Oggetto del presente lavoro è uno studio sulla rappresentazione della malattia mentale e dell’internamento nella produzione letteraria di Amelia Rosselli e Alda Merini, tra le maggiori poetesse del Novecento entrambe segnate dalla drammatica esperienza del disturbo mentale. Il confronto con la malattia psichica e i conseguenti ricoveri sono aspetti influenti ma poco indagati nelle opere delle due autrici che presentano esiti letterari molto differenti: per Merini l’esperienza dell’internamento, subìta con ricovero coatto, e gli anni trascorsi presso il manicomio Paolo Pini di Milano diverranno materia per uno dei temi fondanti della sua intera produzione letteraria, mentre Rosselli affronterà nelle sue opere la tematica della malattia mentale in maniera sempre schermata, poco esplicita e attraverso elementi letterari di particolare originalità. Ai fini di una corretta contestualizzazione della ricerca è stata effettuata una ricostruzione storica, legislativa e sociale della gestione della malattia mentale in Italia dagli albori del Novecento fino al periodo successivo alla legge 180 del 1970, conosciuta come “legge Basaglia”. Ne è emerso un quadro in cui il Novecento si presenta come un secolo peculiare nella seconda parte per le innovazioni in ambito psichiatrico, ma dominato soprattutto dall’istituzione manicomiale che conserverà le sue caratteristiche originarie pressoché invariate fino alla rivoluzione basagliana. Nell’ambito della prima parte della tesi è stato conferito particolare rilievo alle condizioni dell’internamento femminile, che presenta caratteristiche peculiari legate al genere. La seconda e la terza parte sono dedicate all’individuazione e all’analisi della tematica oggetto della ricerca nella produzione letteraria delle poetesse Amelia Rosselli e Alda Merini. Trattare la rappresentazione della malattia mentale e dell’internamento nell’opera di due autrici entrambe nate all’inizio degli anni Trenta del Novecento, significa compiere un lungo percorso attraverso la loro vicenda biografica, ma anche nell’evoluzione della psichiatria italiana ed europea. In vissuti come quelli di Rosselli e Merini il tema della malattia mentale, rinvenibile nella produzione letteraria, dialoga necessariamente con la biografia che a sua volta non può prescindere dal contesto storico e culturale in cui l’autore è immerso. La ricerca è stata volta non solo all’analisi delle opere edite delle due autrici, ma anche all'individuazione e allo studio di eventuali testi ancora inediti sul tema, e di elementi utili a gettare nuova luce sull'interpretazione delle loro opere. A tale proposito sono state effettuate ricerche in diversi archivi e biblioteche, in particolare presso il Centro Manoscritti dell'Università di Pavia, in cui si conservano fondi documentari relativi a entrambe le poetesse, presso l’Archivio dell’Ex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma e presso il Fondo Amelia Rosselli del Polo bibliotecario Umanistico sociale dell’Università della Tuscia di Viterbo che custodisce i numerosi volumi postillati appartenuti alla poetessa. Un ulteriore volume postillato da Rosselli è stato scoperto presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Nella ricerca degli elementi relativi alla rappresentazione dell’internamento e del disagio mentale nell’opera delle due autrici si è resa sempre più evidente l’inscindibilità dell’elemento biografico rispetto alla produzione letteraria. Si è ricostruita, dunque, la cronologia delle biografie delle poetesse ponendo l’attenzione sulla storia della loro malattia, dei ricoveri, dei medici che le ebbero in cura, delle strutture in cui furono assistite: un’attenzione particolare al dettaglio, in questo caso, contribuisce a gettare nuova luce sull’interpretazione delle opere. Dopo un’attenta analisi della produzione letterarie delle due autrici, si è individuato, dunque, un corpus di opere che riportano chiare tracce dei temi indagati. Si è così notato che pur trattandosi di autrici prevalentemente rivolte alla produzione in versi, il tema della malattia mentale e le memorie dei luoghi di cura, risultano più vividi ed espliciti nelle produzioni in prosa; pertanto si sono selezionate, per ognuna