La ricerca si inserisce nel filone di studi storico-architettonici e, in particolare, nell'ambito di quelli che volgono l'attenzione alle processualità critiche del restauro architettonico considerato all'interno del profilo teorico e nei relativi risvolti operativi. Questo studio dottorale si pone l'obiettivo di far emergere il contributo dato da Giuseppe Zander oltre che alla storia dell'architettura, anche al restauro e alla progettazione architettonica, rivolta prevalentemente alla nuova edilizia sacra, nel delicato periodo della seconda metà del Novecento italiano. Una buona parte del materiale documentario emerso è risultato inedito e denso di utili spunti di riflessione. Lo studio analitico delle sue opere, ha costituito l'occasione per riflettere sull'attività del restauro, indagando le diverse matrici teoriche di riferimento. Il tema della ricerca, la figura e l'opera di Giuseppe Zander, è stato inserito nei diversi momenti storici. Così sono state indagate le soluzioni proposte dall'autore negli interventi esaminati. Dopo un primo capitolo nel quale si presenta una sintesi biografica, la dissertazione avvia un percorso cronologico delineando il profilo storico-culturale che caratterizza l'Italia negli anni tra le due guerre in riferimento alla storia e al restauro dell'architettura (cap.2). Nel terzo capitolo si presenta l'attività di studioso e di architetto nel periodo compreso tra la seconda metà degli anni Quaranta e l'intero decennio degli anni Cinquanta del Novecento. In questa sezione si presentano interventi distinti di restauro, di ricostruzione post-bellica, di consolidamento, completamenti e inserzioni del nuovo. Il quarto capitolo si riferisce a quel carattere internazionale che distingue l'architetto sin da giovane, spesso al fianco di De Angelis d'Ossat in numerosi congressi internazionali. Emerge il contributo presentato al Congresso Internazionale di Venezia del 1964 Al di là del restauro architettonico, constatazioni e proposte: in questa riflessione lo studioso apre nuovi orizzonti alla storia e al restauro ancora oggi considerati illuminanti. All'interno del quinto capitolo si esplicitano alcune delle esperienze all'estero, in particolare con l’Is.M.E.O. e i restauri in Iran. Il sesto capitolo presenta l'attività di studio e di restauro dalla Carta del Restauro del 1972 sino al 1990. L'articolazione riflette l'importanza di evidenziare la dottrina e l'operatività anche in riferimento alle enunciazioni del Concilio Vaticano II attraverso quel dialogo armonico tra l'inserzione di arte contemporanea e l'architettura preesistente. Si rammenta che dal 1980 Zander è alla direzione dell’Ufficio della Fabbrica di San Pietro. In questa realtà egli riesce a esplicitare la sua attività nelle condizioni migliori per la conservazione, il restauro e l'uso compatibile. Infine la dissertazione si conclude con un capitolo relativo alla progettazione di nuove architetture, in particolare religiose. Infatti sin dagli anni Cinquanta e sino al 1973 egli realizza, in diverse località italiane, più di trenta chiese e complessi parrocchiali dimostrandosi sempre attento al proficuo dialogo con tanti scultori, pittori artisti e specialisti dell'arte del vetro.
Giuseppe Zander. Dottrina e operatività nello studio e nel restauro
FRIGIERI, CHIARA
2018
Abstract
La ricerca si inserisce nel filone di studi storico-architettonici e, in particolare, nell'ambito di quelli che volgono l'attenzione alle processualità critiche del restauro architettonico considerato all'interno del profilo teorico e nei relativi risvolti operativi. Questo studio dottorale si pone l'obiettivo di far emergere il contributo dato da Giuseppe Zander oltre che alla storia dell'architettura, anche al restauro e alla progettazione architettonica, rivolta prevalentemente alla nuova edilizia sacra, nel delicato periodo della seconda metà del Novecento italiano. Una buona parte del materiale documentario emerso è risultato inedito e denso di utili spunti di riflessione. Lo studio analitico delle sue opere, ha costituito l'occasione per riflettere sull'attività del restauro, indagando le diverse matrici teoriche di riferimento. Il tema della ricerca, la figura e l'opera di Giuseppe Zander, è stato inserito nei diversi momenti storici. Così sono state indagate le soluzioni proposte dall'autore negli interventi esaminati. Dopo un primo capitolo nel quale si presenta una sintesi biografica, la dissertazione avvia un percorso cronologico delineando il profilo storico-culturale che caratterizza l'Italia negli anni tra le due guerre in riferimento alla storia e al restauro dell'architettura (cap.2). Nel terzo capitolo si presenta l'attività di studioso e di architetto nel periodo compreso tra la seconda metà degli anni Quaranta e l'intero decennio degli anni Cinquanta del Novecento. In questa sezione si presentano interventi distinti di restauro, di ricostruzione post-bellica, di consolidamento, completamenti e inserzioni del nuovo. Il quarto capitolo si riferisce a quel carattere internazionale che distingue l'architetto sin da giovane, spesso al fianco di De Angelis d'Ossat in numerosi congressi internazionali. Emerge il contributo presentato al Congresso Internazionale di Venezia del 1964 Al di là del restauro architettonico, constatazioni e proposte: in questa riflessione lo studioso apre nuovi orizzonti alla storia e al restauro ancora oggi considerati illuminanti. All'interno del quinto capitolo si esplicitano alcune delle esperienze all'estero, in particolare con l’Is.M.E.O. e i restauri in Iran. Il sesto capitolo presenta l'attività di studio e di restauro dalla Carta del Restauro del 1972 sino al 1990. L'articolazione riflette l'importanza di evidenziare la dottrina e l'operatività anche in riferimento alle enunciazioni del Concilio Vaticano II attraverso quel dialogo armonico tra l'inserzione di arte contemporanea e l'architettura preesistente. Si rammenta che dal 1980 Zander è alla direzione dell’Ufficio della Fabbrica di San Pietro. In questa realtà egli riesce a esplicitare la sua attività nelle condizioni migliori per la conservazione, il restauro e l'uso compatibile. Infine la dissertazione si conclude con un capitolo relativo alla progettazione di nuove architetture, in particolare religiose. Infatti sin dagli anni Cinquanta e sino al 1973 egli realizza, in diverse località italiane, più di trenta chiese e complessi parrocchiali dimostrandosi sempre attento al proficuo dialogo con tanti scultori, pittori artisti e specialisti dell'arte del vetro.File | Dimensione | Formato | |
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https://hdl.handle.net/20.500.14242/99211
URN:NBN:IT:UNIROMA1-99211