non voleva riconoscere a Pietro una pensione che questi aveva mantenuto. Di Pietro sopravvivono anche due testimonianze iconografiche: un affresco a S. Giovanni di Verdara e una miniatura in un esemplare di una sua opera grammaticale. Non raffigura invece l’umanista Pietro da Montagnana, ma un medico omonimo la celebre illustrazione presente nel Fasciculus medicinae. Esaminando i manoscritti presenti nella biblioteca di Pietro, è stato possibile studiare dal punto di vista paleografico le attestazioni della sua grafia latina, greca ed ebraica. Mentre in quella latina è riconoscibile una variazione diacronica, quella greca, di tipo crisolorino, si presenta tendenzialmente uniforme. Nell’una e nell’altra si individuano anche fenomeni di imitazione ed esitazioni nel ductus riconducibili agli ultimi anni della sua vita. La sua attività erudita si manifesta nel lavoro sui testi, che vengono emendati per collazione, integrati, corretti e annotati. A questo scopo egli utilizza un numero assai elevato di segni di rinvio e di attenzione. Frequente è il risarcimento dei graeca in codici latini (Gellio, Lattanzio, Cicerone, ma anche il Vocabularium serviano di Guarino). Quando necessario, i codici vengono restaurati materialmente. Delle traduzioni di norma attribuite alla sua mano, gli possono essere assegnate solo quelle da Erodoto, Giorgio Scolario, Aristofane, Teocrito, Agapeto e dagli epistolografi. Suo è anche un saggio di volgarizzamento dalla Bibbia ebraica. Sono invece state scritte da Giovanni Argiropulo le traduzioni da Filostrato, Sofocle, Euripide, mentre è spuria la versione della grammatica di Guarino contenuta nel Marc. lat. XIII, 15. Le opere originali scritte da Pietro da Montagnana, che ebbero esclusivamente una circolazione manoscritta, sono tre: le Reportationes relativorum (in due redazioni), un rifacimento dell’Orthographia di Gasparino Barzizza e un’edizione dell’Ars minor di Donato. Le scelta di Pietro di lasciare la propria biblioteca al monastero di S. Giovanni di Verdara fu comune anche a molti altri illustri padovani dei secoli XV-XVI (G. Marcanova, B. Dal Legname, G. Calfurnio, etc.). Tuttavia, la raccolta viridariana è andata dispersa nel corso dei secoli e meno della metà del patrimonio vi si trova nel 1783, quando il senato veneto chiuse le sedi dei canonici lateranensi e i manoscritti di Verdara furono incamerati dalla biblioteca Marciana. Alcune linee di dispersione sono ben riconoscibili: H. Scrimgeur, G.V. Pinelli, M. Gude, Th. Coke, J. Gibson. La consistenza della biblioteca può essere (in parte) verificata ricorrendo a quattro indici, relativi agli anni 1599, 1600, 1639, 1760. La biblioteca greca consta di 27 esemplari, di epoche e provenienze diverse. È possibile isolare due gruppi, uno di cinque manoscritti vergati da un anonimo scriba cretese in Veneto negli anni Sessanta-Settanta del Quattrocento, un altro di manoscritti copiati da Giovanni Argiropulo. La biblioteca latina consta di 84 esemplari, molti dei quali sono membranacei e finemente miniati. La maggior parte è di origine veneta. Prevalgono i testi grammaticali. La raccolta ebraica è formata da 11 esemplari, che contengono la Bibbia, grammatiche e lessici. Gli incunaboli ascrivibili alla sua biblioteca sono 8, ma di due non si conosce il luogo di conservazione. Completa la ricostruzione una ventina di testi che risultano essere appartenuti a Pietro da Montagnana, ma che non è stato possibile individuare materialmente. I manoscritti greci e latini sono puntualmente descritti nel cap. 4. In appendice si pubblicano i documenti grazie ai quali è stato possibile ricostruire le vicende biografiche di Pietro e si forniscono gli elenchi degli esemplari ascritti per la prima volta alla sua biblioteca e di quelli che sono stati presi in considerazione, ma devono essere esclusi.| File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/95201
URN:NBN:IT:UNIPD-95201