delle due autrici, tre opere in prosa e una raccolta poetica risultate maggiormente significative ai fini della ricerca. In merito all’opera di Rosselli si è partiti dalla prosa in lingua francese Sanatorio 1954, scritta prevalentemente durante il lungo periodo di ricovero presso la celebre clinica svizzera Bellevue. Si è ricostruita la storia del dattiloscritto e la vicenda editoriale dell’opera, ponendo anche l’accento sull’autobiografismo schermato dall’autrice rinvenibile nel testo. Si è ritenuto utile ai fini di una più accurata analisi procedere alla traduzione, per la prima volta, dal francese all’italiano dell’intera prosa, facendola seguire poi dall’individuazione e dall’analisi dei temi pregnanti e delle intertestualità. La seconda opera di Amelia Rosselli selezionata è Diario Ottuso (1954-1969). In questo caso oltre all’analisi delle tre brevi prose che costituiscono l’opera, si è posta particolare attenzione al componimento Diario Ottuso che dà il titolo al volume, in cui emerge l’ombra della malattia e della clinica. Degna di notevole interesse è, infine, Storia di una malattia: drammatica cronaca dei disturbi che la poetessa attribuiva alle persecuzioni della CIA ai suoi danni. Dalla produzione poetica di Amelia Rosselli è stata individuata come emblematica, in merito al tema della malattia mentale, la raccolta Serie Ospedaliera (1963-1965) : silloge singolare, articolata, dalla lunga gestazione, composta in una lingua poetica complessa che porta segni evidenti di una lotta interiore. Ne sono stati analizzati i temi ricorrenti, tra i quali il delirio, i sonniferi, l’elettroshock. La sezione del lavoro dedicata ad Amelia Rosselli si completa con una serie di lettere in lingua inglese inviate dalla poetessa al fratello John durante il suo lungo periodo di ricovero presso la clinica svizzera Bellevue. Tali lettere, finora inedite, sono state ritrovate durante le ricerche effettuate presso il Fondo Amelia Rosselli conservato presso il Centro manoscritti dell’Università di Pavia e offrono un osservatorio privilegiato che ha concesso di ricostruire un periodo fino a oggi inesplorato della biografia della poetessa. Il percorso dedicato ad Alda Merini parte anch’esso da una ricostruzione della biografia dell’autrice, già giovane poetessa riconosciuta e apprezzata dalla critica quando sperimenta un primo breve ricovero in una clinica privata milanese per la cura delle malattie mentali. Dopo diversi anni sereni Merini conoscerà lunghi periodi di internamento presso l’ospedale psichiatrico Paolo Pini. Sarà grazie all’aiuto della filologa Maria Corti e dell’editore Vanni Scheiwiller che riuscirà a tornare sulla scena editoriale con opere che trattano senza filtri l’esperienza manicomiale, prima fra tutte la raccolta La Terra Santa pubblicata nel 1984. Specularmente a quanto attuato con la produzione rosselliana, anche dall’intera e oltremodo numerosa produzione meriniana sono state selezionate e analizzare tre opere in prosa e una raccolta di poesie in cui la rappresentazione dell’internamento e della malattia mentale risultano più evidenti: L’altra verità. Diario di una diversa, prosa autobiografica scritta dalla poetessa alcuni anni dopo il congedo definitivo dall’ospedale psichiatrico, Delirio amoroso in cui l’autrice esprime la consapevolezza dell’ombra perpetua del manicomio nella vita di quanti l’abbiano conosciuto e Lettere al dottor G. Grande attenzione, in questa ricerca, è stata riservata all’analisi della silloge La Terra Santa. È stato ricostruito il lavoro sulle carte preparatorie dell’opera, grazie ai documenti conservati presso il Centro Manoscritti dell’Università di Pavia, e sono stati analizzati i temi ricorrenti, lo stile e soprattutto l’interessante sistema metaforico dell’opera. Anche per lo studio dei documenti della poetessa milanese si è proceduto a un lungo scavo d’archivio presso il Fondo Alda Merini conservato a Pavia. Sono state così ritrovate diversi testi inediti inerenti al tema del disagio mentale. Il lavoro si chiude con una quarta e ultima parte contente un confronto tra le opere e le intersezioni letterarie individuabili tra le due poetesse; ne sono emersi numerosi punti di contatto biografici e poetici.

