il lavoro si occupa di indagare le diverse forme di ordine spaziale (estetico, metafisico, geografico e logico) che animano la riflessione critica kantiana. La tesi è divisa in tre parti. Nel corso della prima parte cerco di individuare i punti di contatto tra i diversi contesti in cui Kant fa riferimento ad una forma spaziale d’ordine. Seguendo il filo conduttore della semantica spaziale e della lex coordinandi che regola l’ordine e la disposizione degli oggetti nello spazio, mi muovo attraverso l’Esposizione metafisica del concetto di spazio per approdare ad alcune riflessioni antropologiche (sul tema del sogno) ed estetiche (sul tema del sublime che eccede la nostra misura ad occhio). Lo scopo di questa perlustrazione è rispondere a un interrogativo fondamentale: come e dove si incontrano le diverse esperienze dello spazio e la loro connotazione ordinata? Nella seconda parte della tesi mi concentro sul rapporto che intercorre tra le forme dell’esperienza spaziale e la spazializzazione del metodo filosofico. Se, come sosteneva Neal Gilbert, a partire dal Rinascimento il concetto di ordo è assimilabile a quello di metodo, in Kant l’ordine e l’unità della filosofia assumono la forma di un esperimento cartografico, condotto a partire dall’assunzione di un particolare punto di vista: il menschlicher Standpunkt. Pertanto, attraverso l’analisi di alcune metafore prospettiche (come Weg, Grenze, Horizont e Orientierung) ho provato a determinare il ruolo della rappresentazione spaziale all’interno del metodo critico. Quindi, mi sono occupato di mettere in rilievo in che misura i modelli della sfera e della mappa interagiscano con la ragione cartografica di Kant, contribuendo a determinare il significato che egli attribuisce ai concetti sistematici di architettonica e di enciclopedia. Particolare attenzione viene riservata all’aspetto immaginativo che alimenta la rappresentazione del mondo di Kant e ai concetti chiave che hanno orientato la sua attività di professore di geografia. Infine, nella terza parte mi concentro su di un caso particolare di spazializzazione dei pensieri: la topica, un dispositivo per l’ordinamento della conoscenza, che gioca un ruolo decisivo per la comprensione delle tavole kantiane (la Tavola dei giudizi e la Tavola delle categorie) e per il significato attribuito loro in riferimento al concetto di sistema. Partendo dall’origine mnemotecnica dei loci topici e dal loro legame con la nascita delle prime mapping skills, ho seguito le sopravvivenze della topica nella logica degli umanisti, cercando di determinare in che modo essa abbia assunto in Kant lo specifico ruolo di strumento euristico per la scoperta e di dispositivo architettonico per l’organizzazione sistematica della filosofi
La questione dell'ordine spaziale nel pensiero di Kant. Logica, estetica, orientamento.
MORAWSKI, TOMMASO
2017
Abstract
il lavoro si occupa di indagare le diverse forme di ordine spaziale (estetico, metafisico, geografico e logico) che animano la riflessione critica kantiana. La tesi è divisa in tre parti. Nel corso della prima parte cerco di individuare i punti di contatto tra i diversi contesti in cui Kant fa riferimento ad una forma spaziale d’ordine. Seguendo il filo conduttore della semantica spaziale e della lex coordinandi che regola l’ordine e la disposizione degli oggetti nello spazio, mi muovo attraverso l’Esposizione metafisica del concetto di spazio per approdare ad alcune riflessioni antropologiche (sul tema del sogno) ed estetiche (sul tema del sublime che eccede la nostra misura ad occhio). Lo scopo di questa perlustrazione è rispondere a un interrogativo fondamentale: come e dove si incontrano le diverse esperienze dello spazio e la loro connotazione ordinata? Nella seconda parte della tesi mi concentro sul rapporto che intercorre tra le forme dell’esperienza spaziale e la spazializzazione del metodo filosofico. Se, come sosteneva Neal Gilbert, a partire dal Rinascimento il concetto di ordo è assimilabile a quello di metodo, in Kant l’ordine e l’unità della filosofia assumono la forma di un esperimento cartografico, condotto a partire dall’assunzione di un particolare punto di vista: il menschlicher Standpunkt. Pertanto, attraverso l’analisi di alcune metafore prospettiche (come Weg, Grenze, Horizont e Orientierung) ho provato a determinare il ruolo della rappresentazione spaziale all’interno del metodo critico. Quindi, mi sono occupato di mettere in rilievo in che misura i modelli della sfera e della mappa interagiscano con la ragione cartografica di Kant, contribuendo a determinare il significato che egli attribuisce ai concetti sistematici di architettonica e di enciclopedia. Particolare attenzione viene riservata all’aspetto immaginativo che alimenta la rappresentazione del mondo di Kant e ai concetti chiave che hanno orientato la sua attività di professore di geografia. Infine, nella terza parte mi concentro su di un caso particolare di spazializzazione dei pensieri: la topica, un dispositivo per l’ordinamento della conoscenza, che gioca un ruolo decisivo per la comprensione delle tavole kantiane (la Tavola dei giudizi e la Tavola delle categorie) e per il significato attribuito loro in riferimento al concetto di sistema. Partendo dall’origine mnemotecnica dei loci topici e dal loro legame con la nascita delle prime mapping skills, ho seguito le sopravvivenze della topica nella logica degli umanisti, cercando di determinare in che modo essa abbia assunto in Kant lo specifico ruolo di strumento euristico per la scoperta e di dispositivo architettonico per l’organizzazione sistematica della filosofiFile | Dimensione | Formato | |
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Tesi dottorato Morawski
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/98203
URN:NBN:IT:UNIROMA1-98203