Rappresentazione e testimonianza dell’internamento e del disagio mentale nella letteratura italiana del Novecento e del post-Basaglia: i casi di Amelia Rosselli e Alda Merini

SABIA, MARA
2025

Abstract

Oggetto del presente lavoro è uno studio sulla rappresentazione della malattia mentale e dell’internamento nella produzione letteraria di Amelia Rosselli e Alda Merini, tra le maggiori poetesse del Novecento entrambe segnate dalla drammatica esperienza del disturbo mentale. Il confronto con la malattia psichica e i conseguenti ricoveri sono aspetti influenti ma poco indagati nelle opere delle due autrici che presentano esiti letterari molto differenti: per Merini l’esperienza dell’internamento, subìta con ricovero coatto, e gli anni trascorsi presso il manicomio Paolo Pini di Milano diverranno materia per uno dei temi fondanti della sua intera produzione letteraria, mentre Rosselli affronterà nelle sue opere la tematica della malattia mentale in maniera sempre schermata, poco esplicita e attraverso elementi letterari di particolare originalità. Ai fini di una corretta contestualizzazione della ricerca è stata effettuata una ricostruzione storica, legislativa e sociale della gestione della malattia mentale in Italia dagli albori del Novecento fino al periodo successivo alla legge 180 del 1970, conosciuta come “legge Basaglia”. Ne è emerso un quadro in cui il Novecento si presenta come un secolo peculiare nella seconda parte per le innovazioni in ambito psichiatrico, ma dominato soprattutto dall’istituzione manicomiale che conserverà le sue caratteristiche originarie pressoché invariate fino alla rivoluzione basagliana. Nell’ambito della prima parte della tesi è stato conferito particolare rilievo alle condizioni dell’internamento femminile, che presenta caratteristiche peculiari legate al genere. La seconda e la terza parte sono dedicate all’individuazione e all’analisi della tematica oggetto della ricerca nella produzione letteraria delle poetesse Amelia Rosselli e Alda Merini. Trattare la rappresentazione della malattia mentale e dell’internamento nell’opera di due autrici entrambe nate all’inizio degli anni Trenta del Novecento, significa compiere un lungo percorso attraverso la loro vicenda biografica, ma anche nell’evoluzione della psichiatria italiana ed europea. In vissuti come quelli di Rosselli e Merini il tema della malattia mentale, rinvenibile nella produzione letteraria, dialoga necessariamente con la biografia che a sua volta non può prescindere dal contesto storico e culturale in cui l’autore è immerso. La ricerca è stata volta non solo all’analisi delle opere edite delle due autrici, ma anche all'individuazione e allo studio di eventuali testi ancora inediti sul tema, e di elementi utili a gettare nuova luce sull'interpretazione delle loro opere. A tale proposito sono state effettuate ricerche in diversi archivi e biblioteche, in particolare presso il Centro Manoscritti dell'Università di Pavia, in cui si conservano fondi documentari relativi a entrambe le poetesse, presso l’Archivio dell’Ex Ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma e presso il Fondo Amelia Rosselli del Polo bibliotecario Umanistico sociale dell’Università della Tuscia di Viterbo che custodisce i numerosi volumi postillati appartenuti alla poetessa. Un ulteriore volume postillato da Rosselli è stato scoperto presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Nella ricerca degli elementi relativi alla rappresentazione dell’internamento e del disagio mentale nell’opera delle due autrici si è resa sempre più evidente l’inscindibilità dell’elemento biografico rispetto alla produzione letteraria. Si è ricostruita, dunque, la cronologia delle biografie delle poetesse ponendo l’attenzione sulla storia della loro malattia, dei ricoveri, dei medici che le ebbero in cura, delle strutture in cui furono assistite: un’attenzione particolare al dettaglio, in questo caso, contribuisce a gettare nuova luce sull’interpretazione delle opere. Dopo un’attenta analisi della produzione letterarie delle due autrici, si è individuato, dunque, un corpus di opere che riportano chiare tracce dei temi indagati. Si è così notato che pur trattandosi di autrici prevalentemente rivolte alla produzione in versi, il tema della malattia mentale e le memorie dei luoghi di cura, risultano più vividi ed espliciti nelle produzioni in prosa; pertanto si sono selezionate, per ognuna delle due autrici, tre opere in prosa e una raccolta poetica risultate maggiormente significative ai fini della ricerca. In merito all’opera di Rosselli si è partiti dalla prosa in lingua francese Sanatorio 1954, scritta prevalentemente durante il lungo periodo di ricovero presso la celebre clinica svizzera Bellevue. Si è ricostruita la storia del dattiloscritto e la vicenda editoriale dell’opera, ponendo anche l’accento sull’autobiografismo schermato dall’autrice rinvenibile nel testo. Si è ritenuto utile ai fini di una più accurata analisi procedere alla traduzione, per la prima volta, dal francese all’italiano dell’intera prosa, facendola seguire poi dall’individuazione e dall’analisi dei temi pregnanti e delle intertestualità. La seconda opera di Amelia Rosselli selezionata è Diario Ottuso (1954-1969). In questo caso oltre all’analisi delle tre brevi prose che costituiscono l’opera, si è posta particolare attenzione al componimento Diario Ottuso che dà il titolo al volume, in cui emerge l’ombra della malattia e della clinica. Degna di notevole interesse è, infine, Storia di una malattia: drammatica cronaca dei disturbi che la poetessa attribuiva alle persecuzioni della CIA ai suoi danni. Dalla produzione poetica di Amelia Rosselli è stata individuata come emblematica, in merito al tema della malattia mentale, la raccolta Serie Ospedaliera (1963-1965) : silloge singolare, articolata, dalla lunga gestazione, composta in una lingua poetica complessa che porta segni evidenti di una lotta interiore. Ne sono stati analizzati i temi ricorrenti, tra i quali il delirio, i sonniferi, l’elettroshock. La sezione del lavoro dedicata ad Amelia Rosselli si completa con una serie di lettere in lingua inglese inviate dalla poetessa al fratello John durante il suo lungo periodo di ricovero presso la clinica svizzera Bellevue. Tali lettere, finora inedite, sono state ritrovate durante le ricerche effettuate presso il Fondo Amelia Rosselli conservato presso il Centro manoscritti dell’Università di Pavia e offrono un osservatorio privilegiato che ha concesso di ricostruire un periodo fino a oggi inesplorato della biografia della poetessa. Il percorso dedicato ad Alda Merini parte anch’esso da una ricostruzione della biografia dell’autrice, già giovane poetessa riconosciuta e apprezzata dalla critica quando sperimenta un primo breve ricovero in una clinica privata milanese per la cura delle malattie mentali. Dopo diversi anni sereni Merini conoscerà lunghi periodi di internamento presso l’ospedale psichiatrico Paolo Pini. Sarà grazie all’aiuto della filologa Maria Corti e dell’editore Vanni Scheiwiller che riuscirà a tornare sulla scena editoriale con opere che trattano senza filtri l’esperienza manicomiale, prima fra tutte la raccolta La Terra Santa pubblicata nel 1984. Specularmente a quanto attuato con la produzione rosselliana, anche dall’intera e oltremodo numerosa produzione meriniana sono state selezionate e analizzare tre opere in prosa e una raccolta di poesie in cui la rappresentazione dell’internamento e della malattia mentale risultano più evidenti: L’altra verità. Diario di una diversa, prosa autobiografica scritta dalla poetessa alcuni anni dopo il congedo definitivo dall’ospedale psichiatrico, Delirio amoroso in cui l’autrice esprime la consapevolezza dell’ombra perpetua del manicomio nella vita di quanti l’abbiano conosciuto e Lettere al dottor G. Grande attenzione, in questa ricerca, è stata riservata all’analisi della silloge La Terra Santa. È stato ricostruito il lavoro sulle carte preparatorie dell’opera, grazie ai documenti conservati presso il Centro Manoscritti dell’Università di Pavia, e sono stati analizzati i temi ricorrenti, lo stile e soprattutto l’interessante sistema metaforico dell’opera. Anche per lo studio dei documenti della poetessa milanese si è proceduto a un lungo scavo d’archivio presso il Fondo Alda Merini conservato a Pavia. Sono state così ritrovate diversi testi inediti inerenti al tema del disagio mentale. Il lavoro si chiude con una quarta e ultima parte contente un confronto tra le opere e le intersezioni letterarie individuabili tra le due poetesse; ne sono emersi numerosi punti di contatto biografici e poetici.
11-feb-2025
Italiano
Guglielmi, Marina
BELLO, Cecilia
GENTILI, Sonia
Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
502
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14242/190843
Il codice NBN di questa tesi è URN:NBN:IT:UNIROMA1-190843